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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

La volpe - Pag.1

Quando la calca ferragostana è passata e la wilderness torna ad essere padrona dei propri territori, allora è il momento di andare in montagna.
E quando la montagna chiama, io e il mio amico Franz rispondiamo volentieri alla chiamata.
Una perturbazione, a cavallo dei mesi di agosto e settembre, ha fatto scendere notevolmente le temperature. Il caldo soffocante ormai è alle spalle e in montagna è caduta la neve.
Ora il tempo è bello, stabile. L’ideale per un’ escursione.
“Dai facciamo la traversata dal rifugio “Baita alpina” al rifugio “Baita del camoscio”!
“Ma c’è da fare un passo a 2600 metri di quota. Ci sarà la neve!”
“Beh! Iniziamo ad arrivare alla Baita alpina. Poi valutiamo. Se si può si prosegue, altrimenti si torna giù.”
“Va bene.”
Si Parte. Appena ci mettiamo in cammino due scoiattoli sembrano augurarci buona giornata. Guizzano veloci da un ramo all’altro. Vorrei rubare loro una foto, ma data la loro velocità d’azione, non ci provo nemmeno.
Nel bosco il sole filtra tra rami adorni di foglie già in abito autunnale.
Fa caldo, si suda. Ogni tanto bevo, giusto per reintegrare i liquidi.
Una volta sbucati sull’alpeggio, siamo dentro un cielo turchese al di sotto del quale le cime delle montagne sono dipinte di bianco. Si vede che è neve fresca. E’ di un bianco abbagliante.
Il rifugio Baita alpina ci accoglie in una brezza di vento gelido.
Ci ristoriamo e chiediamo informazioni per proseguire verso la Baita del camoscio.
“Ah! C’è neve! Poi stanotte ha fatto ghiaccio!” ci dice il rifugista.
Noi ci guardiamo l’un l’altro e pensiamo di andare lo stesso. Evidentemente il rifugista ha capito di non essere stato convincente e aggiunge: “Da questo versante è pulito, ma dall’altra parte c’è ghiaccio!”
Noi siamo indecisi. Vorremmo proseguire. “Che si fa?” mi chiede Franz.
“Non so. Tu cosa dici?”
“Dai! Andiamo fino al passo, se poi c’è neve si torna indietro.”
“Stanotte ha fatto ghiaccio!” ammonisce un anziano del rifugio seduto ad un tavolo.
“Sì. Andiamo avanti fino al passo - dico a Franz, - poi, se proprio non si può andare avanti, torniamo.”
La brezza di vento gelido ci attende fuori dal rifugio e ci accompagna nella salita.
Saliamo di quota; raggiungiamo con un passo costante il limite della neve. Mi fermo a fotografare un fiore rimasto prigioniero in una macchia di neve. Che tempra, questo fiore! Si vede che è abituato ad un clima freddo. Un fiore di città sarebbe avvizzito miseramente; questo invece, nonostante il gelo, è ancora fresco!
Il sentiero s’è fatto roccioso. Ogni tanto, per salire, bisogna aiutarsi con le mani.
Siamo ormai al passo e prima che i nostri occhi si aprano allo stupore del panorama che ci attende dall’altra parte, restiamo stupiti, invece, da ciò che ci ritroviamo davanti: una volpe!
E’ lì. Ferma sul sentiero. Non si muove. E’ lì a non più di tre metri da noi. Restiamo fermi, parliamo sottovoce per paura di spaventarla. Sembra quasi che non voglia farci passare.
“Che bella!” mi dice Franz
E io: “Non ci posso credere!”
“Ma cosa ci fa una volpe qui?” mi domanda Franz.
“Boh! E io che ne so?” rispondo.
L’animale, nel suo manto arancio-marroncino, il sottogola e il petto bianchi, una coda vaporosa e morbida, ha un musetto triste. E’ un animale piccolo. Lo immaginavo un po’ più grande, delle dimensioni di un pastore tedesco. Prima d’ora, una volpe l’avevo vista solo sui libri, sui giornali o in televisione. A duemilaseicento metri di quota, mi sarei aspettato di vedere un camoscio o uno stambecco, invece: una volpe.
“Forse ha fame.” Suggerisce Franz, “Proviamo a darle da mangiare.”
Mentre Franz mette mano allo zaino per tirare fuori qualcosa da mangiare, io inizio a scattare foto a raffica.
L’animale nota il movimento di Franz e si muove sulle rocce, ma non se ne va. Franz gli butta del pane.
“Oho! Lo mangia!”
Allora anch’io tiro fuori del pane e glielo butto. Glielo buttiamo sempre più vicino a noi, la volpe viene a prenderselo e poi si allontana.
Poi dico a Franz: “Chissà se viene a prenderselo dalle mie mani.”
Le allungo un boccone di pane. Con circospezione si avvicina e… op! si prende il boccone e si allontana un po’ più in là, mentre Franz ci immortalava in una foto.
Caspita! Mi sono sentito come Kevin Costner in Balla coi lupi, quando allunga un boccone al lupo che fa visita al suo accampamento.
Anche noi mangiamo un boccone prima di rimetterci in cammino.
Franz studia il percorso e mi dice: “Per me si può scendere, non sembra esserci ghiaccio. Solo un po’ di neve.”
“Va bene. Andiamo. Ciao volpe!”

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