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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'ultima donna della Terra" di Ubaldina Mascia

Le piaceva il deserto, la sabbia calda e le notti fredde davano la certezza di esistere. Era distesa accanto all’oasi dove si era fermata a vivere, una scimmietta a giocare con i suoi piedi che lei muoveva a scatti, facendola scappare e poi tornare. Sentì un rombo assordante. In un primo momento le ricordò il rumore delle macchine disintegratrici di tanti anni addietro. Poi riconobbe il frastuono delle astronavi che erano partite dalla Terra al tempo in cui c’erano gli uomini. La scimmia smise di giocare e si aggrappò spaventata a lei. Stava accadendo qualcosa d’inconsueto che immobilizzò Rachele in quell’abbraccio, incapace di fuggire, di avere paura, vinta dallo stupore. Avvinghiate assistettero a ciò che stava accadendo.
Nel momento in cui le astronavi atterrarono, perché di questo si trattava, l’animale non resse più la paura e fuggì. Inutilmente lei lo chiamò. L’atterraggio aveva mosso la sabbia e aveva creato delle provvidenziali dune, dietro le quali Rachele si acquattò per vedere cos’altro sarebbe successo. Aveva il cuore in gola, la noia degli ultimi anni, il silenzio che l’aveva circondata, la rese forse un po’ incosciente nell’ansia che la pervase, nella speranza indefinita che la muoveva inducendola a restare immobile.
Un portello si aprì e l’attesa fu snervante. Vinta dall’impazienza, si alzò e si avvicinò guardinga e curiosa, del tutto scevra dell’idea che potesse esserci un pericolo. Era relativamente vicina, quando lo sbalordimento la pietrificò.
Un essere dalle sembianze umane si ergeva alto davanti al portale dischiuso. Rimase a fissarlo. Notò che era incolore, completamente bianco: la pelle ed i capelli contrastavano con l’azzurro degli occhi, unico colore in quell’uomo… ammesso che fosse un uomo. Indossava un’uniforme bianca.
Indietreggiò per allontanarsi da quel “fantasma”. Il coraggio di pochi istanti prima diede il passo alla paura e, giratasi velocemente, corse via in direzione dell’oasi. Tentò di salire sugli alberi in cerca di un riparo, come aveva fatto la sua compagna di giochi, senza riuscirci. Molti esseri bianchi uscirono dalle dieci navi spaziali appena atterrate. I ruggiti delle belve, lo strepitio delle scimmie, lo scalpitio degli ungulati in allontanamento riempirono l’aria di paura e lei vide il suo cane preferito avvicinarsi incuriosito e all’erta.
Una voce che parlava il suo stesso idioma frenò un suo ulteriore tentativo di fuga.
- Perché fuggire da noi che siamo tornati a casa? –
La solitudine prolungata poteva averle minato il cervello portandola alla pazzia, poteva accadere, lo aveva letto in qualche libro… Scosse il capo per tornare ad una razionalità vacillante. Se quelli erano gli uomini del suo tempo, coloro che si erano distrutti…non potevano essere tornati con quella modalità: il pensiero non aveva bisogno di mezzi di trasporto, era libero di vagare nello spazio senza condizionamenti materiali. Non che ci avesse mai creduto, ma la dottrina che aveva annientato l’uomo era quella! Neppure i fantasmi avevano bisogno di supporti fisici per apparire ed allora… chi erano quegli esseri bianchi, se non il frutto di un inganno della mente? Donne e uomini uscivano piano dai velivoli, esclusa la possibilità di una perdita di senno, concluse che stava assistendo a un’invasione di extraterrestri. Di male in peggio! Qualunque spiegazione trovasse… lasciava lo spazio a risultati apocalittici. Ma lei era… sola. Appunto, sola. Da sola non avrebbe potuto fare niente, proprio niente. Non volle più fuggire e attonita osservò quel popolo che le apparve immenso. Si mostrò a loro lentamente, quasi timidamente, il cuore in gola e lo sguardo a correre ovunque.
- Chi… siete? – chiese, guardando l’azzurro degli occhi del primo essere che le era apparso.
- Uomini – rispose lui, avvicinandosi. Lei dapprima lo studiò cercando di mantenere una certa distanza, poi gli sfiorò velocemente una mano per accertarsi che non fosse un’apparizione, si ritrasse impaurita: era freddo.
- Siete freddi. Siete morti – si allontanò di qualche passo tremando. Lui la seguì.
- Non siamo morti, siamo cambiati. Ma tu… – continuò a parlarle. Lei si allontanò ancora. Adesso aveva paura e non era molto lucida, il terrore la portò a delirare come fosse in preda ad una febbre improvvisa.
- Siete venuti a prendermi! Siete venuti a giudicarmi! – blaterò tra sè. L’alieno alzò una mano e con quel gesto la sua gente si fermò. Solo lui continuò a seguirla, lei ad un tratto si bloccò.

...

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