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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Ai piedi della cascata - parte 2

di Lorenzo Perego

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Erano grossi e possenti, con armature lucenti, metalliche, che mandavano un riflesso azzurro alla luce del sole; in testa portavano elmi decorati con figure di animali; cavalcavano due bianchi destrieri dal portamento fiero, che sembravano non sentire la stanchezza del viaggio appena affrontato.
Il villaggio era tutto in subbuglio: i bambini correvano incontro ai nuovi arrivati, gli adulti si diedero subito da fare per preparare un’accoglienza calorosa, e meno male che era quasi ora di cena, così non fu difficile aggiungere due posti d’onore a fianco del capo-villaggio.
Oloap, seguito dalla moglie e da alcuni uomini, si fece incontro ai visitatori per dar loro il benvenuto: “Salute a voi, nobili signori! Ben arrivati nella nostra valle. Sarete di certo molto stanchi: lasciate i cavalli nelle nostre stalle e sedetevi a cena con noi. Io sono Oloap, il capo-villaggio.”
Gli rispose quello che aveva sull’elmo un’enorme aquila, talmente ben fatta da sembrare vera e impagliata: “Siamo lord Eamon e sir Galedh, onorati di conoscervi. Credo proprio che un buon pasto caldo ci farà solo bene! Molte grazie!”
Lasciarono i cavalli a due uomini e si sedettero a tavola.
Ylor intanto guardava la scena da lontano, fissando particolari che gli altri sembravano non avere nemmeno notato: le lunghe spade da battaglia che i due ospiti si portavano alle cinture, e un immenso stendardo con un sole nascente ricamato da mani molto esperte, che era rimasto a svolazzare sul suo bastone, attaccato alla sella di uno dei cavalli.
La cena si svolse in un clima di allegria e di festa: era davvero molto raro avere degli ospiti nella valle. I due cavalieri sembravano divertirsi, mangiavano, ridevano e scherzavano, e lodarono Oloap per la grande laboriosità degli abitanti, poiché avevano già adocchiato il nuovo ponte che era stato costruito.
Ylor continuava a fissarli, incuriosito e pensieroso. Anele si accorse immediatamente che qualcosa lo turbava: “Cosa c’è, amore mio? Che pensieri ti passano per la testa?”
Ylor le sorrise e la rassicurò: “Oh nulla!” disse “Mi piacerebbe solo sapere come mai sono arrivati nella valle…”
“Sei troppo sospettoso, amore. Anche io ho notato le loro armi, ma pensi che vogliano farci guerra?! Non abbiamo mai dato fastidio a nessuno, viviamo praticamente fuori dal loro mondo.”
“Vediamo cosa hanno da dire” rispose Ylor.
Proprio in quel momento, Oloap si alzò, richiamando l’attenzione di tutti: “Amici, un momento di silenzio, per favore. Ora i nostri ospiti ci spiegheranno i motivi che li hanno portati fin qui da noi.”
Il secondo cavaliere, che aveva sull’elmo la testa di un leone, si alzò e iniziò a declamare: “Siamo cavalieri dell’esercito di sua maestà Yuklad, sovrano delle terre del Regno Celeste. Siamo qui per rivendicare l’appartenenza di questa valle e di tutti i suoi abitanti alla corona regale. Da oggi sarete protetti dalla clemenza e dalla benevolenza di sua maestà: rallegratevi, poiché questo è un gran giorno per voi!”
Appena ebbe finito di parlare, Oloap sbiancò, Ylor sgranò gli occhi, dai tavoli si alzarono voci di protesta e mormorii di dissenso. Il capo-villaggio si riprese e cercò di ristabilire la calma: “Amici, amici, per favore. Sono sicuro che questa situazione potrà essere risolta, senza nessun bisogno di alzare la voce o agitare i pugni.”
I due cavalieri sembravano stupiti della reazione che avevano avuto tutti gli abitanti.
Oloap convocò subito un consiglio per parlamentare con i due militari: chiamò uno ad uno gli anziani del villaggio, uomini e donne, saggi che avevano visto passare molti anni davanti ai loro occhi. Anele intanto si avvicinò piano al padre, e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Oloap rimase un attimo perplesso, poi disse: ” Vieni anche tu, Ylor! Anche se sei giovane, la tua grande conoscenza ci sarà d’aiuto in questa difficile situazione.”
Ylor si alzò incredulo: era forse l’onore più grande, essere ammesso nel consiglio degli anziani, visto poi che lui aveva solo vent’anni. Quando incrociò lo sguardo di Anele, però, comprese tutto e la ringraziò con un battito di ciglia: la sua amata avrebbe capito. Affrontò le occhiate invidiose degli altri ragazzi, e anche di molti adulti, mentre si avviava verso la Casa degli Anziani, il luogo dove si tenevano le assemblee del villaggio.
Quando il consiglio fu riunito, e tutti ebbero preso posto, il primo a prendere la parola fu lord Eamon, sempre più incredulo: “Io non capisco! Perché protestate? Non sapete quali immensi vantaggi vi può offrire la protezione del re?”
Gli rispose Sanjah, un’anziana sarta che era stata capo-villaggio anni prima: “Siete voi a non capire! Noi abbiamo sempre vissuto liberi da tutto e da tutti, in armonia tra noi. Ora voi volete farci parte di un regno di cui non sappiamo nulla!”
