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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Alessio Pracanica - Racconti dell'età del rap


Una bellissima sorpresa questa raccolta di racconti di Alessio. Già la sua stessa presentazione nel gruppo "2 chiacchiere con gli autori" la dice lunga sulla sua capacità di rendere parola il pensiero, e ben poco può il mio commento aggiungere. Può servire dire che traspare una cultura di fondo importante o può servire dire che gli argomenti trattati sono vari, diversi, ed ognuno espresso magistralmente, come si vorrebbero sempre leggere? Non penso serva, bisogna proprio lasciarsi sollevare e trasportare dalle pagine, da zia Susanna piuttosto che da Kid o da una monna Lisa furbetta e annoiata. Tra tutti ho preferito "Grand Hotel Saigon", il racconto più lungo e forse crudelmente vero: abbiamo tutti, prima o poi, bisogno di una etichetta per riconoscerci, forse per trovare un senso al nostro esistere, e cercarla nel nostro "peggio" ha tanti significati, reclamo al mondo che ci ignora di cosa ci ha privato potrebbe essere il primo...

di Nadya Agostini

Per un assaggio del libro clicca sul seguente del link: http://scrignoletterario.it/node/469

Lo sto leggendo in questi

Lo sto leggendo in questi giorni (anzi mi mancano poche pagine al termine) e sono assolutamente d'accordo con Nadia.Aggiungo che solitamente preferisco un romanzo alle raccolte di racconti, non so nemmeno io perchè, forse perchè al romanzo ti "affezioni" e riesce a coinvolgerti maggiormente. ma devo dire che i racconti di Alessio sono molto coinvolgenti e ne leggi uno dietro l'altro senza smettere.

Carla
http://cartaecalamaio.splinder.com/

La mia recensione

E' come essere introdotti per gradi nella mente poliedrica del suo autore questa raccolta di racconti, che ti accoglie con le divertenti riletture storiche dell'enigmatico sorriso della Gioconda (Mon sourire), dell'arrivo dei troiani sulle spiagge italiche (Il figlio di Troia) o le amletiche e surreali domande del protagonista di Hommes 40 chevaux 8. Pensi di essere capitato in un contesto di ironia e nonsense, ma quando ti rilassi iniziano le emozioni forti. E non si tratta più solo di episodi storici raccontati con proprietà della materia tra il serio e il faceto, ma di storie passate, presenti e future che scavano dentro gli orrori e le nevrosi, un po'
introspettive, un po' pulp, un po' fantascientifiche. Racconti ben scritti, ben circostanziati: un lavoro notevole visto che sono ambientati in epoche e luoghi diversi. Alcuni estremamente goliardici (Zia Susanna che vive sotto
un tavolo), altri di grande impatto emotivo, come Grand Hotel Saigon e Il mostro di Morodia. Tutti però caratterizzati da una garbo che rende accettabili anche argomenti molto forti. Solitamente i racconti si gustano un po' per volta, ma i Racconti dell'età del rap sono come le ciliegie, uno tira l'altro, fino alla fine del libro.

Carla
http://cartaecalamaio.splinder.com/

Cosa dire del libro di

Cosa dire del libro di Alessio che non sia già stato detto?
Beh, forse l’unica cosa che non è stata detta è che è brutto, illeggibile, scritto male…
Ma neppure io scriverò un commento negativo perché non lo credo possibile.
Posso dire che Pracanica ha uno stile di scrittura inconfondibile, tutto suo. Lui non scrive, lui legge al lettore i suoi racconti, perché lui è sempre presente. E’ come sentirlo parlare. Se le parole scritte avessero un suono, probabilmente in questo libro, assumerebbero il timbro della sua voce.
Alessio è il vero protagonista di tutti i suoi racconti, forse il filo conduttore. E’ lui che conduce i personaggi del libro nella vita del lettore, glieli presenta ad uno ad uno. E’ lui che glieli toglie dalla visuale pur lasciando, in ognuno, un’assonanza di quello precedente, un particolare del carattere, o estetico, o di modi di fare. Come se costruisse un unico personaggio piano piano, di racconto in racconto. O un unico pezzo rap, parlato, con parti ripetute, cadenzate da un ritmo che varia a seconda delle tematiche che affronta.
Attraverso questi personaggi, Alessio mostra la vita quotidiana, ai nostri tempi. Porta il lettore a fare un giro nei bassifondi, in luoghi squallidi, che a volte sono spazi fisici altre volte invece la mente del personaggio. Ogni racconto racchiude una riflessione contro la guerra, la violenza, le ingiustizie.
Alcune denunce arrivano alla fine del racconto, come una martellata in testa, altre invece si intuiscono da subito. In entrambi i casi non si può che concordare sull’abilità dell’autore nel mescolare ironia, saggezza, divertimento, cinismo al ritmo cadenzato di un racconto via l’altro. Termina con un bacio, il libro di Pracanica, suonato anch’esso, un bacio “troppo a lungo trattenuto per non essere bello”…

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Curiosità

Sono ancora più curiosa di leggerlo dopo questo commento!

