scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il Muretto" Pag. 5

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Il campo dei Padovan è un luogo proibito, perché i comunisti ci fanno la festa dell'Unità e i comizi. E' un campo incolto, che fa affiorare tra le spighe verdi le fondamenta di cemento di una casa che è stata distrutta durante la guerra, il bambino non sa perché e da chi. La mamma e il papà dicono che è pericoloso, perché di notte è abitato dal diavolo, e il bambino quand'è da solo non ha il coraggio di andarci, ci va solo in compagnia di Gigi, Tino e Giorgetto, a giocare al pallone o ad abbrustolire le pannocchie che rubano nel campo degli Zanatta, tra la chiesa e il cimitero. Una volta al bambino il vecchio Carlo Zanatta, un fascistone della prima ora, gli ha sparato a sale, lo ha colpito un po' alla coscia, e gli ha fatto un male che se lo ricorda ancora, con il sottopelle che gli bruciava per due giorni. Per vendetta, il bambino e Giorgetto sono andati a rubargli tutte le prugne dall'Albero Grande, quel giorno che il vecchio Carlo è andato a Mestre a trovare la figlia sposata. Il vecchio non ha le prove che sia stato il bambino, ma tutte le volte che lo vede gli corre dietro, cercando di prenderlo a calci in culo, e urlandogli contro: "Lazaròn, delinquente, non té combinarà mai gnente de bon ne la vita, ti!" Il bambino non risponde, scappa a più non posso, peggio che avesse visto il diavolo. O meglio, è come se lo avesse visto, "perché - gli ha detto una volta in confessione il prete del cimitero - quando si è compiuta una cattiva azione, il diavolo sta sempre con te, e basta girarsi per vederlo ridere". Tant'è che da quella volta il bambino ha le notti agitate, e sogna che la macchina che è venuta a prendere Bertilla adesso verrà da lui per portarlo all'inferno, e che dalla croce appesa sopra il suo letto parte un fulmine che lo fa morire sul colpo in peccato mortale. Quando racconta il sogno a Giorgetto, questo si fa serio serio, e gli dice: " 'Scolta: anca mi fazevo bruti sogni. Però 'a Maria Longa me ga ciapà da parte, a me ga messo 'e man in testa, 'a ga dito do tre paro'étte, e mi da que'a volta non sogno più robe catìve!" Il bambino però all'idea ha ancora più paura, perché se c'è qualcuno che gli ricorda il diavolo è proprio la Maria Longa, così, tutta nera com'è! Più d'uno, nel borgo, dice che è una strega, che è stata lei a rovinare la mamma di Joe e di Giorgetto, che addirittura ha fatto morire Joe. E anche il fatto che Giorgetto sia un po' ritardato, chissà di chi è la colpa! Fatto sta che il bambino, quando incrocia la Maria Longa, adesso si fa il segno della croce.

E' stato Giorgetto (che ha dodici anni, ma è come se ne avesse sette, fa la terza elementare, come il bambino, perchè ha ripetuto un sacco di volte) a introdurre il bambino ai piaceri del sesso. Intanto gli ha spiegato che le donne in quel posto lì hanno tre buchi, uno per fare la pipì, uno per avere i bambini, e uno per farlo quando però non vuoi avere i bambini. Lui lo sa perché Corinna, la figlia del lattaio, una volta l'ha fatto entrare in casa che non c'era nessuno, poi in camera si è tolta le mutande e gliel'ha fatta vedere, col pelo e tutto. Lui allora le ha fatto vedere il suo pisello tutto indurito, e lei glielo ha toccato. Giorgetto poi gli ha fatto scuola su come andare in gusti da solo, e da quella volta non passa giorno che il bambino non se lo tocchi un po', tanto che suo fratello più grande, che una volta l'ha beccato col pisello in mano, gli ha detto: "Varda che se te va avanti cussì, te finissi in sanatorio!" Lui, sì, ha paura del sanatorio, e anche del diavolo che è lì, dietro di lui, a ridere tutto soddisfatto, ma la goduria che prova andando in gusti ha la meglio su qualunque spauracchio, di questo mondo o di quell'altro.

Povero Giorgetto, sa appena leggere. A scrivere, è un dramma. Intinge il pennino nel calamaio che il vecchio Toni, il bidello della scuola, ha appena riempito dal suo bidoncino con un becco lungo che sembra un annaffiatoio, e giù, una macchia sul quaderno, che lui cerca di asciugare con la carta assorbente, tutto vergognoso, a disagio, poi con la gomma da inchiostro cerca di cancellarla, ma è troppo grossa, troppo spessa, e lui preme troppo forte, e la carta si rompe. Il maestro Crema, un omone grande così con le orecchie a sventola, lo richiama, "Bortoletti!", tuona, "sei sempre il solito! Sei un incapace! Vieni qua, e va' dietro la lavagna". Giorgetto esce, con la testa bassa, tutto rosso in viso, mormorando "Se te trovo da solo, de nòte, te dago 'na corte'ada e te copo." Il maestro non sente, ma il bambino sì. E gli viene un colpo al cuore.

"Davéro, 'o coparésitu?" gli chiede durante la ricreazione.
"Sicuro, bruto bastardo fiòl de na tròia, che'l vada remengo vivo e morto!"

L'anno dopo Giorgetto lascia la scuola, va a lavorare nel negozio della Emma, la fruttivendola. Ci sta due mesi, poi smette. Adesso sta a casa, va in giro, a bighellonare, a cantare canzonacce sconce, a dar fastidio alle ragazze. Il papà del bambino gli ha proibito di frequentarlo più. Un giorno Giorgetto ruba i pochi soldi che i suoi tengono in un cassetto del comò, e prende il treno per Venezia. Ma arriva solo a Mestre, che i carabinieri lo prendono e lo riportano a casa. Suo padre, con la cinghia, lo riduce in fin di vita. Giorgetto va in ospedale, poi dritto dritto al riformatorio. Molto tempo dopo (era il 1973) il bambino, diventato grande, è entrato nel carcere di Santa Bona con la sua compagnia teatrale, per una rappresentazione de "La cantata del fantoccio lusitano" di Peter Weiss. Giorgetto era in prima fila.

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