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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'importanza di essere bionda" Pag.2

Perché ti parlo del film che ho guardato, mangiando la Nutella senza spalmarla sul pane ma direttamente dal vasetto con un cucchiaio grande e senza curarmi del fatto che gli angoli della mia bocca fossero marroni?
Perché doveva capitare, prima o poi.
È sabato e sono uscita con Laura. Ovviamente mi parlava del Fedifrago e di sua moglie.
“C’è aria di crisi tra loro, io lo so, vedrai che i rispettivi avvocati si stanno già mobilitando…” Insomma, mi faceva i classici discorsi che fa un’amante.
Ed è a questo punto che succede. Siamo sul marciapiede e tu esci da un negozio di scarpe, con in mano un sacchetto. Fin qui, tutto normale.
Se non che il negozio sia un negozio di scarpe da donna.
Se non che dietro di te cammini una distinta signorina. Carina, molto carina, belle tette, inguainata in un paio di jeans a vita bassa che solo una col suo fisico può permettersi senza suscitare derisione generale, frangetta ordinata, capelli lunghi e sciolti.
Bionda.
È questo che mi colpisce.
E poi eri tu quello che, prima dei quattro anni, mi diceva che le bionde sono tutte oche, è inutile darsi da fare per sfatare il luogo comune, credimi, ne ho conosciute io, se il luogo comune esiste avrà pure una sua ragion d’essere, no, con una bionda, io?, mai.
Comunque, siete usciti dal negozio di scarpe. La tua testa era voltata. Parlavi con lei, con la Bionda.
Mi sei venuto a sbattere contro. È così che ti sei accorto di me.
Lei stava ridendo e ha continuato a ridere. Non di me. Era una di quelle risate che una volta iniziate non finiscono più, ed io ho pensato che forse avevi ragione: che, in quanto esponente più della categoria Barbie che della categoria Eva Kent, non poteva che essere un’oca giuliva e tu sei troppo intelligente per stare con un’oca giuliva. Magari te la porti a letto, cosa da una sera appena, cena e colazione poi tanti saluti, vuoi mettere con me?

Ci siamo salutati come due vecchi amici o come due fratelli, e non so cosa sia peggio.
La Bionda ha smesso di ridere, si è ricomposta e mi ha teso la mano.
Io non so come facciano le donne a camminare su tacchi a spillo di dodici centimetri. La mia postura strutturale manifesta cedimenti già su tacchi di cinque (quei tacchi belli grossi, intendo, quadrati, stabili).
La Bionda camminava perfettamente a proprio agio. Solo per questo avrei voluto segarglieli. Anzi, segargliene uno solo.
(La Bionda potrebbe anche indossare quelle allucinanti ciabatte infradito e sarebbe comunque una bellezza da urlo, con un portamento da modella. Dimmi tu!)
Me l’hai presentata. Un nanosecondo dopo, l’avevo schedata nel mio libro nero.
Non è gelosia. Io non sono una persona gelosa.
Quello che mi infastidisce, è che tu abbia buttato a mare i tuoi principi e sia uscito con una bionda. Fatto ancora più grave: che tu l’abbia accompagnata a comprare un paio di scarpe.
Accompagnavi me, un tempo. E sbuffavi ogni volta, dovevo trascinarti nel negozio a forza.

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