scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

The Kingmaker Pag.2

E con parole come queste mastro Giotto liquidava qualsiasi mecenate che s’intromettesse, ma erano tempi diversi, in cui la persona dell’artista era oggetto di maggior cura e rispetto da parte del prossimo.
Per il Fabbricante invece le cose andavano diversamente. Aveva un bel chiarire che solo l’estro del momento e l’ispirazione creativa dettavano alle sue mani il da farsi. Tutti, clienti e giornalisti, stavano lì a criticare, a tramare, ad insinuare che egli, con oscure manovre, intendesse appropriarsi del potere mondiale.
S’era chiesto un re tranquillo, di quelli che bacian bimbi ed aiutano le vecchiette ad attraversare la strada e egli c’ha fornito codesta sottospecie di malandrino, che solo dallo sguardo già s’intravede il desiderio d’attaccar briga col prossimo, e far guerra persino ai suoi stessi alleati.
E noi invece? Era desiderio del popolo un santo monarca, che ci riconciliasse con la fede e con Dio e c’è cascato tra capo e collo un soggetto che non vi dico. Bestemmiatore e baro, ingordo e lussurioso, che né una donzella, ne una coppa di vino, sfuggono alla sua presa rapace e pur di finanziar bagordi sempre nuovi, s’è incaponito d’apparecchiar la guerra!
Potreste pure dirvi sfortunati, poveretti, se non fosse che a noi è toccata sciagura inver peggiore, che s’era domandato un re bello come il sole, biondo come il grano e con gli occhi color del cielo, cosicchè tutto il mondo ci invidiasse e c’ammirasse per cotanta schiatta di sovrano e quel falegname da quattro soldi c’ha rifilato una nanerottolo scuro come la pece, con i capelli tutti torti e con un occhio solo, però albino ed è tanto l’orrore che smuove nell’altrui la sua figura, che vuole dichiarar guerra a tutti coloro che lo trovan repugnante, per lavar l’onta col sangue.

Insomma, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, tutto il pianeta era sull’orlo di una guerra mondiale, terribile e devastante, perché per l’intricato gioco delle alleanze, se Tizio combatteva Caio, allora Sempronio era costretto ad intervenire, trascinando a sua volta altri nel conflitto.
Che almeno si trattasse di una guerra all’antica, di quelle di una volta, ove uomo uccide uomo ed è il valor di spada a dettar legge, No! Quel farabutto ha atteso l’era peggiore per dar seguito al suo folle piano, che ora basta premere un bottone e mille cascan giù, come colpiti da febbre terzana e dopo quelli altri mille e via così, fino alla fine del mondo.
Continui conciliaboli si tenevano in quei giorni, nelle Sale degli Specchi, nelle ambasciate e nei palazzi d’Inverno. Come disfare quanto già fatto? Come evitare l’inevitabile?
Abbisognerebbe che ciascuno facesse un passo indietro, sventando così il folle piano.
E chi m’assicura che mentre intraprendo codesto passo, uno di voi non mi pugnali alle spalle?
Ciò che più necessita, caro amico, è la reciproca fiducia.
Invero necessita, ma non è sostanza facile, né da ottenere, né da dare, soprattutto da quando siete ricorsi ai servigi di quel falegname, per ottenere siffatto re che ci ha messi tutti negli impicci!
E sarebbe nostra la colpa? E voi invece, che imploraste e supplicaste per ottenere alfine, sire così infingardo che persino le gocce d’acqua spesso non osano dargli le spalle, mentre si lava, per tema di un tradimento.
Questa è pura menzogna, perché è ovunque risaputo che il sire nostro non è uso lavarsi, né spesso, né mai, per tema di rovinar l’incarnato!
E di siffatti costumi voi menate gloria?
I costumi nostri non vi riguardano e poi meno acqua adopra il monarca per le abluzioni sue, più ne resterà al suo popolo!
Io dico che è tale il puzzo che giunge di là dai vostri confini, che vi dichiareremmo guerra anche da soli, per far cessare l’orribile tanfo!
Parlate invero bene, per essere un popolo aduso a pascolar le mogli e sedurre le capre!

Cosicché spesso le discussioni diplomatiche degeneravano in duelli sanguinosi e ciò che s’era intrapreso per dirimere, invece s’annodava sempre più.
Finchè, un bel giorno, quando niente ormai sembrava possibile, per evitare la più atroce ed inumana delle guerre, un vecchio diplomatico s’alzò a parlare di fronte all’assemblea dei popoli riuniti.
Ahimè cari signori, il litigio ha piedi veloci, ma ne fa assai poca di strada! Da mesi ormai non facciamo altro che discutere, con l’unico risultato di inimicarci sempre più l’un con l’altro.
Come le prede del ragno, ci dibattiamo nella ragnatela ottenendo solo di aggrovigliarla maggiormente!

A queste sagge parole, anche i più bellicosi chinarono il capo, proponendosi di ascoltare il seguito.

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