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Michele Marziani - Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta

Si intitola Umberto Dei il nuovo romanzo di Michele Marziani. Ma dal sottotitolo Biografia non autorizzata di una bicicletta si capisce che Umberto non è una persona, bensì un mezzo di trasporto. E non un semplice due ruote ma un mito per tutti gli appassionati di storia ciclistica. È grazie alla Umberto Dei che il protagonista della storia decide di cambiare completamente vita e che viene coinvolto, alcuni anni dopo, in una vicenda che ha il sapore del giallo sullo sfondo di una Milano multietnica, in bilico fra passato glorioso e presente degrado.
Una storia da leggere su più livelli: la semplice vicenda che parte con un ritmo di rilassata narrazione e diviene via via incalzante, i flash back del protagonista, Arnaldo Scura, e poi pensieri, ricordi, riflessioni sulla nostra attualità, evocazioni di sapori e odori enogastronomici. Raccontati con una scrittura pulita, lineare, ma di grande suggestione e poesia.
Nell'intervista che segue Michele racconta qualche cosa in più sul suo libro.

"Curiosando nel tuo blog è evidente la tua predilezione per la bicicletta come mezzo di trasporto. Ma da qui a scegliere una biciletta come musa ispiratrice per un romanzo ce ne passa. Come ti è nata questa idea? E sei davvero un esperto di "cose ciclistiche" come il protagonista del romanzo?"

In realtà è avvenuto il contrario. E' proprio scrivendo Umberto Dei che mi sono appassionato alla bicicletta al punto da farla diventare il mio principale mezzo di trasporto. Raccogliendo informazioni, idee, suggestioni, leggendo saggi che mi hanno accompagnato a costruire personaggi e storia (cito su tutti Ivan Illich con Elogio della bicicletta e Colin Ward con Dopo l'automobile). Prima di scrivere il libro avevo una bicicletta e la usavo. Punto. La utilizzavo anche a Milano dove vivevo per raggiungere la casa editrice in cui lavoravo, ma era un modo per evitare il traffico, il caos, la calca nel metrò. Un anno prima di scrivere Umberto Dei neppure avevo mai sentito nominare questo costruttore. Oggi mi telefonano per sapere se il modello tal dei tali del 1934 montava i fari Radius. E io so rispondere e rispondendo mi stupisco. Non ho portato la mia vita dentro il romanzo, ma il romanzo dentro alla quotidianità. Quindi no, non sono, o almeno non ero, un esperto di "cose ciclistiche". Sono uno che non riesce a scrivere se non arriva in fondo alla materia che tratta, questo sì.

"Umberto Dei affronta temi importanti, significativi: l'amore, il coraggio di ricominciare da zero, il rendersi conto che gli ideali su cui abbiamo fondato una vita si possono sgretolare per colpa di pregiudizi a cui ci credevamo immuni e che invece sono insiti nella nostra cultura. Avevi deciso a priori di affrontare questi argomenti o ti sono usciti dalla penna via via che nasceva la storia?"

La storia voleva raccontare sin dall'inizio, sin da quando ha preso forma, una crisi profonda, un cambiamento, il percorso di un uomo. L'unica nota autobiografica sta proprio nel pregiudizio: credevo di esserne immune e me lo sono ritrovato dentro, da qualche parte, nato per caso. In questo "per caso" ho scavato dando vita al personaggio di Arnaldo Scura. Insomma ho pescato dalla vita, cercando di fare, nel mio piccola della letteratura, nella definizione di Orhan Pamuk: raccontare le storie di altri come se fossero nostre e le nostre come se fossero di altri.

"Arnaldo Scura, il protagonista, inizialmente sembra uno "duro e puro", senza preconcetti, capace di portare avanti delle idee fuori dal coro e di difenderle senza paura del giudizio altrui. Un moderno Don Chisciotte, un idealista. Ma nell'evoluzione della vicenda scopre con rammarico di essere vittima pure lui di pregiudizi che non credeva potessero sfiorarlo. Ed è a mio avviso uno dei passaggi che stimolano maggiormente una riflessione nel lettore. Quanto ritieni che la nostra cultura, la maniera di pensare in cui siamo stati immersi fin da piccoli, influenzi il nostro libero arbitrio? E - alla luce dell'attualità - che strumenti possiamo avere per riuscire a svincolarci da quella corrente che sta remando indietro di decenni e sta riportando il nostro paese a chiusure degne del ventennio?"

Certo il pregiudizio dal quale nasce l'equivoco, che è l'altra parola chiave del mio romanzo, è centrale. Anche nella riflessione che si può aprire intorno a una storia, che rimane comunque racconto, luogo di narrazione. Credo, per rispondere alla domanda, che dovremmo semplicemente ricominciare a pensare, liberi dall'eccesso di esposizione ai mass media, dalla troppa informazione che ci spinge a ragionare intorno a cose spesso inutili o comunque con punti di vista già confezionati tra i quali si sceglie, per sentimento o per ragionamento guidato, quello che ci piace di più. Ecco, la letteratura, la narrativa, in questo ci apre nuovi orizzonti: ci offre altri punti di vista, stimola coscienze sopite, parla più spesso allo stomaco e all'anima, invece che alla ragione. Se leggiamo il giornale sappiamo più cose, ma non sappiamo come affrontarle, se leggiamo un buon libro sappiamo meno cose, ma sentiamo che ci sono altre strade per affrontare la vita. Ovvio, il ragionamento è all'estremo, meglio leggere entrambi, ma fa parte delle mie scelte personali: credo anche per questo di essermi allontanato dal giornalismo per avvicinarmi sempre più alla narrativa. Sapere più cose non ci rende migliori, ne abbiamo la prova oggi in un mondo in cui sappiamo tutto e di più. Leggere buoni libri mi rende migliore.

"Arnaldo nei momenti difficili si rifugia in un buon vino o in una ricetta semplice ma evocativa in cui trovare ancora aromi e profumi di un tempo. L'enogastronomia ci salverà?"

No, ma può aiutarci a vivere meglio.

Michele Marziani Umberto Dei. Biografia non autorizzata di una bicicletta (Cult, 2008)

http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio/

di Carla Casazza

Per un assaggio del libro clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/489

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