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Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Daniel Pennac

Magia affabulatoria

E’ un romanzo, questo libro di racconti, come si può considerare un “romanzo” I quarantanove racconti di Hemingway. Non importa che i personaggi, nei ventidue racconti di questo libro, si muovano al giorno d’oggi, ai tempi di Enea o nel futuro, non importa che le location siano le più svariate e scollegate tra di loro, è la inesauribile capacità di affabulazione dell’autore che funge da collante, il ritmo, la struttura, le atmosfere.
Di Alessio Pracanica mi sembra di sentire la voce, lui non scrive, racconta, come raccontavano i cantastorie della sua terra o come raccontavano i contadini veneti, la sera, al fresco dell’estate sull’aia o dentro il caldo dell’inverno nelle stalle.
E’ la musica, è la magia della narrazione che incantano il lettore, la grande capacità di questo autore di trascinarti senza soluzione di continuità in atmosfere le più variegate: da surreali a maledettamente concrete, dagli spazi immensi delle Intestates statunitensi al chiuso di una stanza d’albergo dove si consumano i drammi della più desolata solitudine, dalle ironie maliziose di chi, di fronte a boriosi saccenti dimostra di conoscere davvero la realtà della vita, alla crudeltà del vivere in quest’epoca fatta di conformismi feroci cui si tende a conformarsi pena l’esclusione sociale, fino alla consolazione di un piccolo evento cui aggrapparsi, fosse solo una sigaretta sgualcita trovata nel fondo delle tasche, un piccolo evento che uno se lo può portare a casa, coccolarselo, lavorarci sopra e rimodellarlo per dare una speranza a una vita senza senso.
E’ un romanzo, dicevo, e il tema è appunto a mio parere la solitudine, l’incomprensione reciproca che porta a una sorta di autismo collettivo, alla crudeltà nascosta nelle pieghe di un vivere “civile” che da un lato la nega dall’altro la consuma nelle relazioni malate, nella tristezza che si fa rancore, nella negazione di un gesto di solidarietà.
Tutto ciò traspare sia dall’architettura di questo insieme di racconti, sia dallo stile, o meglio, dagli stili che Pracanica usa con maestria, a seconda del contesto in cui colloca il suo raccontare, e dal ritmo rap che complessivamente ne scaturisce, dalla circolarità di alcuni “capitoli” di questo tutt’uno, con a volte ripetizioni di frasi quasi fossero un refrain, dal virare verso finali imprevedibili di una storia che trascorre fino a un certo punto su binari desolati ma lineari …
Un libro importante, questo di Pracanica, che disegna un panorama criticissimo della società contemporanea, con poche piccole speranze. Un libro dove si coglie una cultura letteraria profonda, elaborata e rimescolata secondo una cifra molto personale, con assonanze colte che vanno dalla migliore letteratura americana fino a Cesare Pavese (non a caso), solo per citarne un paio.

Bellissimo commento!

Questo stupendo e interessante commento è la degna introduzione al libro che tra poco leggerò!
Grazie Ale

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Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Daniel Pennac

Il mio commento al libro

Alessio Pracanica ha diviso il libro in racconti, tutti diversi tra loro, toccando varie tematiche.
Alcuni sono divertenti, altri fanno riflettere, altri esplorano la mente dell’uomo, altri descrivono la realtà di ogni giorno, e sono tutti piacevoli da leggere.
Sono scritti veramente bene, ma soprattutto quello che mi ha sorpreso è la profonda cultura dell’autore, che si riflette in tutti i racconti e ci porta esattamente là dove vuole arrivare.
In particolare ho “gustato” il racconto “Mon sourire” di cui il protagonista è Leonardo da Vinci, non solo per il finale a sorpresa (bellissimo!) ma anche per il linguaggio usato (fantastico!), tipico dell’epoca.
L’altro racconto che mi ha colpito è “La macchina per votare”, come in un film di fantascienza dove la macchina tecnologicamente avanzata accompagna al voto l’elettore ed è…inquietante, un futuro veramente inquietante che spero non arrivi mai.
Bel libro, ottimo autore!

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Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Daniel Pennac

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