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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'insostenibile leggerezza del tuo essere" Pag.3

Stava parlando. Tu guardavi dritto davanti a te. All’inizio mi è sembrato avessi l’aria annoiata. Ma quell’aria la conosco: le sopracciglia appena alzate, gli occhi pallidi che vagano da una parte all’altra, lenti, senza sapere dove posarsi.
No, non eri annoiato. Piuttosto, sembravi arrabbiato. Chissà contro chi. Chissà contro cosa.
Ed io, in auto, ho visto te sul marciapiede, ho messo la freccia, ho svoltato a destra senza accorgermi di una vecchietta, l’ho quasi presa sotto e me ne sono andata per la mia strada.

Magari vorrai farmi passare Miss Crepax semplicemente per una tua nuova collega –il che pertanto non esclude una possibile relazione tra voi due.
Forse mi hai tradito con lei.
Forse mi stai tradendo in questo momento. Non lo saprò mai, come non ho saputo se, quando e quanto mi hai tradita in passato.

Poi si avvicinarono come amanti che non si siano ancora mai baciati.

Sono uscita con un altro, un tizio la cui identità non conta al punto da rivelartela.
Volevo convincermi che vivo anche senza di te e che posso anche divertirmi con una compagnia diversa dalla tua.
Una volta in più, mi sono sbagliata.
Mi sono annoiata da morire, ancora più di quando uscivamo insieme e tu mi parlavi per tre ore di banalità totalmente prive di interesse –cioè, non parlavi di me.
Il tizio mi ha portato in un ristorante giapponese a mangiare pesce crudo, il che è dannatamente fuori dalla mia grammatica culinaria. Mi ha parlato di se stesso, del suo lavoro e di come la sua lei lo avesse mollato. È stato persino sull’orlo di mettersi a piangere, ripensando alla porta che la sua ex aveva sbattuto, uscendo così dalla sua vita.
Avrei voluto dirgli: “Ciccio, ma non ti sei chiesto come mai se ne sia andata? Tu sei una piattola colossale!”, ma non potevo distrarmi, ero troppo concentrata ad usare le bacchette –che poi, dopo tutta la fatica che ho fatto, mi son portata a casa. Le ho messe a bagno nel Napisan per un’intera mattina. Adesso le uso per farmi la crocchia.
L’odore di pesce, insieme al ricordo del tizio del pesce crudo, si sono dissolti.

Nick-Michael Duglas commette l’errore di innamorarsi di Catherine-Sharon Stone. E glielo rivela. Glielo dice chiaro e tondo, sulla spiaggia, mentre sono abbracciati:
“Io sono già innamorato di te. Però ti inchioderò lo stesso.”
Lei allora fa una faccia come a dire Sei in trappola, ma nel fondo di quegli occhi tu spettatore vedi che c’è qualcosa: uno spavento sottile, una lama. È un campanello d’allarme. Ma Sharon non lo sente.
E finisce proprio là dove non avrebbe mai pensato di capitare.
Non che noi astanti si sia rimasti a bocca aperta. Che quei due avrebbero finito con l’incasinarsi mettendo di mezzo l’amore, era già chiaro nella scena del loro primo incontro, quando lei sta fissando il mare e poi butta la sigaretta e, rivolta a Nick e all’altro detective, dichiara:
“Lo so chi siete.”
Ti amavo quando sapevo perfettamente che eri inaffidabile, quando ancora non pensavo fossi cattivo al punto di riuscire a farmi piangere almeno una volta al giorno. Sì, c’era una volta, come nelle favole. C’era un tempo in cui anch’io piangevo, quando ancora non ero quella che sono ora.
Alle amiche che mi chiedono di te, rispondo ormai con un sorriso e loro sanno benissimo cosa voglio significare.
Voglio significare che non so se stamattina tu ti sia alzato spettinato. Non so se ti sia lavato i denti e abbia passato negli interstizi il filo interdentale al quale eri tanto affezionato. Non so se tu abbia messo quel dopobarba che adoro perché lo avevo scelto io e dopo tu lo hai fatto passare per una predilezione tutta tua.

“Ti sto usando per il detective del mio libro. Non ti dispiace, vero?” dice Catherine.
E Nick non risponde. Con lo sguardo, la segue salire la scala a piedi nudi.

Io ho il diritto di amarti. Con tutto quello che mi hai fatto passare e mi fai passare ancora oggi, con quel tuo prendermi e lasciarmi come e quando ti pare, con quel tuo costringermi a relazionarmi con l’insostenibile leggerezza del tuo essere, me lo sono guadagnata, questo diritto.

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