scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sotto il gelso - Pagina 6

Dopo pochi attimi di lotta selvaggia contro il tessuto lo sfila dal corpo, lanciandolo di malagrazia sopra lo zaino. “Lei sarebbe?” chiede poi, donando finalmente l’uomo della giusta attenzione. “…uno che non conosci.” Attimi di silenzio, poi il giovane, imbarazzato, si alza, raccoglie lo zaino, e se lo butta in spalla. Guarda con sguardo stralunato l’uomo prima di voltargli le spalle e proseguire verso l’uscita del campeggio, non badando ai bambini che, trascinati a forza dalle madri verso la piscina, continuano a parlare di un certo uomo nero indicando nella sua direzione.
L’altro uomo, invece, quello con i capelli ricci, rimane immobile a fissare la schiena scura che si allontana. “Tu non mi conosci, certo. Ma quegli occhi li riconoscerei fra mille e credo proprio che mi porteranno diritto da quella sciocca della Lettrice, ragazzino.”

Premo il grilletto tentando di mirare il robusto corpo in movimento del mio vecchio collega, nel caos riesco appena a vedere che il proiettile lo colpisce troppo a destra per ferire il cuore. Il suo proiettile invece non lo vedo, ma sento gli schizzi di sangue sulle mani, mentre mio fratello si piega sulle ginocchia e crolla a terra. Quell' idiota si è trovato, come suo solito, al posto sbagliato nel momento sbagliato, frapponendosi fra me ed il bersaglio, prendendosi in pieno il colpo che doveva centrarmi...

Con sguardo orripilato lo guardo gemere sul terriccio brullo. Le sirene della polizia si avvicinano in fretta, sicuramente la ronda che gira per questo quartieraccio è stata allertata dagli spari, e con fatica sollevo gli occhi già lucidi dal pianto e dalla paura sull'Attore. Anche lui poggia le ginocchia a terra, ma la sua pistola è ancora puntata verso di me. Non un sorriso, non un ricordo. Che ne è stato del passato non saprei neanche dirlo. L’attore, la cui carriera è bruciata ancora prima di iniziare, sorride, in un modo che ormai non posso più conoscere, che non mi appartiene più.

“Tre persone possono mantenere un segreto, se due di loro sono morte. Ricordi?”

Poi, lo sparo.

E nella bocca stringevi parole, troppo gelate per sciogliersi al sole… chissà come mai quella canzone mi è tornata in mente in questo momento. Probabilmente, avendo a disposizione una seconda possibilità, avrei un solo rammarico, nella mia vita: cinque minuti fa avrei voluto mirare più a sinistra, centrando dritto nel cuore quel pivello.
Ma non mi rimane nemmeno il tempo per sorridere o per fare grandi discorsi, come in tutti quei film alla televisione. Non posso fare una ramanzina strappalacrime al mio fratellino, perché mettendosi in mezzo ha rischiato la vita. Non posso far finta di dimenticare, in punto di morte, tutti i torti subiti o scusarmi per tutti i casini combinati. Nemmeno scrivere una lettera di addio a mia madre.
Come tutto è stato, nella mia vita, assolutamente mediocre, anche la mia scomparsa verrà presto dimenticata.

Vedo rosso…appannato…buio…
infine il nulla
Morire, alla fine, non è poi questo granché.

Il ritmico suono dei macchinari scandisce i respiri del giovanotto seduto scompostamente sulla sedia, accanto al letto candido. La luce è poca, la sera è vicina, e l’inverno ruba volentieri i timidi raggi del sole che si ostinano a riscaldare la terra. Stringe la mano di una ragazza, come nei finali dei migliori film, e quando è sveglio le parla, così come dicono i medici. Lo dicono sempre anche in quel telefilm alla tv, che parlare ad una persona in coma è la terapia più indicata. Gli hanno detto che potrebbe svegliarsi domani, fra un mese, fra un anno. Intanto la polizia aspetta, due uomini in borghese fanno la ronda in corridoio. Un medico entra, controlla i suoi parametri e scuote la testa. È tutto normale, come al solito. È sana, ma non si sveglia. È in coma. Poi esce, accarezzando con lo sguardo il ragazzino che si ostina ad amare quella sorella per cui ha rischiato la vita, rimediando una brutta ferita al braccio. Quella sorella che è una criminale, un’assassina.
Uscendo saluta i due poliziotti con un cenno.

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