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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

CENTENARIO DEL FUTURISMO

Il 20 febbraio del 1909, a Parigi, Filippo Tommaso Marinetti pubblicava il Manifesto del Futurismo.

A cent'anni dalla nascita del movimento, tutta Italia si organizza in iniziative variegate - dalle mostre, al teatro, alla letteratura - poiché il futurismo è stato un movimento che ha smosso tutte le arti, una vera e propria corrente di pensiero.

Elencare tutte le iniziative che si svolgono durante il centenario nel belpaese è impresa ardua e superflua, data la preesistenza di siti creati a questo scopo.

Vi indichiamo i più significativi, sicuri che la miscellanea di eventi organizzati per il centenario non lascerà nessuno a bocca asciutta:

www.futurismo.altervista.org
www.futur-ism.it
www.veronalive.it/p/news-verona.php?id=30&newsid=1622
www.comune.milano.it/dseserver/futurismi/index.html

Buon Centenario, Futurismo!

Perchè San Remo è San Remo!

Poiché Alessandro Bastasti non è (aspettate che controllo, … ok no) uno scrittore futurista, posso parlar male di questo sciagurato movimento artistico anche qui su scrigno, senza cadere in contraddizione.
Qualunque forma di innovazione culturale, sia chiaro, è sempre la benvenuta. Se non ci fossero le correnti, i manifesti, i caposcuola, saremmo ancora fermi al volgare e per quanto mi piaccia Cecco Angiolieri, un millennio di poesie contro il padre ed in elogio delle taverne, stuferebbero anche la buon’anima del professor Sergej Korsakoff, insigne psichiatra e scopritore dell’omonima sindrome alcolica.

“ Tre cose solamente mi so ’n grado,
le quali posso non ben men fornire:
ciò è la donna, la taverna e 'l dado
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire. “

Ok. Facciamo un brindisi in onore di Cecco, non fosse altro per scusarci di averlo disturbato ed andiamo avanti. (Lo so che divago, ma non è colpa mia, sono le periferiche che fanno conflitto)
Dicevamo evviva i movimenti, le innovazioni, le contaminazioni. Se c’è ancora una lingua da usare, una letteratura da leggere, una cultura da criticare, lo dobbiamo un pò anche a loro, ma vale in assoluto?
Parliamo del Futurismo. Questo incubo bidimensionale, questo vicolo cieco della semantica, puro scontro frontale tra etica ed estetica, entrambe ubriache, al solito crocevia da sabato sera, con contorno di lamiere contorte e auto che rallentano per godersi lo spettacolo.
Il Futurismo nasce ufficialmente nel 1909, quando Filippo Marinetti, mercè una liasòn con la figlia dell’editore di Le Figarò, riesce a far pubblicare sulla prestigiosa testata parigina il Manifesto del Futurismo.
Dentro questo scritto (già pubblicato poche settimane prima su una rivista italiana) c’è tutto ed il contrario di tutto. Buoni propositi e deliri di devastazione, moniti all’Europa ed elogio della meccanicità, del progresso.
Fin qui niente di male. Il romanticismo era morto, il neoclassicismo pure ed anche il decadentismo non è che si sentisse troppo bene, per parafrasare Roland Barthes. C’era l’esigenza di qualcosa di nuovo, j’m agree, ma ci meritavamo proprio questo? Mentre tutti gli intellettuali avvertono l’approssimarsi di una guerra, Marinetti canta la necessità della violenza :

“ Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. “

Mentre l’Europa trattiene il fiato per l’incidente di Tangeri e la corsa al riarmo navale tra Germania e Gran Bretagna, Marinetti inneggia alla velocità.
Se la sua si limitasse a restare una voce isolata, il delirio di un coyote ubriaco incazzatissimo con la Luna per fatti personali, poco male.
Il vero guaio sono gli epigoni.
Dopo il primo Manifesto, seguono tanti altri manifestini, ognuno figlio di un suo proprio particolarismo. Mi permetto di citare, tra tutti, l’orrido Manifesto della cucina futurista :

