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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Frontiere" di Lorenzo Perego

di Lorenzo Perego

Ricordo l'atmosfera nebbiosa e silenziosa della dogana di Fernetti. ricordo Gorizia, e i miei passi in piazza transalpina, dove il muro era già stato abbattuto, ma dove i passanti mi dicevano: "attento, puoi arrivare solo fino all'entrata della stazione, dentro ti chiedono i documenti". sembrava tutto così surreale, vedere di qua l'italia col suo stile, i suoi cartelli, le sue strade; di là la slovenia già diversa, una lingua nuova che parlava della stessa città, Nova Gorica. in alcuni passanti si sentiva la freddezza, l'insofferenza. "apriranno la frontiera, sì. tutti di qui, cani e porci." altri invece stavano lì e guardavano i binari di Nova Gorica, un signore coi capelli ormai ingrigiti fissava la stazione coi suoi occhi grondanti lacrime di storia...e mi diceva di quando giocava vicino ai soldati col mitra carico, sospirava come anelasse a ricongiungersi con quella jugoslavia che è ancora italia, quella slovenia che si riprende la storia, quell'italia con un'altra favella, quella terra che una volta era tutta austria. sospirava come anelasse e non osasse.
la targa al centro della piazza parla di unione, di unire qualcosa che non si separò per sua volontà, ma che dovette subire il volere di altri. non so ieri in quella piazza quante mani si saranno strette, quanti corpi abbracciati a cavallo del confine. parola che si dissolve, confine...parola che quando la varchi, è già passata e andata. tra molti anni forse neanche i dizionari la accoglieranno, come già l'hanno respinta gli abitanti di Europa, terra ben irrigata sotto la tonda luna, dea che ci abbracciava tutti, prima che noi suoi figli costruissimo muri sul suo corpo di donna.
già eri nata, Europa, sotto la violenza del re degli dei. i tuoi figli hanno restituito alla storia la violenza del loro alto padre.
ma oggi forse noi germogli di nuova prole, siamo finalmente capaci di esser sazi di guerre e lutti, e di ballare la notte sotto la costellazione del padre da cui discendiamo.

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