scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

The Kingmaker Pag.1

Mi sembra ancora di vederlo, il Fabbricante di Re, curvo sul bancone della sua officina, tra assi di legno e secchi di colla, pannelli di cartapesta e tubi metallici.
C’era sempre fila, fuori dalla sua porta e mai, dico mai, a qualsiasi ora del giorno o della notte, in giorno feriale o festa comandata, che scontentasse qualcuno.
Chiunque veniva, dopo una ragionevole attesa, più o meno lunga a seconda del lavoro da effettuare, se ne andava via con il suo bravo re sotto il braccio, magari non del tutto contento del risultato, perché il Fabbricante non teneva in alcun conto le istanze della clientela e costruiva i monarchi a proprio capriccio, ma certo con l’animo più sgombro, datosi che, oltretutto, l’opera era stata svolta a titolo gratuito.
Il Fabbricante di Re, infatti, non traeva alcun compenso dalla propria attività limitandosi, come si è detto, ad esercitare un legittimo arbitrio sulle qualità e peculiarità del prodotto finale.
Aveva ben voglia di esigere, il cliente di turno, re tiranni o costituzionali, crudeli o caritatevoli, con baffi e senza baffi. L’onesto artigiano, ascoltati i desideri del nuovo arrivato, si grattava la testa per un paio di minuti con fare stordito, indi traeva il necessario dal materiale presente nell’angusta officina, e cominciava subito a smartellare.
Qui una lastra di lamierino leggero, lì due tavole in compensato, là in fondo alcuni chiodi a testa piatta e così via.
Dopo un certo periodo di tempo che, come abbiamo già detto, poteva essere più o meno lungo, consegnava il prodotto finito e passava al cliente successivo.
A volte il risultato soddisfaceva pienamente le aspettative, altre volte meno.
Ma come? Io vi chiesi un monarca orgoglioso e fiero, barbuto come Carlo Magno e capelluto come Sansone, con membra di quercia e membro d’ebano, ridondante di virile possanza e voi recaste meco siffatto mingherlino, glabro, monco e guercio, che giammai sarebbe capace di partorire impresa, né tantomeno far partorire ad altrui propria figliolanza?
Ma il Fabbricante di Re non lo degnava nemmeno di un risposta, già intento ad eseguire la successiva ordinazione ed al cliente non restava che andarsene con le pive nel sacco, recando al proprio popolo funesta novella e probabilmente, ancor più funesto monarca.
Questo perché, essendo il solo ad operare in quello specifico mercato, il Fabbricante di Re agiva in regime che potremmo definire, di assoluto monopolio, che non c’era altri che lui a saper svolgere quel compito ed in più, l’ulteriore soprammercato dell’assoluta gratuità dell’opera, svelleva sul nascere la mala pianta del reclamo, erba gramigna e selvatica, che alligna in ogni specie di commercio.
D’altronde l’anziano artigiano godeva di una modesta rendita e si adoperava nella sua officina per puro amore dell’arte.
In molti dei paesi in cui regnavano creature da lui costruite, la stampa, ingrata e malevola, si scatenava, intingendo la penna nel veleno, per descriverlo di volta in volta, come l’Oscuro Manovratore, il Grande Vecchio, il Persuasore Occulto, quando invece egli era soltanto il Fabbricante di Re.
Invero un benefattore, più che un despota.
Se poi i re gli venivano a suo capriccio e non seguendo le pur ragionevoli istanze della clientela, ebbene di questo non ne aveva alcuna colpa. Volere il contrario sarebbe come pretendere che Giotto, Michelangelo o Raffaello sottostessero ai desideri dei mecenati, volesse il caso che uno di essi capitasse, che so, nella bottega di mastro Giotto un bel mattino, imponendogli di dipingere questo e quest’altro.
Veh, mastro Giotto, che voi la vedete dotata di siffatta bruttezza la madonna mia?
Io vedo solo ciò che è, Vostra Signoria.
Ma lavorate di fantasia, ove la natura non s’assomiglia. Quella verruca, ad esempio, la si potrebbe pure eliminare, tanto è particolare di nulla importanza, disadatto a raffigurar il sembiante!
Tale verruca eppure esiste, Vostra Signoria, e dalla mente mia niuno puote scacciarla.
Non è che vi dissi di far la madonna mia, manchevole del naso, delle orecchie o d’altre parti che abbelliscono l’intima sua sostanza. Solo la verruca vi chiesi di dimenticare, che essa non giova né a chi la possiede né, soprattutto, a chi la mira.
L’arte mia non consente siffatte dimenticanze, se madonna tanto verrucosa un dì v’aggradò, e perché essa possiede invero maggior beltade interiore. Specchiatevi in quella dunque ed anche la verruca gradevole v’apparirà!

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