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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sfiorato da un angelo - Pag.2

“Quelle quattro oche? Sì, ho avuto anch’io l’onore di conoscerle. Non avevano altro da chiedermi a parte se preferivo il rossetto rosso fuoco o rosa pesca. Io il rossetto nemmeno lo uso!” quell’affermazione bastò ad attirare tutta la mia attenzione.
“Non usi il rossetto? Hai dodici anni o cosa?”.
“Non uso il rossetto perché non ne vedo l’utilità e non ho dodici anni”.
“Quanti allora?” quella ragazza, in due righe mi aveva già incuriosito.
“Ne ho sedici, quest’anno diciassette” mi scrisse. Io non le risposi.
“Tu?” poi mi chiese.
“Io ne ho ventiquattro”.
“Sette anni” scrisse, semplicemente.
Ero certo che avrebbe detto qualcosa del tipo “sette anni sono molti, addio” oppure “Sette anni, se sei un bel ragazzo non m’interessa l’età”, invece lei mi stupì.
“Sarebbe divertente parlare un po’ e mettere a confronto i nostri modi di pensare. Mi hanno sempre detto di essere una ragazza più matura della mia età. Chissà se è vero…”.
“Lo scoprirò e ti farò sapere” le risposi.
“Bene. Ti chiami Marco, no?” mi chiese poi.
“Sì. Tu?”.
“Io sono Alessia”.
“Davvero un bel nome” come colei che lo portava?
“Allora, dimmi qualcosa di te”.
“Cosa?”.
“Descriviti” si decise infine a chiedere.
“Sono alto un metro e ottantatré, occhi azzurri, capelli neri e corti. Tu?”.
“Io sono alta un metro e settanta, occhi verdi e capelli castani, lunghi”.
“Bella?” le chiesi sfacciatamente. Dalla descrizione non doveva essere male.
“Carina fuori, bella dentro” mi rispose lei. Aveva la risposta pronta, la ragazza.
“Studi?” le domandai. Era una domanda stupida. A diciassette anni cos’altro avrebbe dovuto fare?
“Sì. Vado al quarto anno del liceo classico. Prima che tu me lo chieda, sì, ho fatto la primina. Tu lavori?”.
“Sì, sono un veterinario”.
“Cavolo, a ventiquattro anni?” mi chiese.
“Sì, mi sono laureato in fretta”.
“Un genio?”.
“Più o meno” solitamente le osservazioni sul mio quoziente intellettivo mi davano fastidio ma, in quel frangente, mentre era tutto un gioco, non ci feci caso.
“Sei fidanzato, sposato, vedovo o divorziato?” .
“Le hai dette tutte tranne quella esatta” le risposi, sorridendo.
“Single?”.
“Esatto. Tu?”.
“Divorziata” scoppiai a ridere. Era davvero molto simpatica.
“Seriamente?” chiesi.
“Seriamente sono single”.
“C’è un motivo ben preciso? Magari sei bruttina?” chissà perché sapevo che non si sarebbe offesa. Sapevo che a lei avrei potuto dire qualsiasi cosa.
“Se credi che una ragazza con due teste, quattro braccia e una gamba sia bruttina, allora lo sono”.
“Dài mai risposte serie?» m’informai. Mi piaceva il suo modo di scherzare. Forse lo faceva per non ammettere che non era bella.
“A volte. In ogni modo non so se sono bruttina. Forse sì, perché a quanto pare non piaccio molto ai ragazzi”.
“Perché dici così?” istintivamente aggrottai le sopracciglia davanti al monitor.
“Mmh…” mi scrisse. Cominciai a sentire puzza di bruciato.
“Mmh, cosa?”.

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