“ … la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo. “

Neutralismo, ladies and gentlemen!!! Mica roba da ridere e sì che ce ne sarebbe, peccato soltanto per quel rombo di cannoni che s’ode già in lontananza.
Potremmo tranquillamente immaginare :

“ Benedetta osserva interdetta l’orologio sul muro, livido e scuro, d’un nero ossidianaceo, stridente e perlaceo. E’ quasi ora di cena, trema Benedetta e trama ricette da servire a fette nel piatto di Filippo, che zitto da ore nella sua biblioteca, moccola e impreca sul ritmo d’un verso or distinto ora perso, con tratto sottile e virile fermezza.
Clang clang fan le stoviglie in tinello, onomatopeico appello alla chimica inane di frattaglie digiune. Cosa mai cucinare Benedetta domanda? La carne gli è immonda, le fibre malsane, gli ortaggi più degni di chi alligna per tane. Finalmente decide Benedetta distrutta ed appresta nel tornio sublim pastasciutta, ma Filippo destato da quei biechi miasmi di pomodoro, basilico e granacei protoplasmi tosto prende cappello e apostrofa la cuoca, maledetta oca, o mia oca giuliva, non so dir se più tonta, maldestra o cattiva, che cuocesti e ribolle tutt’ora sul foco? Ti vuoi prendere giuoco di sì alta figura, che onora e rischiara la letteratura? Che diranno Carrà, Severini e Boccioni, rideranno di me, mi ci gioco i maroni! Donna tu che tradisti fin dal paradiso, che sei schiava dell’uomo perché così si è deciso, getta dunque nel rusco, salvifico oblio, questo lavico orrore, che ribolle fumante impestando per ore, fin dove lo sguardo consente la vista, vero mefitico esempio d’ideologia neutralista.“

Vabbè, fin che si scherza si scherza (e perdonatemi se potete questo mio gioco. Se non potete, mandatemi pure i padrini, tanto non sono cresimato)
Torniamo a noi. Quanto è brutta la letteratura, la cultura, l’ideologia futurista.
Per l’arte figurativa è un altro discorso, ovviamente, ma lì è più facile. Il dinamismo delle sculture di Boccioni è stupendo, quello delle poesie di Marinetti ricorda alla lontana l’epilessia, senza averne né la grazia, né soprattutto la linearità di ragionamento.
Se non ci fossero quei rombi di cannone che s’avvicinano, ci sarebbe da ridere.
Sapete cosa rimane del futurismo? Come eredità attuale? (for me, of course)
L’unica arte (si fa per dire) che il futurismo non ha toccato : la tv.
Se non mi credete, accendete la televisione proprio in questo esatto momento. Se la memoria non m’inganna dovrebbe esserci il festival di San Remo. (come dico spesso, io guardo la tv a periodi alterni e questo è il millennio no)
Trovate che ci sia qualcosa di più intrinsecamente, disgustosamente, emeticamente futurista del festival?
Lacrime artificiali spacciate per sentimenti, lagne chiamate canzoni, osanna di regime falsificati sotto il nome di applausi. Ed in mezzo velocità, modernità, cattivo gusto linguistico e generale, neologismi da far rabbrividire il pio e devoto Oli, finti scandali e scandalose verità.
Filippo Tommaso Marinetti, che dio l’abbia in gloria ed il dottor Freud in cura all’Inferno, ne sarebbe orgoglioso.
Ecco la vera eredità.
Già! Buon compleanno futurismo.
Spero presto di recensirne il funerale.

