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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Michel Foucault - Storia della follia nell'età classica

E’ un’opera enorme e, a mio parere, di grande importanza per tutti coloro che, della follia, vogliono approfondirne la storia, capirne le motivazioni dei segni che ha lasciato e, di conseguenza, tramandandoli nei secoli, ne ha portato fino a noi le conseguenze.
Foucault riesce, in questa opera, a dare una panoramica della follia non solo nei suoi significati sociali ed antropologici, bensì anche dei suoi retroterra culturali, economici e politici creando relazioni ed analogie tra gli eventi storici, la mentalità di un’epoca e la concezione tipicamente occidentale della razionalità tanto che a volte paia voglia giustificare le atrocità subite dagli internati.
In questo saggio troviamo la follia vissuta come vergogna, come un qualcosa da nascondere tuttora.
E ancora, la psichiatria con i suoi esperimenti di derivazione diretta dalla neurologia. Gli elettroshock e tutte le torture, compresa la pubblica esposizione, in questo libro trovano un loro perché, ancora più folle, per noi ora, della follia stessa.
Dalla nave dei folli di Bosch ai manicomi, Foucault ci conduce in un viaggio di ricerca dei motivi per i quali la follia, come cita egli stesso “è verità denudata dell’uomo e tuttavia posta in uno spazio neutralizzato e pallido ove era come annullata”.
La scrittura non è scorrevole. Occorre concentrazione e motivazione per riuscire ad arrivare fino al termine del libro che promette però un arricchimento culturale notevole aprendo la mente e inducendo riflessioni su se stessi, la storia, la società.

Nadia

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“Dall’uomo al vero uomo, la strada passa per l’uomo pazzo.”M.F.

“Dall’uomo al vero uomo, la strada passa per l’uomo pazzo.”(M.Foucault)
Il filosofo francese non limita però il suo campo d’azione ai manicomi, ma tratta compiutamente della dignità umana, della sua libertà, messa in forse dal controllo esercitato dal potere in tutte le sue espressioni. Potere e sapere sono dimensioni con cui l’uomo moderno deve fare i conti oggi per sfuggire alla rete del condizionamento mediatico e tecnologico. Il grande fratello di Orwell è più che mai attuale oggi che ogni nostra azione è spiata e controllata attraverso le nostre carte di credito, i nostri cellulari, le nostre navigazioni in internet, persino nei nostri percorsi autostradali. Nel corso del suo pensiero, Foucault fa riferimento al Panopticon Plan ideato da Jeremy Bentham per progettare prigioni in cui il guardiano potesse tener d’occhio tutti i prigionieri ignari di essere osservati. E tale potrebbe apparire la condizione dell’uomo moderno, se le costituzioni non ponessero un limite ai legislatori che devono fermarsi davanti al concetto di dignità umana. Tale principio che vede la luce già nell’habeas corpus della Magna carta concessa dal sovrano inglese ai suoi cavalieri nel 1215, troverà, nel corso dei secoli, nuovi sostenitori, da Voltaire a Cesare Beccarla, dal Codice di Norimberga alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che deve essere tutelato nella sua integrità fisica e morale. Il discorso si allargherebbe moltissimo ove considerassimo anche le scelte legislative supportate da un’etica dettata da convincimenti estranei alla laicità di uno Stato che deve tutelare tutti i suoi cittadini a prescindere dai suoi convincimenti di carattere religioso. E il discorso di M. Foucault si allarga ancora a difendere una sessualità altrettanto libera da costrizioni morali che non possono condizionare le scelte di adulti consenzienti.
Da un punto di vista prettamente filosofico, dobbiamo ascrivere a Foucault il merito di aver concretizzato il pensiero di due suoi illustri predecessori nell’elaborazione politica e sociale della teoria della conoscenza: Kant aveva dimostrato il ruolo che ha il soggetto nella costituzione dell’oggettività, 100 anni dopo Nietzsche aveva aggiunto a questo ruolo attivo della soggettività, una pulsione ulteriore che lui chiama volontà di potenza. Foucault trasforma quest’astrazione teorica, in pratica quotidiana, accettando le conquiste della scienza e della bioetica, ma delimitandone i confini in modo da non ledere la dignità del singolo, la dignità del diverso, della donna, che dovrà essere pienamente padrona di gestire il proprio corpo e le proprie scelte di madre.

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