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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'insostenibile leggerezza del tuo essere" Pag.2

Vedi, ognuno ricerca ed ovviamente ritrova nell’esterno tracce di sé. Lo so che è solo uno scherzo della mente, ma accade. Ascolti una canzone, vedi la scena di un film, e ti ci ritrovi quasi ti fosse stata cucita addosso da una sarta con i fiocchi.
Prima o poi, doveva succedere anche a me –di ritrovarmi davanti ad uno specchio di tal sorta, intendo.
E infatti è successo.
Quei capitoli sono dannatamente costellati da situazioni e frasi che mi riportano a te. Tereza per Tomàš è l’amore vero e, nello stesso tempo, il fardello troppo grande da portare (queste cinque parole non sono di Kundera. Appartengono ad una canzone che un giorno ti spiegherò), Sabina è l’amante-amica che se può si fa in quattro per aiutare la strana coppia, Franz vive nel suo mondo e cammina non con le fette di salame sugli occhi, ma con un’intera macelleria.
Mica è tutto qui. Né il racconto può essere ridotto semplicemente alle avventure erotiche di Tomàš e compagnia bella.
Nel libro ci sono domande precise e risposte vaghe, come vaghe sono sempre state le mie risposte alle tue interrogazioni e sempre lo saranno: continuerò in eterno a ritorcerti contro le tue stesse domande.

Così, ho preso il libro e l’ho riposto.

Fornire come risposta una domanda.
Ritorcerla contro l’interlocutore.
Come in Basic Instinct, quando Sharon Stone entra nella stanza dell’interrogatorio -bella, provocante, vestita di bianco- ed il ciccione le chiede:
“I suoi avvocati la raggiungeranno?”.
Michael Duglas la precede dicendo:
“La signorina ha rinunciato al diritto di avere un avvocato.”
“Perché ha rinunciato all’avvocato, signorina Tramel?” chiede ancora il ciccione.
Lei si gira verso Duglas e sorride. È un sorriso di sfida. Le parole sono ancora nell’aria: “Perché ha rinunciato all’avvocato, signorina Tramel?”
“Perché ha pensato che non lo avrei voluto?” dice lei, guardando Michael.

Rispondere ritorcendo la domanda contro l’interlocutore.
È uno dei tanti atteggiamenti che di me non sopporti. Ma che non cambierò mai.

Kundera ci mette davanti ad un fatto molto semplice: ciò che vogliamo ed amiamo, ci fa sentire leggeri. Pertanto, arriva sempre il momento in cui questa leggerezza diventa un fardello, un peso insostenibile.

E adesso lui aveva tracciato un segno di uguaglianza fra lei e le altre; le baciava tutte allo stesso modo, le accarezzava allo stesso modo, non faceva nessuna, nessuna differenza.

Non era bionda, questa volta. Almeno, sei tornato sui tuoi passi. Era mora, ma non mi somigliava per niente e devo ammettere che questo un po’ mi ha deluso. Faccino tondo e boccuccia di rosa. Capelli a caschetto nemmeno fosse Valentina di Crepax.

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