scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il gatto" Pag.1

di Alessandro Bastasi
Sul pannello del videoregistratore il quadrante luminoso indica le tre e ventidue. Seduto sul tappeto, a gambe incrociate nella posizione del loto, l'uomo accende una candela e la pone ritta su un piattino da caffè.

Sempre lo stesso sogno. E' vestito in jeans a maglietta di cotone blu. Ha in testa un cilindro nero, fatto di cartone lucido, e sta uscendo da dietro un siparietto di stoffa sostenuto ai lati da due ragazze, anche loro in jeans e maglietta di cotone blu. La bocca è atteggiata a una risata feroce, ma non si sente alcun rumore. Solo il battito delle palpebre genera un lieve fruscio, simile a quello delle ali di una farfalla notturna.

E' seduto sul tappeto, le gambe irrigidite nella posizione del loto. Con una mano si porta la sigaretta alla bocca, con l'altra scartabella vecchie fotografie disordinate.

Adesso invece è senza cilindro, ha un manganello, lo picchia ritmicamente contro il palmo della mano sinistra, un sorriso carico di sarcasmo, come il tizio vicino a lui, entrambi con la barba, si guardano, ammiccano a un nero che scappa, illuminato a tratti da una luce stroboscopica ...

... e poi le sbarre bianche, e lui dietro, nella cella buia, mentre litiga con un ragazzo in costume da greco antico ...

Anche il gatto è sveglio. Lo sta fissando, con gli occhi verdi immobili, staccati da ogni possibile realtà. Occhi che guardano lui che guarda le fotografie. Anzi, il gatto è solo occhi. Ogni tanto l'uomo tenta di lanciargli uno sguardo di sbieco, magari facendogli una smorfia, ma se ne ritrae subito, quasi intimorito.

Libri, giornali, riviste sparsi dappertutto, ritagli in cui lui veniva definito un mite, con gli occhi buoni, uno che parlava con dolcezza, cercando di capire e di farsi capire. Niente a che vedere con i brigatisti più noti, facce dure, senza tentennamenti. E in fondo nessuno aveva potuto dimostrare che fosse stato lui a sparare. E' vero che stava nel gruppo di fuoco, ma lui non aveva sparato. E' vero che condivideva il gesto, aveva partecipato alla stesura del piano, ma quella volta non aveva neppure la pistola. Infatti non la trovarono mai.
Questo però non basta nei colloqui di lavoro.

- Sa, - gli dicono - io non voglio casini. Ora che è finita, ora che è tutto tranquillo.
- Sì, lo so che è tutto tranquillo, ormai. Me ne sono accorto.
- Appunto. E non si sa mai, lei mi capisce ...
- Ma scusi, mi sono fatto quasi nove anni di galera, è vero, ma adesso è un anno che sono fuori, mai più fatto politica, niente ... perché non si fida ... anch'io devo lavorare, mio fratello non ce la fa più a mantenermi ...
- ... mi dispiace

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