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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

La fossa comune - Pag.2

Vittorio dapprima non si mosse. Rimase lì, impietrito, pallido, incredulo. Non era possibile. Erano bambini. Ma spaventosi. Dei marziani, dei robot. Quegli occhi! Senza alcuna espressione, come era impossibile che lo fossero gli occhi dei bambini.
- Ma che sta succedendo? - mormorò con un filo di voce.
Poi si scosse, e si guardò, il corpo, le braccia, le gambe. Era ancora tutto intero, non era successo niente. Ma il cuore gli batteva forte e la rabbia cominciò a montargli dentro, non tanto forse per l'aggressione in sé, quanto per il fatto che ciò fosse accaduto, che fosse potuto accadere. Allora si mise a gridare, fuori di sé, schiumando contro il mondo intero.
- Maledetti! Figli di puttana! Luridi cani schifosi, ladri bastardi, dio vi maledica, voi e quelle troie delle vostre madri!
La gente cominciò a uscire dal caseggiato, timorosa, prima due, poi dieci, poi molti, allora c'era, la gente!, ma dove cazzo stavano, prima! Vittorio era come impazzito, mugolava, e guardava inferocito tutt'intorno, e si toccava le tasche, freneticamente, e poi tornava a gridare.
- Tutto mi hanno portato via, quei figli di troia bastarda, tutto, il portafoglio, i soldi, la carta di credito, le chiavi di casa, tutto, tutto!
Alla fine, per la tensione, si mise a piangere.

Vittorio entrò veloce nell'androne scuro del suo caseggiato puzzolente e chiamò l'ascensore, fremendo per l'attesa. Vedeva ombre dappertutto, si voltava indietro ogni momento, e trasalì quando, di colpo, l'ascensore arrivò al piano terra col solito improvviso fracasso di ferraglia sgangherata.
Quella sera non riuscì a mangiare quasi niente. Continuava a parlare, a parlare, eccitato, e Masha lo ascoltava paziente, senza però emozionarsi più di tanto.
- Non si può, non si può più vivere qui - ripeteva Vittorio. Sollevava a mezz'aria il cucchiaio pieno di minestra, lo fissava, poi lo riaffondava nel piatto, quasi disgustato - Qui ti puoi aspettare di tutto, ormai. È una vita a rischio, ti possono far fuori dovunque, sulla scale di questa merda di casa buia, basta che uno si nasconda e ti può spaccare la testa come vuole, ma chi cazzo me lo fa fare, qui deve cambiare tutto, non si può più, non si può più!
- Ragazzini! - proseguì, in piedi in cucina, mentre Masha sparecchiava. - Bambini, Masha, erano bambini! Dovevi vederli, con quegli occhi imperturbabili, con quella velocità prodigiosa nelle mani a frugarti nelle tasche, ma senza alcuna tensione, sai, senza tremare, senza una parola, muti, come dei robot!
- Sono bambini abbandonati, Vittorio. I genitori non li possono mantenere e li abbandonano, semplicemente. Ne ha parlato anche la televisione. Vivono nelle stazioni, o in fabbriche in disuso, o per strada. Che vuoi farci!
Vittorio la guardò, sbigottito.
- Che voglio farci? - gridò. - Ma tu ... voi accettate questo disastro, questa miseria, questo ... arrangiarsi come si può? Questa perdita di un minimo di etica, sì, di morale, di sentimenti, di amore per i figli, dio buono, Masha!
Masha era gelida.
- Ripeto, che ci possiamo fare, Vittorio. È così.

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