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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Scusate se esisto" di Attilio Meoli

di Attilio Meoliun grido contro l’ingiustizia di chi riconosce come persone solo i cosiddetti «normodotati»

Inizia un altro giorno, le gambe mi fanno male, queste maledette gambe che non mi sorreggono. I tutori, me ne dimentico sempre, mi dolgono mentre mi chiudono la carne ma non posso farne a meno. L’ultima operazione subita, la nona, mi ha lasciato stremato. Con fatica, arrancando, attaccandomi a tutto ciò che è in grado di sorreggermi, raggiungo la cucina dove mia madre mi saluta con un sorriso, dolce ma intriso di tristezza e di un dolore antico. Vorrei consolarla, chiederle scusa di non essere il figlio che avrebbe voluto. Una dolce carezza mi rassicura, e uno sguardo pieno d’amore, di quell’amore che solo una madre è in grado di dare, mi scalda il cuore.
A scuola mi aspettano i compagni, alcuni mi sorridono con imbarazzo, altri mi evitano. Le insegnanti fingono di trattarmi come fossi normale e senza accorgersene mi fanno sentire ancora più emarginato. L’intervallo, è l’intervallo che odio di più. Rimango come un goffo pulcino in disparte, mentre i miei compagni giocano a rincorrersi, con un’allegria che non sarà mai mia. Ritorno in classe, l’insegnante di sostegno è lì a ricordarmi la mia diversità, e libero la mente, rincorro sogni irrealizzabili e la malinconia sembra soffocarmi.
La campanella annuncia la fine del giorno scolastico, ho il privilegio, uno dei pochi, di essere il primo a lasciare la classe. Mia madre mi aspetta con la sedia a rotelle. Sa che non la sopporto, e che non sopporto di doverla usare davanti ai miei compagni. È mortificata, mi spiega che il solito imbecille ha occupato il parcheggio dedicato ai disabili e quindi ha dovuto posteggiare lontano.
Tornare a casa è un sollievo, la mia camera mi accoglie con le mie cose: i miei giochi, i miei libri, la play-station. Sento i ragazzi del condominio giocare in cortile, mi affaccio alla finestra e respiro la loro allegria. In strada un ragazzo più grande cammina mano nella mano con la sua ragazza, si sorridono felici, ed io so che quella felicità non mi sarà concessa.
La fatica nelle piccole cose quotidiane. La vergogna per essere diverso, l’indignazione verso questa società che non ti riconosce, il dolore vissuto in solitudine, l’amore negato. Ma nonostante tutto io esisto, voglio esistere, voglio giocare, ridere, partecipare, amare. Scusate se esisto… ma esisto!
(anno 2008)

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