scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sotto il gelso - Pagina 4

Volto le spalle al Duomo vestito di rosoni e statue di santi e lo vedo, il mio vecchio amico, il Cantante.

E lui vede me: lo sento ridere, additando la maschera che porto alla vita, scostandosi quella fastidiosa ciocca di capelli che gli cade sul viso, come faceva quando eravamo piccoli. Mi sorride mentre china il capo ed allunga la mano come a cercare la mia in un gesto di eterna amicizia, un gioioso “Bentornata”.

Chiudo gli occhi e lo seguo nel piccolo bar all’angolo della piazza in cui ci rifugiavamo nei giorni di pioggia di tanti anni fa. Parliamo ancora dei nostri progetti, ridiamo dei nostri ricordi e delle nostre avventure, sempre stracolme di figuracce e capitomboli, canticchiamo sottovoce i motivi insulsi della nostra infanzia, seduti al tavolo all’angolo, quello più lontano dalla vetrina e dagli altri commensali, a sorseggiare i nostri the verdi ghiacciati mentre fuori la pioggia cade sempre più fitta.

Dopo minuti che sembrano vite ci zittiamo a metà di una frase contemporaneamente, quasi lo avessimo programmato, e ritorniamo con la mente allo stesso, identico, assillante ricordo, risvegliandoci allo scampanellio della porta d’ingresso del locale.

Risento i gorgoglii prodotti dalla sua gola nel tentativo di iniziare quella conversazione per tanto tempo lasciata in sospeso e poi il suono secco dei suoi denti che si serrano sulla lingua, per trattenere parole piene di veleno. Avverto il suo sguardo posarsi sul mio e farsi più nebuloso, colmo di nebbia vorticante e grigia, le sue dita sfiorare le mie in cerca di un cenno d’assenso che non realizzo, che non ho mai realizzato. Vedo la sua mano ritirarsi freneticamente e rovesciare la tazza ormai vuota, costringendola a infrangersi a terra.

Lo saluto mentre si chiude la porta del bar alle spalle, mentre per l’ennesima volta devo ripagare la tazza e le consumazioni al barista perché il mio amico si è dimenticato il portafoglio.

Ritorno con la mente al presente quando una signora mi spintona per poter passare in mezzo alla calca. Controllo che il borsellino sia ancora al suo posto nel marsupio e poi sposto lo sguardo verso il mio vecchio amico: mi sarebbe davvero piaciuto essere vista da lui in mezzo a questa folla sudata e sussultante, sentire la sua risata nell’additare la mia maschera mentre si scosta con gesti calcolati quella ciocca. So già che il suo benvenuto mi colpirebbe dritta al petto con un pugno ben assestato ed io ormai non ho più sangue da versare.

Quando estraggo con gesti lenti la pistola dalla fondina, la punto sul bersaglio e premo il grilletto, sento il famigliare tintinnio di una tazza che si infrange sul pavimento. Il Cantante si accascia con lo sguardo sorpreso di chi non si aspetta di sentire la vita scivolare così presto dalle mani, cade sul cemento freddo come una foglia nella danza autunnale. La sua ultima canzone è un gemito stupito riflesso nei miei occhi, con le stonature di chi cantante non lo è mai veramente stato.

Mentre mi allontano con passo lento e misurato mi accorgo delle lacrime scivolate sul marciapiede al mio passaggio e subito cancellate dal frenetico correre della folla spaventata.

- Fu suo fratello a capire che la morte di quel ragazzo, che per anni aveva giocato con lei nel cortile, potesse avere qualche nesso con la sua scomparsa. Quando nessuno volle credergli riempì il suo zaino, afferrò il suo sacco a pelo blu, e si lanciò alla sua ricerca. -

Dopo aver ucciso il mio vecchio compagno mi rifugiai presso alcuni amici, vagando di città in città, dove le tracce che l'Attore si lasciava alle spalle mi portavano. Doveva aver capito le mie intenzioni perché, dal giorno della morte del Cantante, non era rimasto più di due giorni nello stesso posto. Fino ad oggi, in questo piccolo campeggio, ultimo luogo in cui so che ha risieduto. Tuttavia ora ho altro a cui pensare perché, dove la polizia ha fallito, è riuscito mio fratello: è la sua la ispida e scura faccia quella che copre la stupenda stellata che stavo osservando, barricata nel mio sacco a pelo. Ed ha un odioso sorriso trionfante dipinto in volto.

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