Tutti abbiamo avuto modo di vedere alla televisione, comodamente dal divano di casa, le immagini dei bombardamenti in Afganistan e in Iraq.
Questo libro di Gino Strada ci porta dentro la guerra, sotto una pioggia di bombe.
E c’è tutta la tensione del caso. C’è tutta la determinazione a tornare in Afganistan, all’ospedale di Emergency a Kabul, dopo i fatti dell’11 settembre, quando le frontiere sono già chiuse e da quel paese tutti scappano. Tornare in Afganistan ad ogni costo, anche da clandestino se necessario. C’è tutto il senso del dovere, di dedizione alla professione di medico, o forse di rispondere ad un istinto umanitario: curare persone ferite, indipendentemente che si tratti di Afgani o di Arabi, Di Talebani o di Mujaheddin. C’è tutta la sofferenza, il dolore e il sangue di chi ha perso i propri cari. C’è tutta la rabbia per non avere potuto salvare un bimbo, arrivato sul tavolo operatorio dell’ospedale, perché gli mancano dei “pezzi” che una bomba o una mina ha sparso chissà dove. Dietro c’è tutta la politica di governi faccendieri.
Gino Strada, oltre che cavarsela bene col bisturi, dimostra di cavarsela altrettanto bene con la penna.
Questo è un libro che si legge come si legge un libro di avventure, solo che è drammaticamente reale. Vero. E’ scritto in maniera semplice e diretta; diretta alla mente perché fa riflettere su che cosa è una guerra, diretta al cuore perché viene da un cuore pieno di umanità e di umanità c’è bisogno.
Il libro si chiude con la dichiarazione universale dei diritti umani. Articoli che dovrebbero essere impressi in maniera indelebile nella mente di ogni uomo.
di Stefano Chiarato


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