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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Un altro mondo - Pag. 2

Mi rialzo e li raggiungo che mi sto ancora scuotendo il terriccio e le foglie che mi si sono attaccate addosso. Nel bosco si susseguono i profumi con una cadenza quasi regolare: ora di resina, ora di funghi, ora di ciclamini…
Dopo un’ora di cammino il bosco lascia il posto all’alpeggio ed ecco lì, a non più di dieci minuti, il rifugio, la nostra prima tappa. Sul pennone per un attimo ondeggia il Tricolore illuminato dal sole. Il rifugio è aperto e si fa sosta, tanto abbiamo già guadagnato una mezz’ora di tempo sulla tabella di marcia.
All’interno il rifugio è accogliente e c’è un bel tepore; la stufa è accesa. Chiediamo un caffè.
“E qualcosa da mangiare no?” chiede Filo.
Così in attesa che sia pronto il caffè ci mangiamo una fetta di crostata.
“Cercavi la natura selvaggia… Quella mica è natura selvaggia.” Dico a Filo indicandogli la fetta di torta, “Quella è civiltà dei consumi!”
“Ti sbagli!” risponde addentando la fetta “Vedi qui? Mirtilli, fragoline di bosco… questa è natura selvaggia!”
“Mah! Sarà…”
Intanto intravediamo la caffettiera sul fuoco di là in cucina e uno sbuffo di vapore ne annuncia l’arrivo. Una volta rifocillati, Franz chiede al rifugista se nei pressi ci sia una sorgente per riempire la borraccia d’acqua.
“No. Se vuoi c’è il rubinetto in cucina, dammi!Te la riempio io.”
Va a riempire la borraccia e quando torna ci dice, con quel suo accento tipicamente montano: “La sorgente c’era. Era proprio qui dietro, ma si è prosciugata un paio di anni fa. In inverno non nevica e se nevica, nevica poco e d’estate le piogge sono scarse e non sono sufficienti a ripristinare la sorgente.” Poi aggiunge: “E poi dicono che il tempo sta cambiando, che ci sono i cambiamenti climatici. Il tempo è già cambiato, altroché…!”
In un attimo mi scorrono nella mente le immagini ripetutamente viste ultimamente, ai telegiornali della prolungata siccità dell’estate appena trascorsa, del grande fiume, in secca, che attraversa la Val Padana: le barche arenate sulla riva, i piloni dei ponti scoperti fino alle fondamenta…
“E allora dove va a prendere l’acqua?” domanda Franz.
“Ho dovuto fare un collegamento con un tubo e andare a prenderla almeno cinquecento metri più su, ad almeno un chilometro di distanza da qui.” Risponde lui.
“L’acqua è un bene prezioso.” Aggiunge Franz.
“Eh sì! A diversi rifugi sta capitando la stessa cosa. E’ sempre più difficile approvvigionarsi di acqua a queste quote.” dice il rifugista e poi aggiunge: “E pensare che nelle località turistiche, in inverno, non si fanno scrupoli di captarla dai torrenti o dagli invasi per farne neve artificiale. Con tutto quello che consumano, poi, di energia elettrica le pompe e i cannoni sparaneve!” ribatte il rifugista.
“Ah sì! Quelli lì di energia ne consumano un mare!”
“L’uomo deve divertirsi anche quando non si può! Deve sciare anche quando non c’è la neve…”
“E buona parte di quell’energia è prodotta col petrolio…”
“Sì, ma non solo, poi quando quella neve artificiale si scioglierà, non sarà più acqua pura, perché è stata trattata con additivi chimici, che trascinerà poi nei torrenti.”
Poco dopo usciamo dal rifugio un po’ sconsolati da quei discorsi, ma la nostra voglia di natura selvaggia non è diminuita.
Una foto al rifugio e via verso un altro rifugio che raggiungeremo valicando la dorsale a circa 2700 m. di quota. Dopo dieci minuti che ci siamo rimessi in cammino il rifugio alle nostre spalle è già piccolino. Camminiamo su prati verdi, inondati di sole, fa caldo, le cime delle montagne però sono ancora coperte dalle nuvole. Seguiamo i classici segnavia bianco- rossi che ci indicano il percorso. Ogni tanto incrociamo il tubo che porta l’acqua al rifugio che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Camminare sull’erba è bello, sembra di camminare sul velluto; non si sente neanche il rumore dei propri passi. Qui e là ci sono tane di marmotte e ad un tratto eccone il classico fischio di allarme. Ci fermiamo, dirigiamo lo sguardo verso la zona da cui è partito il fischio, ma non riusciamo a individuarla. Poi ancora il fischio: “Eccola là! Su quel sasso!” mi affretto a dire.
“Dove?” chiede Franz.
“Là!” e indico la direzione coll’indice della mano e il braccio teso.

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