scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Come la pioggia" di Andrea Bonvicini

Tratto dalla Parte Seconda Racconto breve.

Anabasi (pag. 57 - 58)

Il sigillo della bottiglia è strappato, la torsione che ieri gli ho impresso lo ha lacerato nettamente, seppure un lembo lì a sinistra ha seguito di più la rotazione del tappo e resta ora sollevato e quasi pendulo, incrociando le verdi linee ondulate da banconota.

Non ho altro se non frammenti come questi e la mia coscienza ci sguazza dentro indecisa, cullata dall'aspro dell'alcool che sale su dal collo della bottiglia.

Eccessi di ricordo, ormai sono francobolli smarriti.

Ne è passato del tempo, ma in fondo credo sia meno di un mese. Cristo, vale altrettanto che dica "una vita". Follia per le strade all'inizio. Poi sale lo sbandamento e abbandono, tutt'intorno. In me direi piuttosto un ironico scetticismo, il sopracciglio alzato de "l'avevo sempre detto io!".
Devo mollare il caldo di questa stanza. Ci ho abitato anni fa e l'avevo lasciata, come tante altre cose, per ritrovarmici adesso. Anche qui non è diverso, la radio gracchia e la TV blatera. Niente di nuovo. Anche allora qui dentro smanopolavo le stazioni e tutto berciava. Anche allora, la sera la TV non mi diceva nulla e solo mi affaticava dopo una giornata di lavoro, imbastardendo ancora un pò di più il tempo in attesa del sonno.

Ma ora è tutto sospeso, e lordato dalla follia di questi giorni.
E poi ci riguarda tutti, non più me solo.

Le parole sono fuggite lontano e rimane questa frittura mista di suoni inarticolati: c'è ancora forse qualcuno che le pronuncia, le parole (si può ancora dire così?), ma non c'è ormai più nessuno che possa distintamente coglierle. Immagino il volto sudato e disperato di chi in questo momento nella stazione radio ancora si ostina a provarci: parla, grida, sbraita, di sicuro implora o impreca, prova così a spiegare (o chiede che glielo spieghino?) quello che ci ha travolto. Ma non c'è riscontro alcuno alle sue parole. La stessa cosa che sta accadendo nello studio televisivo: qui però le facce stravolte, disarticolate, sono costretto a vederle e mi coglie un conato di vomito. La macchia verdastra e acidula sul tappeto non mi schifa più di quel che vedo, e il muggito che mi esce dalla bocca assieme al pasto non ha più senso di quel che sento. Mi pulisco la bocca alla bell'e meglio con un fazzoletto di carta, sfregando sulla barba aspra di molti giorni e me ne vado. Mentre chiudo la porta, la TV graffia ancora l'aria.

Ho odiato questa città insostenibile...

Per la recensione del libro clicca sul link: http://scrignoletterario.it/node/366

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com