scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Quelle torri misteriose" di Simone Valtorta

di Simone Valtorta

un racconto da leggere «sottovoce», quasi una meditazione sul destino ultimo dell’umanità.

Huy arrivò alle Rovine ai primi bagliori del crepuscolo, quando il cielo era soffuso d’un pastello color arancio sfumato di striature purpuree ed oro, e denso come melassa. Da lontano, le cupole e le guglie che si protendevano a sfilacciare le nubi sembravano tante gocce d’ambra stillanti dalla volta di un’immensa caverna.
Il giovane cacciatore si fermò, incerto, sul limitare della collina: la marea stava calando, l’acqua ruscellava dentro e fuori dagli edifici rugginosi, scivolava sull’asfalto delle strade e lungo le banchine dei porti, si tuffava nell’abbraccio del golfo. Qua e là, negli avvallamenti, ristagnava, con la superficie arruffata dalle carezze del vento occidentale.
Guardingo, Huy s’inoltrò tra le Rovine, assaporando il sapore d’arcano che quel luogo sapeva ancora trasfondergli, e sentendosi – pur dopo tante volte che vi ritornava – un intruso, un estraneo che penetrava in un territorio che non gli apparteneva. Gli altri non approvavano che si andasse lì; neanche i più coraggiosi ed esperti vi si avventuravano, se non nei periodi di carestia, quando la selvaggina scarseggiava e il mare rifiutava i suoi doni (allora, in qualche edificio di periferia vuoto e silenzioso, ripieno del sole che fluiva dalle vetrate infrante, talvolta si poteva trovare qualcosa di buono da mangiare). Ma erano eventi rarissimi, e comunque nessuno – che lui ricordasse – era stato tanto temerario da passarvi la notte.
Infatti esistevano storie, sulle Rovine: la più comune, che lui aveva ascoltato tante volte accucciato accanto al focolare, parlava degli spiriti dei morti che, nelle notti senza luna, uscivano gemendo dalle antiche tombe e percorrevano le strade lastricate, dilaniando con gli artigli e succhiando l’anima di ogni incauto esploratore.
Ma Huy sapeva che non c’era pericolo – non in quel senso: quelle voci lamentose erano solo un’illusione del vento, che strideva tra le lamiere dei cantieri e scuoteva le cigolanti catene dei moli. Erano queste leggende, come tante dita barocche puntate a intimorire i più irruenti, che, paradossalmente, l’avevano indotto a visitare quei luoghi. E, dopo la prima volta, vi era tornato, ancora ed ancora.
Lì si sentiva in pace: in pace col Cosmo, in pace con gli uomini che avevano popolato le Rovine, in pace con gli dèi e con gli spiriti che governano le azioni di tutti.
A volte, quando era stanco e si abbandonava al sonno, disteso sul caldo cemento di una strada o accanto ad un uscio dai cardini divelti, le Rovine rispondevano alle sue mute domande: in un sospirato sussurro gli trasmettevano le vibrazioni, centellinate dal tempo, di chi lì aveva vissuto, lì aveva amato, lì aveva ceduto al gelo della morte. Come tanti granelli di sabbia racchiusi nella clessidra dell’eternità, quegli uomini orgogliosi avevano eretto orgogliose torri, simboli superbi della loro potenza e della loro vitalità. E dalle torri avevano scrutato il cielo, le nebulose e le costellazioni, coi grandi occhi scintillanti di meraviglia e d’ammirazione…
Huy guardò il cielo tinto d’inchiostro, la volta sulla quale le stelle cominciavano ad occhieggiare, timide e indifferenti, come una miriade di fuochi intenti a tracciare un sentiero: era lassù che se n’erano andati gli antichi uomini, era stato il loro sogno fin da quando un ragazzo s’era fabbricato ali d’uccello per salutare più da vicino il sorgere del sole. Avevano abbandonato la terra per trasvolare sulle rotte del cielo, erano migrati come le anatre selvatiche che fuggono dai freddi invernali per raggiungere i caldi stagni meridionali, erano partiti e non erano più tornati. Cercavano un mondo migliore, un giardino di delizie dove i fiumi stillassero miele e i lupi si pascessero con gli agnelli: perché pensavano che quello che avevano ereditato dai padri non fosse abbastanza per loro, erano andati a scandagliare l’ignoto per trovare qualcosa di più bello, di più grande, di più vero, una terra dei sogni divenuta realtà e lasciata là, tra le galassie, a disposizione di chiunque fosse andato a prenderla. Solo le Rovine erano rimaste, immobili sentinelle del passato dominio: un ponte sospeso tra ciò che era e ciò che sarebbe stato, tra le radici della civiltà e i rami più alti.
Huy si chiedeva spesso dove fossero quegli uomini ora, se stessero calcando il suolo di lontani pianeti, se fossero felici e se, nella solitudine della sera, qualcuno di loro rimembrasse il mondo lasciato dietro di sé, le città invase dai rampicanti e i campi soffocati dalle paludi. Un mondo in lenta, inesorabile putrefazione, la carcassa di un animale abbandonata sotto il pugno degli elementi; solo le lucertole guizzavano furtive tra i luoghi di culto e le dimore nobiliari pavimentate di mosaici opachi, ragni, topi e pipistrelli stavano acquattati tra i cadenti architravi dei palazzi e là, nelle crepe delle fonti disseccate dei giardini, si vedevan sovente brillare gli occhi gialli della serpe. Forse, si disse il giovane, in quel momento, da qualche parte del Cosmo sconfinato, c’era qualcuno di quegli uomini che pensava a lui, come lui pensava a loro…
Ma a quest’ultima domanda le Rovine non rispondevano. Non sapevano che cosa rispondere!

La rugiada dell’alba gli solleticò le membra. La marea stava salendo. Huy si alzò, diede un’ultima occhiata agli edifici semisommersi, alle abitazioni un tempo risuonanti di vita, alle torri da cui erano partite le navi dirette verso il cielo, quel cielo dal quale nessuno era mai più tornato.
Il vento dell’oriente gli passò sul corpo dita vellutate d’argento in lunghe, morbide carezze: odoravano di muschio, di funghi e di foresta. Era un segno favorevole, si disse il giovane. Raccolse la piccola ascia dalla lama di selce, l’arco di giunco flessibile e le frecce. Avrebbe fatto una buona caccia… forse sarebbe riuscito addirittura ad abbattere un leone delle caverne o una tigre dai denti a sciabola.
Ci sarebbe stata carne per la tribù!
(anno 1999)

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com