scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il Muretto" Pag. 7

8.
E' festa grande, quando al sabato il papà torna a casa da Venezia! Il papà porta sempre qualcosa, un aeroplano di latta o una scatola di biscotti, poi porta il pesce, scampi, canestreli, passarini, e a tavola il bambino può persino bere un po' di vino bianco. Sono lontani i tempi del '53 e del '54 in cui d'inverno per scaldarsi bisognava andare a rubare il carbone in ferrovia. Se lo ricorda, il bambino, il fratello più grande che tornava con un sacco sulle spalle, tutto intirizzito, che piangeva dal freddo, e la mamma che gli toglieva le scarpe e gli metteva i piedi dentro il forno tiepido. Adesso è tutto finito, non c'è più bisogno, il carbone lo porta Gorza con il camion, e porta anche la legna, e tutti i bambini del borgo, in quell'occasione, danno una mano per trasferirla nel sottoscala, in cambio di venti lire, il che vuol dire due coni di gelato, uno oggi e uno domani. Il gelato lo porta Ico, il pomeriggio, con il suo triciclo. Vende anche gomme americane (le ciùnghe), bastoni e pescetti di liquirizia, e caramelle assortite. Il bambino ricorda ancora quando (doveva proprio essere piccolo piccolo) la sua mamma gli aveva dato cinque biglietti da una lira per comprarsi una ciùnga, lui non sapeva ancora contare, ma, dopo che Ico ha preso i soldi, si sente dire: "Manca un franco, qua, i xe solo quatro! Gnente da far!" Il bambino ribatte " 'A mama me ga dito che i xe sinque franchi" e Ico "Alora gnanca to mare no 'a xe bona de contar!" e ride. Al bambino monta una tale rabbia che gli viene da piangere, "Me màma sa contar sento volte più de ti" è offeso, poi si volta di scatto e torna di corsa verso casa, "Mamaaaa!" grida. "Te me ga dà quatro franchi invesse de sinque!". "No" risponde la mamma "Ti si ti che te 'i gà persi, te ga perso un franco, baùco che non ti si altro, dove xelo?" Il bambino non sa che dire, è frastornato, lui non ha perso il biglietto da una lira, fatto sta che la mamma gli requisisce anche gli altri e gli dice: "Basta! Pensavo de poderme fidar, invesse ..." Lui è sicuro di non aver perso niente, i biglietti erano piegati tutti insieme, com'era possibile? E, non potendo la mamma avere sbagliato, conclude che Ico gli ha rubato "un franco".

Quel sabato però l'atmosfera è un po' tesa. La mamma e il papà parlottano fittamente tra di loro, ogni tanto la mamma sbotta "Varda che te ga 'na faméja, dàte da far, cossa xé sta storia!" E lui: "Ma no star a romparme i cojoni, so mi, e basta!" La mamma non è convinta, guarda per terra, poi guarda il papà, e scuote la testa. Alla fine va a lavare i piatti, ma si vede che sta pensando, anche se non parla, mentre lui esce in giardino e va a sedersi su una poltrona di vimini a fumarsi una Macedonia Oro. Il bambino è sulla porta, osserva il papà, ed è tutto impensierito anche lui anche se non ne conosce la ragione, mentre Moci, il gatto nero d'àngora, gli si struscia contro perché sta andando in calore per via della primavera ormai sbocciata.

Stranamente, il lunedì successivo il papà non va a Venezia. La mamma si vede che è preoccupata. Il bambino invece è tutto contento, perché così il suo papà sta con lui. Il pomeriggio, dopo i compiti, giocano insieme a monopoli o a "zia grega", un gioco veneziano con le carte. E va avanti così, qualche settimana il papà c'è, qualche altra va via. Ma non è più come prima. Adesso bisogna stare attenti ai soldi, dice la mamma. Il prossimo anno il bambino andrà alle medie. I suoi fratelli più grandi lavorano già.

9.
E' suppergiù in questa primavera che la mamma comincia a stare male. Andrà spesso in ospedale, in seguito. Verrà operata cinque volte. Adesso il papà una scusa per non cercare il lavoro che ha perduto, una scusa per stare a casa ce l'ha: deve accudirla e badare ai figli. Il bambino, ovviamente è contento. Anche se nel suo cuore c'è qualcosa che si agita, ma senza sapere che cosa sia. E gli succede una cosa strana: mentre prima pregava il Signore di non farlo crescere, di farlo rimanere piccolo, adesso non vede l'ora di diventare grande. Diventare grande, e potere starsene da solo. Gli viene da piangere, quando pensa a queste cose, sempre più spesso. E' contento, certo, che il suo papà passi molto tempo in casa. Ma continua a piangere. La sua mamma non capisce perché questo bambino pianga sempre, e neppure lui. Però è così: una malinconia infinita si impadronisce della sua mente, del suo corpo, entrando in profondità nei suoi piccoli muscoli e nelle sue ossa.

Poi arriva lo sfratto, che li costringe tutti e cinque a cambiare casa, definitivamente, ad andare in città. Si allontana sul camion, il bambino, seduto in mezzo ai mobili, su quella strada non ancora asfaltata che fa sballonzolare i cassetti del comò. E' una domenica di autunno, bagnata da una pioggia fastidiosa fine fine. I ragazzi del borgo sono tutti fuori, lo salutano, lui fa ciao con la mano, tentando di sorridere. E immagina questi ragazzi come saranno da grandi, con delle mogli, dei figli. E poi dei nipoti. E poi più nulla. Solo silenzio, solo terra e neve, e il vento, che ne spazzerà via anche l'ultimo ricordo.

10.
Il muretto con la rete adesso non c'è più. Al suo posto una recinzione di ferro battuto. Neppure le vigne del Dotto ci sono più, e neppure i Dotto. I nuovi proprietari hanno spianato tutto, e costruito una villa enorme, con i portici, i caminetti e il forno fuori per fare il pane e la pizza con gli amici. Sono i titolari di una fabbrica di coppi per tetti, l’hanno messa in piedi con gli incentivi alle zone depresse concessi al Veneto dallo Stato tra il '57 e il '64. Tutte le case vicine, rase al suolo, per far posto a delle villette a schiera di due piani, tutte uguali, carine, col giardinetto davanti ben curato. Anche l'abete di casa mia l'hanno abbattuto, hanno fatto un prato all'inglese, ma non ci si può camminare sopra, sennò l'erba si rovina. C'è anche un'antenna parabolica. L'unico che abita ancora lì è Gigi. Era andato in Argentina, ma è tornato senza una lira. Adesso fa il bidello nella nostra vecchia scuola elementare, anche questa tutta rimessa a nuovo. Ha tre figli grandi. Uno l'ho incontrato un giorno su Internet. Si occupa di realtà virtuale in una ditta di Mogliano.

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