scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'insostenibile leggerezza del tuo essere" Pag.1

di Barbara Bolzan

Ho letto L’Insostenibile leggerezza dell’essere.
Non è stata una scelta spontanea. L’ho letto perché una volta me ne avevi parlato, dicendo che era una delle tue letture preferite e che all’autore avrebbero dovuto conferire il Nobel per la letteratura.
Ti ascoltavo con aria annoiata e intanto pensavo ai fatti miei. A quel tempo potevo permettermelo. A quel tempo eri tu a struggerti per me; io restavo a guardare.
Comunque, ascoltavo. Io ascolto sempre. E ho il brutto vizio di ricordare tutto ciò che mi vede personaggio, fosse anche solo comprimario o semplice comparsa. Come in quell’occasione.
Oggi sono entrata in una libreria.
Mi è capitato in mano quel piccolo volume. Ho ricordato le tue scandalizzate parole: “Non hai mai letto Kundera?! Ma scrive capolavori!”. Lo dicevi con un tono carico di disprezzo per l’inaspettata ignoranza palesata con tanto candore dalla donna che amavi più di ogni altra cosa.
Così, l’ho comprato, decisa dopo anni a colmare le mie imperdonabili lacune. Ho pensato: hai visto mai che, per una volta, lui può anche essere dalla parte della ragione?
Te lo dico chiaramente, ma prima voglio pregarti di una cosa: non ti arrabbiare come fai di solito quando una mia opinione diverge dalla tua (il di solito, va da sé, significa quasi sempre).
Non è un capolavoro. È un abominio.
L’insostenibile leggerezza dell’essere mette a nudo i nostri segreti, entra nelle nostre vite e le scoperchia senza nemmeno chiedere il permesso. Le palesa al mondo intero. Insomma, è logico che uno si senta un pochino indispettito, ti pare? Dico io, ma come si permette, questo tizio? Dovrebbero denunciarlo per violazione della privacy.
I personaggi che descrive siamo tutti noi. Inutile negarlo. Noi, i nostri sogni, le nostre aspirazioni, le nostre paure, i nostri desideri –quelli più nascosti, quelli che in pubblico non si menzionano per decenza.
Di tutto questo scoperchiare il vaso di Pandora, me ne sono accorta quando ancora non ero arrivata ad un quarto di lettura.
L’istinto era quello di chiudere il libro e tanti saluti. Ma sono andata avanti. Quando comincio una cosa, e tu lo sai meglio di chiunque altro, voglio arrivare fino in fondo. È un dogma.
Sono arrivata fino in fondo.

La pesantezza, la necessità ed il valore sono tre concetti intimamente legati tra loro: solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore.

Arrivata all’ultima pagina, ho deciso che L’insostenibile leggerezza dell’essere rimarrà sugli scaffali della mia libreria, ben chiuso, per almeno quattro o cinque anni.

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