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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Una storia di ordinaria diversità" di Attilio Meoli

di Attilio Meolidedicato ad un amico
La notte di Madrid ci avvolge con le sue luci colorate, con i suoi odori forti, con le risate spontanee e con il profumo dei fiori che il vento sparge in questa tiepida notte di maggio. Siamo seduti l’uno di fronte l’altro, Gabriele ed io, aspettando che il cameriere venga a prendere le ordinazioni. Alle nostre spalle il Palazzo Reale, illuminato, crea una cornice quasi fiabesca. Ci conosciamo da molti anni, e come sempre accade quando due vecchi amici s’incontrano, inevitabilmente ci s’incammina sul viale delle rimembranze…
Gabriele, d’origine siciliana, arrivò al Nord con la classica valigia di cartone, iniziò lavorando come operaio presso una ditta che produceva macchine per il caffè, e subito con la sua simpatia entrò nelle grazie del principale. Promosso al reparto collaudo dopo solo pochi mesi, si tirò addosso l’invidia degli altri operai, che dopo anni erano ancora alla catena di montaggio. Poi lavorò alcuni anni presso l’Ospedale cittadino, prima come ausiliario e poi come infermiere generico. Fu in ospedale che lo conobbi. Diventammo subito amici, anche se, quando eravamo insieme, io sembravo il brutto anatroccolo. Era molto bello, Gabriele, ed era molto corteggiato sia dalle donne sia dagli uomini. Un giorno, mentre ci trovavamo a casa sua, mi confessò la sua omosessualità. Nonostante avesse avuto molte donne, mi ero accorto della sua ambiguità e gli dissi che, per quanto mi riguardava, lo consideravo un amico e che i suoi gusti sessuali riguardavano solo lui.
Da allora sono passati molti anni. Gabriele, che amava dipingere, si trasferì a Milano lavorando per alcuni anni, con successo, nel campo della moda. Il suo innato buon gusto lo portò in poco tempo a ricoprire l’incarico di responsabile presso una famosa boutique di Milano, ed incominciò a guadagnare molto. Ma la sua passione rimaneva la pittura, ogni momento libero lo occupava dipingendo e i suoi quadri cominciavano a piacere e quindi a circolare nella Milano bene. Poi Gabriele fece una scelta coraggiosa, rinunciò ad un lavoro prestigioso che gli fruttava uno stipendio da favola, per dedicarsi totalmente alla pittura. Ricordo che spesso lo ospitavo a casa mia, dove lui si rifugiava quando, diceva, aveva bisogno di disintossicarsi da quel mondo falso e ipocrita in cui viveva. Spesso era accompagnato dal suo compagno, ed entrambi venivano accolti dalla mia famiglia senza pregiudizi.
Poi arrivò il successo, i suoi quadri si vendevano bene, Milano lo abbracciava in quell’abbraccio vischioso che assomiglia alla tela di un ragno. Ma tutto ha un prezzo, e Gabriele si trovò a fare i conti con le spietate leggi di mercato. Il suo gallerista gli chiedeva sempre più quadri, pretendendo l’esclusiva con un contratto-capestro, e questo era l’unico modo per restare sulla breccia. Gabriele, ormai uomo maturo e lanciato verso il successo, decise di non sottostare a questo giogo e fece un’altra scelta coraggiosa: vendette la sua casa di Milano e si trasferì a Madrid, dove ricominciò daccapo.
«Hay que esperar mucho?» chiede Gabriele al cameriere, parlando lo spagnolo come uno Spagnolo. Poco dopo il cameriere compare con una portata di mariscos (frutti di mare) che ci rimette di buon umore, il tutto innaffiato da abbondante buon vino bianco. Quando il cameriere si allontana, Gabriele, scherzando, fa qualche commento sul suo fondoschiena, ed io, lo confesso, mi sento un po’ a disagio. Parliamo del più e del meno, e mi accorgo che in questi anni non è cambiato, ha sempre quest’approccio positivo e scherzoso verso la vita e nonostante in questo momento sia affettivamente solo, sembra molto sereno. Credo di invidiare Gabriele, soprattutto invidio il suo coraggio, il coraggio di vivere seguendo i propri desideri, di fare delle scelte che io non ho saputo o voluto fare. Mi viene in mente il viaggio in India a cui ho rinunciato anni fa, il lavoro che non ho avuto il coraggio di lasciare, la donna che ho sposato e le umiliazioni subite per non perderla, perdendola comunque, le parole non dette ai miei figli, le carezze non date alla donna amata. A volte rifuggiamo i cambiamenti, anche se ci attirano molto, per paura di perdere le nostre certezze, e così facendo rinunciamo a vivere. Gabriele invece ha sempre scelto liberamente senza farsi imbrigliare dalle convenzioni, ha sbagliato e ha pagato, ma ha scelto di vivere come voleva, anche se alcune scelte significavano perdere la sicurezza economica o affettiva. Ora Gabriele vive a Madrid, in una bella casa, dipinge quando e come vuole e i suoi quadri sono molto apprezzati. Per il suo innato buon gusto, spesso viene chiamato ad arredare ville o alberghi, attualmente è stato chiamato presso Firenze per arredare un prestigioso albergo. Oggi Gabriele si sente appagato, quasi felice, e questo lo deve al suo coraggio, al coraggio di fare delle scelte che a volte possono essere difficili, il coraggio di vivere la propria omosessualità senza complessi e senza clamori. Non vi è dubbio, nella vita Gabriele è ed è sempre stato un cigno.
Ci salutiamo con un abbraccio, domani, tornato in Italia, avrò già nostalgia di questa magica serata, ma so che presto ci rincontreremo e so che ritroverò l’amico di sempre.
(anno 2008)

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