Alessio

Il futurismo nella pittura

Il futurismo si sviluppa nei primi anni del novecento con l'inizio della sostituzione degli uomini ai macchinari, la costruzione di città e palazzi sempre più alti e offre il meglio di sé nella pittura più che nelle altre arti.
Un dipinto molto bello ed esaustivo di questo movimento è "la città che sale" del pittore italiano Umberto Boccioni. Rimando al mio blog per poter vedere il quadro poiché è di una bellezza da togliere il fiato, a mio parere. http://scrigno.netsons.org/blog/6

Si vedono palazzi in costruzione, ciminiere sullo sfondo, uomini e cavalli come fusi insieme, forse a richiamare l’attenzione sulla forza della natura, su un’umanità la cui potenza e forza fisica andrà via via diminuendo d’ importanza, almeno come forza lavoro.
Il dinamismo vuole essere il principale motore del futurismo, bloccato però nella pittura con l’avvento, proprio in quegli anni, del cinema.
Si può non essere d’accordo sulle seguenti frasi del pittore e scultore Boccioni:
« Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita. »(tratto da Wikipedia.n.d.r.) o sulla filosofia propria del futurismo ma resta il fatto che quel quadro è suggestivo e riflette quel mondo in quel momento sull’oggi a volte nostalgico di un passato che non c’è più ma con sempre lo sguardo in avanti, per non perdere il passo con i tempi, con la fretta, con il movimento…

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Cambronne

" Mi son bruciato il cerebro sulla termodinamica"
(John Wyndham, Il risveglio dell'abisso)

Well, infatti. Nelle arti figurative il Futurismo dà il meglio di se.
Quasi niente di valido è possibile riconoscere nel Futurismo letterario che, dopo un mirabile manifesto, in cui ci si proponeva di abbattere qualsiasi forma artistica precedente…fornisce al mondo poesie scadenti e tristi, pur con tutti i rivoluzionari propositi di cui si faceva portavoce…

“ Un’ automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo…un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Nike di Samotracia. “
(Filippo Tommaso Marinetti – Manifesto del Futurismo)

E fin qui tutto bene,…in fondo, alla luce di quanto abbiamo detto, appare chiara l’esigenza di rinnovare un po’ le cose…compreso un certo, superato, concetto di estetica…
Il problema nasce, a mio modesto avviso, quando i futuristi cercano di tradurre in pratica queste idee…e vuoi perché il movimento manca di un grande poeta, vuoi perché la sua stessa ideologia è vittima di notevoli errori di fondo,…i risultati non sono certo incoraggianti…

“ Veemente dio d’una razza d’acciaio, Automobile ebbra di spazio,
che scalpiti e fremi d’angoscia rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese, dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma e d’oli minerali, avido d’orizzonti, di prede siderali...
Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici, per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...
Allento finalmente le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento palpito, all’orizzonte...
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù... Che importa, mio démone bello?
Io sono in tua balìa!...Prendimi!... Prendimi!...
Sulla terra assordata, benché tutta vibri d’echi loquaci;
sotto il cielo acciecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia folli del vento, vellutate e freschissime...
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!...
Ah! Ah! Vedo a un tratto mulini neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali di tela vertebrata
come su gambe prolisse...
Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quel sinistro svolto...
Montagne! Mammut in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte dalla grigia matassa delle nebbie!...
E odo il vago echeggiante rumore che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe dei vostri piedi colossali...
O montagne dai freschi mantelli turchini!...
O bei fiumi che respirate beatamente al chiaro di luna!
O tenebrose pianure!... Io vi sorpasso a galoppo!...
Su questo mio mostro impazzito!...
Stelle! Mie stelle! L’udite il precipitar dei suoi passi?...
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca...
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia...
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio interrrrrminabilmente?...
Accetto la sfida, o mie stelle!...
Più presto!...Ancora più presto!...
E senza posa, né riposo!...
Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque, che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!
Urrà! Non più contatti con questa terra immonda!
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!
( Filippo Tommaso Marinetti – All’automobile da corsa)

Visto? Capito che intendevo? Permettetemi un giudizio molto personale ( e quindi opinabile) …non si fatica molto a riconoscere questa poesia per quel che è…una gran cagata.
...sempre se mi perdonate il francese, ovviamente
Alessio

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