scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Un altro mondo - Pag. 4

“Ecco un modo intelligente di produrre energia elettrica.” dice Franz.
“Qui non c’è altra alternativa…”dico io.
“Peccato che questo sistema sia sfruttato così poco.” Replica Filo.
“Già! Io non capisco cosa ci voglia, quando si costruisce una casa nuova, a dotarla già di impianto fotovoltaico. Non è mica fantascienza.”
“E perché non mettere un piccolo pannello all’angolo di ogni strada, per l’illuminazione dei lampioni?” gli replica di nuovo Filo
Anch’io voglio entrare in quel discorso: “Lo sapete che tra qualche anno le normali lampadine ad incandescenza saranno eliminate dal commercio e sostituite da quelle a risparmio energetico?”
“Ma se le normali lampadine consumano troppo perché non eliminarle da subito?” sbotta Franz.
E Filo: “Mah! E poi in una abitazione, quello che incide sul consumo, non è tanto la lampadina quanto gli elettrodomestici.”
Riprende di nuovo Franz, che in questo campo, è proprio il caso di dire, si illumina: “E allo stesso modo, nella società, ciò che determina il consumo, non è l’abitazione privata, ma l’industria.”
Né Filo, né io gli replichiamo e lui riprende: “Lo vengono a dire a noi di risparmiare energia. Ma le industrie? Pensate, per esempio a quella dello sport e al calcio in particolare: le partite si giocano quasi tutte in notturna; ma gli fa così schifo alle squadre a tornare a giocare tutte insieme la domenica pomeriggio sotto la luce del sole? E come se non bastasse vogliono anche riscaldare i terreni di gioco! E per cosa? Per esigenze televisive.”
“E’ vero.” Gli rispondo e poi aggiungo: “Perfino lo sci che è uno sport tipicamente mattutino, ora ha le sue gare in notturna.”
“Roba da matti!” dice Filo mentre si prepara un altro panino.
“E il commercio? Con tutti i centri commerciali che ormai sono aperti quasi regolarmente tutte le domeniche? Quelli non consumano energia? E le insegne dei negozi che rimangono accese tutta notte? Certo che se si vuole rendere la notte uguale al giorno e le feste uguali ai giorni feriali, il fabbisogno di energia aumenta!”
“Dai! Finisci di mangiare!” dice Filo rivolgendosi a Franz.
Ma lui replica di nuovo: “E poi vengono a dire che si devono costruire le centrali nucleari perché è aumentato il fabbisogno elettrico. Ma dobbiamo costruirle per poi buttare l’energia prodotta dalla finestra?”
“E’ vero! Prima impariamo a risparmiare, poi sfruttiamo l’energia solare e poi se proprio sarà necessario passeremo al nucleare.” Gli rispondo io.
“Non serve il nucleare!” ribatte lui seccato.
Intanto il sole ha preso a giocare a nascondino, i panini sono finiti e Filo propone di alzare i tacchi e iniziare a far ritorno.
“Dammi il tempo di fare Qualche foto qui intorno.” Gli rispondo.
Fatte le classiche foto di rito, rimettiamo gli zaini sulle spalle e ritorniamo sui nostri passi.
Ci dispiace dovercene andare; si sta così bene in quell’oasi di pace… e prima di rimetterci in cammino, ci fermiamo un attimo; ci guardiamo in silenzio. Ci guardiamo intorno e memorizziamo nella mente ogni particolare.
Ci siamo solo noi. Che sensazione! Indescrivibile!
Dopo dieci minuti siamo avvolti nuovamente nella nebbia, ma adesso il freddo si sente meno perché arranchiamo in salita. Poi sento una goccia e poi un’altra: “Ehi! Ho sentito delle gocce.”
“Anch’io.” Dice Franz.
“A me non sembrano gocce d’acqua, mi pare quasi neve.” Interviene Filo.
“E’ vero! Oh porca miseria!”
Sono piccole palline di ghiaccio, a metà tra la grandine e la neve. Ma è poca cosa.
“Caspita! Siamo solo a metà settembre!” Dice Filo.
La precipitazione aumenta d’intensità, ora è un misto di pioggia e neve. Ci tocca una nuova sosta forzata per indossare le mantelline. Accidenti quanto mi scoccia camminare con la mantellina: sopra sei bagnato perché piove e sotto sei bagnato perché sudi!
“Se nevica, o anche se piove, voglio proprio vedere come faremo a scendere dal pendio che prima abbiamo fatto in salita!” dico a un tratto ai miei amici.
“Ah sì! Diventerà particolarmente insidioso. Bisognerà porre mille precauzioni” ribatte Franz.
E Filo: “Bisognerebbe aver quattro zampe e l’agilità dei camosci di prima. Avete visto loro, come si muovevano tranquillamente, su quel pendio!”
In prossimità del passo nevica decisamente. Fa freddo. Nessuno parla. Tutto è silenzio, solo il rumore dei nostri passi e quello soffuso della neve. Siamo soli. Noi e forse qualche camoscio sulle rocce più alte. La nebbia chiude l’orizzonte qualche passo più in là del nostro naso, ma la sensazione di immensità che si vive è paragonabile all’infinito universo. Finalmente arriviamo al passo. Dall’altra parte non c’è la nebbia ma piove. Scendendo camminiamo con attenzione per non scivolare.
Quando torniamo a camminare sui morbidi prati dell’alpeggio finalmente smette di piovere e siamo felici di rivedere un raggio di sole.

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