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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il Passero" di Ruben Mosca

di Ruben Mosca
una favola, una vita da vivere inseguendo, con un battito d'ali, il proprio destino

C’era una volta un passero che aveva paura di volare, perché aveva paura di precipitare e farsi male. Tutti i giorni guardava giù, e non riusciva a lanciarsi. Vedeva altri passeri come lui che si gettavano senza timore, e che riuscivano nel loro intento. Alcuni cadevano, ma erano la minoranza; la maggior parte raggiungeva un altro albero, una nuova meta. Anche se non era molto, erano però riusciti a fare un passo in avanti. Li guardava con ammirazione e si domandava se anche lui un giorno sarebbe riuscito a compiere quel passo, il più difficile a suo parere. Non voleva parlarne con nessuno, nessuno l’avrebbe compreso ed aiutato. Non voleva chiedere nemmeno ai suoi genitori, anche perché da parte loro non c’era nessun incoraggiamento, anzi gli dicevano che non sarebbe mai riuscito a volare neppure da un albero all’altro. Passava le sue giornate a stare male, a soffrire. Che cosa avevano le sue ali? Cosa c’era che non andava bene? Nulla a suo parere. Erano abbastanza grandi e forti per poter affrontare qualsiasi tipo di avventura.
Il tempo passava, e con lui anche le stagioni. Il desiderio di volare e raggiungere i suoi obiettivi era sempre più forte, lo sentiva pulsare dentro di lui, eppure aveva paura di fallire. Si diceva che era bellissimo sognare ad occhi aperti e non voleva che le cose andassero in modo diverso. Si immaginava prati fioriti, animali che non aveva mai visto, odori e colori di cui non aveva mai sospettato l’esistenza, nuove emozioni. Eppure il passero rimaneva lì, a fantasticare e sorridere tra sé e sé. Ovviamente lo faceva solo quando si immaginava di vivere le cose che sognava, quando tornava alla realtà, la tristezza lo attanagliava per ore, a volte per giorni interi.
Un giorno parlò dei suoi sogni ai genitori e a tutte le persone che venivano a trovarlo. Tutti gli ridevano in faccia. Gli dicevano che era anche inutile provarci. In fin dei conti che probabilità ha un passero, che non riesce neppure a passare da un albero all’altro di poter viaggiare il mondo e di realizzare, così, i propri sogni? Nessuna a loro parere. Infatti, a loro parere. Loro lo credevano un fallito, e questo non lo tollerava. Lui sapeva di avere qualcosa in più degli altri, sapeva che ce la poteva fare. Oltretutto quelle parole, dette da persone che della loro vita non avevano poi fatto molto, lo innervosivano. Sentiva giorno dopo giorno nascere qualcosa dentro di lui. Non sapeva se fosse rabbia, determinazione, o voglia di dimostrare che quello che gli altri pensavano di lui, non era vero. Forse erano tutte queste emozioni assieme; forse è stato grazie a questo, che un giorno decise di lanciarsi. Era un giorno piovoso, poco adatto ad un primo lancio, ma lui non ce la faceva più a vivere così, senza obiettivi, senza una meta da raggiungere. Poteva esserci anche un uragano quel giorno, al passero non sarebbe importato nulla. Sbandò all’inizio, ma poi si rimise in viaggio verso l’albero più vicino. Tutti intorno a lui commentavano bisbigliando. Lui sapeva già cosa si stessero dicendo. Questo, però, gli dava una marcia in più, non voleva dargliela vinta. Così, anche se con fatica, raggiunse un altro albero. Non fu facile, ma alla fine imparò. Imparò a capire che quel primo passo, era solo uno dei tanti da compiere, e che non era il più difficile, come lui invece pensava. Era contento di affrontare ogni nuovo ostacolo ai suoi sogni, lo faceva in modo fiero e coraggioso; e i risultati delle sue fatiche non tardarono a manifestarsi. Scoprì presto la bellezza di una città di sera, con tutte le sue luci e i suoi odori. Riuscì a vedere fiori bellissimi e profumatissimi, e, soprattutto, riusciva a volare libero nel cielo. Quando lo faceva non pensava a nulla, si godeva solo il momento, il suo sogno diventato realtà. Si sentiva felice. Dopo tanta fatica, poteva finalmente godersi tutte le emozioni che voleva, che desiderava più di ogni altra cosa al mondo. Sentire le sue ali distendersi e vibrare nell’aria, vedere quei fiori di ciliegio d’inverno, quando tutto è coperto di neve, e quel rosa candido e delicato, che fa sentire vivi. Aveva lottato tanto per quello che desiderava, ne aveva passate tante, ma ora era finalmente felice…felice di vivere il suo sogno.

Il passero

L'allegoria è chiara, il finale un po' meno. Non tutti i passeri ce la fanno. C'è chi cade e si frantuma al suolo. Ma certamente bisogna tentare. Guai a rimanere appesi al proprio albero.

Il Passero è volato

Il passero protagonista di questo racconto per molti versi autobiografico, sta per volare via veramente ed io gli auguro tutta la felicità che finora non è riuscito ad avere. Ce l'ha fatta, perchè ha avuto coraggio ed è un esempio per molte persone. me compresa.

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Speranza

Allora, chiunque egli sia, speriamo che voli alto!

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