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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Sapore di quinte" di Roberto Ritondale

di Roberto Ritondale

Il palcoscenico negli occhi, il sapore delle quinte sulle labbra secche, sottili.
-Signora, si chiude.
-Un attimo. Ancora un attimo e vado, signorina. Un attimo solo.
Vuota e silenziosa la platea. Ed Eliana seduta lì, in sesta fila, ultimo posto a destra.

“Eliana, il futuro è tuo. Con quella voce, quella voce immensa. E quel tono così espressivo. Credimi, sarà un trionfo. Il pubblico non avrà occhi che per te. Ti applaudirà, ti adorerà… come ti adoro io”.
“Ma io ho paura, Sandro. Ho paura di quel palco infinito, di quelle luci che ti solcano il viso, ti spogliano fino a mostrare l’anima”.
“Ti passerà, vedrai… col tempo passerà. Tu hai un fuoco sacro, dentro. Un fuoco sacro”.
Soltanto Sandro riusciva a capirla. A infonderle coraggio. Perché l’amava, Sandro. L’avrebbe amata per la vita.
“Per te è più facile, Sandro. Tu sei un regista, tu non ti mostri in pubblico, resti dietro le quinte”.
Un anno dopo Eliana debuttava nei teatri di periferia. E il pubblico applaudiva, certo. Apprezzando le forme più che i contenuti, la bocca più che la voce. Ma applaudiva.

“E’ il tributo da pagare, Eliana. E’ la gavetta: triste ma inevitabile. Vedrai, col tempo diventerai una stella”.
Sì, una stella cometa. Perché il successo a un certo punto sembrò sfiorarla. E infatti la sfiorò. Nulla di più.
“Pronto, Sandro? Ti prego, vieni subito qui e portami via. Non ce la faccio più: che vita è mai questa?”.
“Vedrai, col tempo…”.
E il tempo trascorreva. Fino a materializzarsi: fra le mani, negli occhi, sulla fronte.
“C’è Sandro?”.
“No, signora, Sandro Lieti non c’è. Lei chi è?”.
“Eliana”.
“Eliana…”
“Eliana e basta”.
“Bene, riferirò”.
Sempre più sola, in compagnia di un’illusione. Di fronte a un impresario. L’ennesimo. L’ultimo.
“No, Eliana. Non c’è niente per te…”.
“Ancora niente”.
“Eliana, ti sembrerò crudele, ma devi fartene una ragione: gli anni passano, la bellezza sfiorisce….”
“Ma io ho una voce, una voce immensa”.
“Ci sono mille voci…”.
Quanta rabbia, negli occhi. E dietro gli occhi, quanta umiliazione.

-Signora, mi dispiace, devo chiudere la sala.
-Sì, ha ragione, ma io ho un appuntamento col regista.
-Chi, Sandro Lieti?
-Sandro…
-Signora, si sarà sbagliata. Il maestro è andato via da più di un’ora.
-Ma io ho un appuntamento, la segretaria…
-L’avrà dimenticato, il maestro ha così tanti impegni.
-Gli aveva dato in pegno la mia vita…
-Signora, non mi metta in difficoltà: io devo chiudere la sala.
-Capisco… La capisco. Mi scusi tanto.

Si alzò, Eliana. E lasciò la sala col sapore delle quinte sulle labbra umide. Spalle al futuro e sguardo nel passato.

Talento e fortuna

Non sempre la fortuna premia il talento. Soprattutto il mondo dello spettacolo è estremamente crudele con chi non arriva al successo, e ci sono vite rovinate dal fatto d'essere state solo per un attimo sfiorate dalla grande occasione.Il racconto di Roberto dipinge molto bene l'amarezza incredula di chi ha creduto nel proprio avvenire, nel proprio talento contro ogni evidenza.L'impresario invece di successo ne avrà avuto,e da un pezzo avrà dimenticato la giovane donna che un tempo gli aveva affidato la vita. Purtroppo questa storia riguarda la maggior parte dei rapporti umani: "funzioni" solo se "servi". Se non c'è più bisogno di te subentra la spietatezza: così capisci prima. Per chi non si adegua non c'è spazio, o ce n'è pochissimo. Salvo poi a strisciare ( non tutti, per fortuna ) se arrivi, o ritorni sulla cresta dell'onda.

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