scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Andata e ritorno" di Marco Bianchi

di Marco Bianchi

Un'esperienza di vita vissuta, una sensazione che si espande e lascia traccia di sè per la vita...sperando non sia solo solitudine

La paura è la sensazione peggiore, sono steso sul letto completamente sudato con una sensazione di freddo terribile, non è il freddo d’inverno che ti fa venir voglia di mettere il cappello e i guanti, è un freddo primordiale, come se dentro di te una fiamma si spegnesse, come se tutto quello di cui eri sicuro fino a un attimo fa stesse facendo le valige per andarsene per sempre.. La mia anima mi sta abbandonando penso, e grido, si grido con tutto il poco fiato che mi rimane che il mio compito qui non è finito, che ho ancora molto da fare e da dire in mezzo agli uomini e che alla fine non voglio morire, proprio non voglio, devo avere il terrore disegnato in faccia quando il medico del 118 tenta di farmi qualche domanda intanto che un’altra persona che percepisco e basta sta tentando una flebo nelle mie vene collassate, mi dice stai calmo, mi chiama per nome, mi dice di non preoccuparmi che adesso mi rimettono in sesto, lo sento come un angelo, lo percepisco come il mio salvatore e in effetti lo è.. Sono passati nemmeno 20 minuti dall’inizio del freddo, il dolore aumenta e a un certo punto dico al medico: “ guarda che svengo”, me ne vado. Succede così in effetti, mi ritrovo in uno spazio dilatato completamente bianco, sono presente a me stesso e ho la sensazione di girare la testa ma la completa mancanza di punti di riferimento mi disorienta, è come essere sospesi nel niente assoluto, la prima cosa di cui mi rendo conto è che è sparita la paura, sparito il dolore sparito il freddo glaciale, sparito tutto, anche il ricordo, sono quello di un attimo fa ma è sparita la mia casa, la mia vita la mia compagna mio figlio, tutto inghiottito da questa luce che mi dona una pace e una tranquillità che non ho mai nemmeno lontanamente sognato. Non ho il tempo di rendermi conto di altro, uno scossone mi riporta al freddo e al dolore, adesso sono sul pavimento, il medico è forse più spaventato di me, sento le parolacce di quello della flebo di prima che non trova le vene e una terza persona mi sta tagliando con le forbici i vestiti da dosso. Una persona di fronte alla morte è nuda, è vero... Non riesco a mettere a fuoco niente se non il fatto che dopo alcuni farmaci il dolore cala molto, ma sono intontito, passo due giorni in un miscuglio di facce al limite del distinguibile, sono occhi e sorrisi che il mio sguardo velato mette da qualche parte in fondo alla coscienza, in fondo a quell’Anima che per un momento se n’è andata altrove ma che è tornata. Tutti intorno a me fanno qualche cosa, misurano iniettano calcolano toccano oscultano osservano e poi le visite, gli amici che ritornano facce conosciute, una ragazza che conosco e che scopro lavora proprio li, il primo sorriso lo faccio 5 giorni dopo mi raccontano, come le prime parole, escono pianissimo dalla mia bocca credo 5/6 giorni dopo.. Ho ancora una paura verde, sono così stanco da non essere in grado di alzarmi e bere un bicchiere d’acqua e non mi permettono neanche di farlo. La mia vita è finita ed è ripresa il 24 luglio 2004, era una domenica di sole calda e splendida, nemmeno una nuvola, domani è la vigilia del quarto anniversario, non riesco ancora a viverla come una rinascita sebbene mi sia ripreso gran parte della mia vita, mi rendo conto che l’ombra della vecchia signora che è calata su di me ha spento parte della fiamma, quella fiamma che muove il nostro essere vivi e parte di questo mondo, quella fiamma che ti fa vivere il presente e gioire per questo cielo di oggi, per questo sole estivo e per il vento che soffia via l’odore di chiuso. La mia compagna di sempre ha deciso di non vivere più con me, la prossima volta che la paura e il freddo torneranno sarò da solo ad aspettare una fine che a quel punto nessuno eviterà. Oggi è stata una giornata di pensieri neri, una giornata dove a furia di scavare mi si sono disfate le unghie, le braccia mi fanno un male atroce e le mani sono piene di fiacche e di graffi; Ho il fiato corto e sto piangendo perché in fondo al buco ci sono io, solo io, solo come poche volte nella mia vita, solo con questo dolore dentro e questa sconfitta addosso che non riesco a digerire ma solo a camuffare, le mie giornate sono fatte di poche parole, parte scritte sui muri e parte lette nel mio cuore, nella mia testa, poco altro mi accompagna in questa città che a luglio si svuota di tutto, in questa città che col caldo diventa ricordo e il ricordo si trasforma in dolore e il dolore non passa, non passa.

Che dire.....

queste parole mi hanno fatto piangere proprio come quando ho pianto quel maledetto giorno...perchè io c'ero, come ci sono sempre stata per te...nessuno sa cos'ha rappresentato per me, cosa ho provato, come sono stata per giorni, per mesi, per anni...perchè nessuno me l'ha chiesto! Da quel momento, tutto è cambiato, nemmeno tu sei stato piu' lo stesso...ti guardavo, ma non ti riconoscevo! Rotella

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