scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il Muretto" Pag. 1

di Alessandro Bastasi
1.
C'è un basso muretto di sassi, lungo la stradina sterrata. Sopra il muro i Dotto ci hanno messo una rete, per difendere la vigna che c'è dall'altra parte. Tra i sassi del muretto si nascondono le lucertole e le chiocciole. Ci crescono anche le piantine che chiamano "occhi della madonna", e qualche bocca di leone selvatico. Il bambinetto, sette anni appena compiuti, fruga con un bastoncino nelle fessure tra i sassi, fino a che riesce a cavar fuori una chiocciola. Se la posa sulla mano aspettando con ansia che metta fuori i "cornini". La chiocciola dapprima esita, poi finalmente si fida ed esce dalla casetta. Comincia a muoversi, lasciando la scia sulla pelle. Lui la guarda ammirato. Dopo un po' la prende e la deposita di nuovo tra i sassi. E' tutto contento, anche perché c'è il sole e la maestra gli ha dato un bel dieci per come ha recitato la poesia.

2.
Il bambino, una sera di settembre, non ce la fa a resistere. Le viti dei Dotto, al di là della rete sul muretto, sono cariche di uva nera, bella, matura, appetitosa. Sale sul muretto, e da qui comincia ad arrampicarsi sulla rete. In cima, quei bastardi dei Dotto ci hanno messo quattro file di reticolato, una sull'altra. Il bambino ce la sta quasi facendo, afferra con la destra la punta superiore di uno dei paletti di ferro che sostengono la rete, fa forza con i piedi, per tirarsi su e buttarsi poi dall'altra parte. All'improvviso le scarpe scivolano, sulle maglie troppo strette, il corpo, senza più sostegno, precipita in basso, trascinandosi dietro le mani, che non ce la fanno a reggere il peso, e nella caduta il polso destro incrocia uno spuntone di reticolato, e vi rimane conficcato. Il bambino urla, appeso per il polso come un bue dal macellaio, cerca di sollevarsi con l'altra mano avvinghiata alla rete, i piedi che scalpitano alla ricerca di una base d'appoggio, ma non riesce, e urla, mentre il reticolato gli sbrega la carne. Dalle case esce fuori la gente, che ha appena finito di mangiare, gli uomini con lo stuzzicadenti in bocca, e la sigaretta in mano, "Chi xe che ssiga come un galo strossà" si domandano tutti, ed esce anche il Dotto, con il fucile caricato a sale, sempre timoroso che gli portino via quelle quattro cose che possiede, si accorge del piccolo, e la prima cosa che dice è: "te sta ben, bruto ladro che no ti ssi altro", e il papà del bambino finalmente riesce a sollevarlo, a liberarlo, a guardare la brutta ferita, "Portèmolo dal dotor!", grida, e la mamma grida anche lei, al Dotto, "Anca spararghe, el voleva, cossa galo paura, che i ghe porta via quatro graspi de ùa, 'sto peociòso de un vècio!"

Al bambino gli danno sei punti di sutura, e un'iniezione contro il tètano, dato che il filo spinato era anche ruggine.
Non ha più rubato uva in vita sua.

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