Fu Gant, un pescatore, a proseguire: “Di quali vantaggi ci parlate? Pagare le tasse? E con quali soldi? Onorare i vostri dei? Ingrossare le fila del vostro esercito?”
Si alzò sir Galedh: “Un momento! State dicendo che voi non onorate Shiman, l’unico vero dio? E che non utilizzate il danaro? Ma che razza di primitivi…”
Fu interrotto da Ylor, che non riuscì più a trattenersi: “Ehi soldatino, cerca di moderare le parole! I nostri soli dei sono la Natura che ci sfama e gli antenati che ci hanno insegnato a vivere. Non abbiamo bisogno di monete né di oro, né di nessun’altra porcheria che voi utilizzate per sentirvi superiori l’uno all’altro! Questa valle è sempre stata libera e aperta per chiunque avesse buone intenzioni, ma non credo che sia il vostro caso.”
“Come ti permetti, moccioso?” Galedh mise mano all’elsa della spada, ma Eamon lo trattenne e prese la parola: “Volete dire che voi non sapete nulla di ciò che succede al di fuori di questa valle, oltre le montagne?”
Oloap disse: “No, non lo sappiamo, e non ci interessa saperlo. Per noi il mondo è la nostra verde vallata e il nostro azzurro fiume.”
“Quindi non avete idea” riprese Eamon “del fatto che oltre l’immensa foresta sull’altra riva del fiume, nelle Terre Rosse, l’imperatore Fjodor stia radunando un esercito per partire alla conquista del nostro regno?”
“Del vostro regno!” rispose Oloap “E comunque perché dovrebbe interessarci? Nessuno, neanche con un intero esercito, si azzarderebbe ad attraversare la foresta: gli animali feroci e gli spiriti dei morti non perdonano gli intrusi; e dall’altra parte della valle, sono le montagne a proteggerci. Non abbiamo nulla da temere: combattete la vostra guerra lontano da noi, sul vostro territorio.”
“Stolti! Pazzi!” urlò Galedh.
Eamon, più diplomatico, riprese: “Voi non avete idea! Fjodor ha costruito armi molto potenti, può radere al suolo l’intera foresta con fiamme alte come castelli!”
“Gli spiriti non glielo permetteranno!” disse Oloap “Essi ci proteggono, non gli lasceranno compiere un tale scempio.”
“Purtroppo le vostre credenze non serviranno a fermarlo. Fjodor è un sanguinario, non si fermerà davanti alle tombe dei vostri cari solo per portare rispetto.”
Ylor prese la parola: “Ma perché l’esercito delle Terre Rosse dovrebbe passare proprio per la nostra valle? C’è anche il fiume di mezzo, è molto difficoltoso attraversarlo. È molto più semplice passare per le montagne, anche se il terreno è impervio.”
“Giovane, le Terre Rosse sono un deserto. Il più grande deserto del mondo conosciuto. Fjodor vuole impossessarsi del fiume e deviarlo per irrigare le sue dune. O peggio ancora, potrebbe decidere di conquistare la vostra valle per rimanerci: sareste tutti fatti schiavi. Pensateci bene. Inoltre, ora che avete costruito il ponte, Fjodor potrà usarlo per invadere più facilmente il reame.”
La risposta di Eamon lasciò attimi di sgomento e incertezza tra i partecipanti all’assemblea. Avevano sempre vissuto in pace, disinteressandosi del mondo al di fuori della valle; adesso però il pericolo era concreto e la loro terra minacciata.
Oloap si riscosse: “E dunque, quali sono le vostre richieste? Cosa volete da noi?”
“Dovete giurare fedeltà al Celeste Re Yuklad, mettere la vostra terra al servizio del Regno e concedere il passaggio al nostro esercito. Non vogliamo che, una volta conquistata la valle, Fjodor attacchi anche il Regno Celeste” disse Eamon.
“E in cambio, cosa ci offrite?”
“La nostra protezione, è ovvio! Chi vi difenderà dalle armate dell’imperatore, altrimenti? I vostri morti?!” intervenne Galedh.
“Non provare ad offendere i nostri antenati!” tuonò Werry, un vecchio contadino.
Eamon disse: “Se Fjodor distruggerà la foresta, non avrete più nessuna protezione. Gli spiriti dei morti saranno sconvolti dallo scempio fatto sui loro corpi.”
Oloap prese la parola, interrompendo il mormorio che si era diffuso nella stanza: “Io credo che lord Eamon abbia ragione, riguardo agli spiriti degli antenati e alla foresta. Ma allora io chiedo: che intenzioni avete? Volete voi invadere la nostra valle col vostro esercito? E come pensate di fermare i nemici?”
Eamon gli rispose: ”Il nostro esercito dovrà passare per la valle: cercheremo di avere rispetto per la vostra terra. Dovremo attraversare la foresta, per cogliere di sorpresa le armate nemiche, quindi ci serve una garanzia di protezione: non vogliamo essere decimati dalla furia del bosco.”
Galedh fece una smorfia e un grugnito di disprezzo: come poteva Eamon credere a quelle fandonie sui fantasmi dei contadini morti?
“Sua maestà re Yuklad non ha sete di conquiste, ma vuole solo difendere il suo popolo. Non vi imporrà tasse o altre forme di controllo: saprà ricompensarvi a dovere” concluse Eamon.
Infine Oloap: “Abbiamo ascoltato. Ora dovremo ritirarci per decidere.”
Immediatamente il consiglio si sciolse: Eamon e Galedh rimasero da soli nella stanza, mentre il capo-villaggio, seguito dagli anziani e da Ylor, uscì, lanciò uno sguardo alla folla di abitanti frementi in attesa fuori dalla Casa, e si diresse verso il bosco, percorrendo il ponte.

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