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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Niente di personale contro Mara Carfagna" di Costanza Alpina

Costanza Alpina, Niente di personale contro Mara Carfagna, Discanti, Bagnacavallo, 2008
ESTRATTI DAL LIBRO

Eccola! È lei.
Come non notarla tra quel gruppo di doppiopetti scuri e capelli brizzolati? Spicca con la sua figura slanciata, il tailleur grigio-polvere firmato Armani, il bianco lucidato del sorriso. Attira i flash dei fotografi e sa che già poche ore dopo i commenti sullo stile esibito si sprecheranno. Parla con i colleghi, osserva attenta con le nere pupille sgranate sul trionfale giorno, si gratta la punta birichina del naso con le mani affusolate. Poi arriva il suo turno. Contegno, è un momen¬to serio. Incede con la falcata lunga e sicura, i sandali estivi (che i bene informati dicono senza calze), legge la formula di rito: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, bla bla… e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Sorriso, firma, altro sorriso, stretta di mano, altra stretta di mano, avanti il prossimo.
Ecco, è lei. È fatta. 8 Maggio 2008, poco dopo le 17. Mara Carfagna è diventata Ministro della Repubblica Italiana.
Ripeto a scanso di equivoci: Mara Carfagna è diventata Ministro della Repubblica Italiana.
Una data storica.
Cazzo.
La battuta irriverente, il gesto inconsueto, il sorriso telegenico, il gusto del paradosso, la bellezza come palliativo o concessione. Tutti elementi che rivendicano uno statuto di novità (e indubi¬tabilmente lo hanno, purtroppo però), che promettono un contatto più diretto con la gente, tradiscono un’umanità semplice semplice, schietta e bonaria, vendendo il prodotto insieme alla promessa di farlo accessibile a tutti, o magari di rendere ognuno adatto e legittimato ad avere accesso a tutto. Anche in questo è consistita la rivoluzione politica berlusconiana, che con que¬sto suo quarto governo ha raggiunto un apice e forse realizzato una svolta, un cambio drastico rispetto agli stilemi cui ci avevano abituati i primi cinquant’anni della nostra storia repubblica¬na (e forse non solo della nostra storia e non solo degli ultimi cinquant’anni. Ma si sa. L’uomo in questione è già abbastanza gigione e megalomane di suo; non è necessario calcare la mano e metterlo in relazione con le anomalie della secolare storia politica europea). È l’idea cioè che Berlusconi e i suoi uomini sono gente come tanti. Concreti, simpatici, alla mano. Forse un po’ vanitosi ed egocentrici, ma dopotutto dal cuore grande. Uomini come noi.
Un momento però. Per amor di par condicio non ci si può esimere dal citare un altro caso cla¬moroso che completa il trittico dell’indecenza. Sarà anche vero che Berlusconi è maestro nelle strategie di comunicazione e spettacolarizzazione della politica, ma in Italia ci ritroviamo una sinistra così a corto di idee e di autonoma forza di trascinamento che la cosa che negli ultimi anni le riesce meglio è rincorrere l’avversario scimmiottandone la strategia e le trovate. Con conseguenti (e meritati) pessimi risultati elettorali. Perché infatti, cosa propose Rifondazione Comunista alle elezioni del 2006? Di far accomodare in Parlamento un transessuale dichiarato e dal nome programmatico e provocante, Vladimir Luxuria. Si voleva rompere un tabù? Si voleva che se ne parlasse? Si voleva fare del corpo l’oggetto realissimo del dibattito politico? Ebbene, ci si è riusciti, ma con scarsi o addirittura controproducenti effetti sulla sensibilità politica degli elettori e sul tessuto civile della società.
E non perché il soggetto in causa fosse transessuale: anzi, nelle dichiarazioni e negli atteggiamen¬ti era ben meno scomposto di altri colleghi machissimi o di colleghe dalle fluenti chiome.
Nemmeno perché di tutta la sua attività parlamentare di quei due anni l’unica cosa che rimane, non agli atti ma alle cronache, è una disputa sui servizi igienici separati per genere sessuale nei palazzi del potere. Gli idealisti potrebbero pur sempre dire che le grandi battaglie iniziano dai piccoli gesti. E vabbè.
Ma quello che è inscusabile e irrimediabilmente sguaiato è che la nostra Luxuria non aveva an¬cora fatto in tempo a lasciare lo scranno parlamentare che già si era precipitata su un’isola di ex o pseudo famosi per azzannare mele e sottoporsi a dure prove di sopravvivenza (… mediatica, ovviamente).
[…] Non c’è che dire. Altro che politica dei deboli. È il carnevale della politica dei furbi. Proprio un bel modo di portare avanti la causa delle minoranze emarginate. Di onorare la memoria d’es¬sere stato servitore dello Stato e rappresentante del popolo. Una bella testimonianza di politica disinteressata e altruista. Con buona pace delle tante persone che quei problemi di inserimento e socializzazione derivanti da una sessualità ambigua o incerta li vivono quotidianamente sulla loro pelle, e senza indennità parlamentari.

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