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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Neolatino a chi Pag.1

Le origini:
Le prime testimonianze di lingua romanza, quello che potremmo definire il volgare spagnolo, risalgono al X – XI secolo. Sono di questo periodo, infatti,
le Glosas Emilianensis (dal nome del monastero di San Millàn) e le Glosas Silenses (dal monastero di Santo Domingo de Silos).
Si tratta di una raccolta di omelie e di un penitenziale latino, al margine dei quali viene trascritta la traduzione in volgare di espressioni latine di cui i monaci non conoscevano il significato.
La lingua di queste note è il dialetto navarro-aragonese, dato che per riscontrare elementi di castigliano, bisognerà arrivare fino alla seconda metà dell’undicesimo secolo.
Secondo la tradizione, l’uso di una lingua volgare sarebbe nato più a nord…in quella che oggi chiamiamo Francia…
Ci sono diverse teorie, su come la lirica provenzale (considerata la madre di tutte le letterature volgari europee) si sviluppi …
La teoria romantica (attribuita inizialmente a Goethe), prevederebbe uno sviluppo da una tradizione popolare preesistente, sotto forma di canzone ed affidata quindi alla trasmissione orale.
La teoria mediolatina (Brinkmann ed altri), la quale sostiene una derivazione dalla poesia medievale in latino.
La teoria araba, che propugnava una trasmissione a Provenzali e Siciliani della metrica araba e del concetto di rima, nel corso della dominazione musulmana di tali territori.
Questa teoria conobbe nel corso dei secoli diversa ed altalenante fortuna…
Il primo a sostenerla fu un italiano, Gianmaria Barbieri (1574), che argomentava di come l’invenzione della rima fosse opera degli arabi (ed in effetti, che io ricordi, non ci sono tracce di essa nella pur corposa produzione greca e latina).
Una prima sostanziale modifica a questa corrente di pensiero la compie un altro italiano, Muratori, nel XVIII secolo, che nella sua opera
“Antiquitates italicae medii aevi” (1738-42) afferma si la trasmissione araba del concetto di rima, ma sostiene che questi ultimi l’abbiano appresa dagli Ebrei. Sia per lui che per altri studiosi, (Tiraboschi, Andrès) fu la Spagna la zona in cui ebbe luogo materialmente la trasmissione di questa struttura poetica…
Fino a qui, abbiamo solo ipotesi, seppur ben intenzionate e di notevole arditezza di pensiero per i tempi (pensate ad un autore cristiano che in pieno ‘500 ipotizza che qualcosa sia merito degli arabi)…nel 1948, però, interviene un fatto nuovo…
Vengono alla luce alcune liriche romanze inserite in poemi ispano-ebraici, soprattutto grazie al contributo di Stern. Esse vengono definite
harge e consentono di retrodatare di almeno un secolo l’inizio della letteratura spagnola. Altra importante derivazione, dato che alcune harge sono antecedenti alle prime liriche in provenzale, possiamo dire che non è più (o meglio non è solo) la Chanson de Geste la madre della lirica europea.
Infine, sempre riguardo alle origini, non essendo più
“ El poema de Miò Cid” la prima opera in spagnolo, tale letteratura ha un’origine lirica e non epica…distinzione di non poco conto.
Tali harge sono scritte in mozarabico, cioè nel volgare romanzo parlato dai Cristiani e dai muladìeres (cristiani rinnegati) nei territori sotto il dominio musulmano.
Tale lingua, di fatto deriva dal latino ed è molto simile al castigliano dell’epoca…
Il contenuto delle harge è di solito costituito dal lamento di una donna per la perdita, l’assenza o il ritardo dell’amato. Esse di solito venivano inserite all’interno di poemi in arabo volgare, in arabo classico o ebraico, detti muwassaha.
Riprendiamo un attimo il discorso del mito della Reconquista…se veramente l’invasione araba della Spagna fosse un’anomalia, come giustificare questi poemi scritti in due lingue diverse (arabo e romanzo)? …Se due etnie condividono le forme di intrattenimento e parlano ciascuna la lingua dell’altro (va da sé che chiunque si accostasse ai muwassaha doveva conoscerle entrambe) non potremmo forse dire che siamo sulla strada di una assimilazione? E’ mai esistito un popolo dominante che si sia preso la briga di inserire nelle proprie opere letterarie, poesie in volgare indigeno? In ogni caso il ritrovamento delle harge pone almeno tanti quesiti di quanti ne dirime…
A mio modesto parere la questione è di estremo interesse, perché, se si arrivasse a conclusioni definitive, si dovrebbe riscrivere la genesi dell’intera letteratura europea…
Avrete già capito come io tifi per tale teoria, ma debbo, per onestà, dire che essa è molto controversa…soprattutto sul punto che porrebbe la lirica romanza di derivazione araba, precedente alla letteratura provenzale…ironia vuole che uno dei maggiori detrattori di tale ipotesi sia proprio Stern, il ritrovatore delle prime harge…
Noi però dobbiamo accantonare la questione e tirare diritto, che il cammino per la Mancia è ancora lungo…
La crisi della cultura latina si avverte in Spagna più che in altre zone d’Europa…non solo nel sud in mano ai musulmani, ma anche nel nord…non esiste inoltre, in quest’epoca (cioè XI e XII secolo) un folto pubblico in grado di comprendere il latino e giustificare quindi la trascrizione di opere preesistenti e la composizione di nuove…
In natura, tutti gli spazi vuoti vengono riempiti per semplice osmosi…ed anche in letteratura (già una volta, parlando di Solaris e della fantascienza in genere, dissi quanto la trovo somigliante alla biologia) avviene lo stesso…gli spazi vuoti, lasciati dalla crisi della cultura latina, vengono riempiti dalla tradizione popolare…
Non a caso, infatti, prima ancora delle harge, l’inizio della cultura castigliana veniva attribuita ai cosiddetti junglares, menestrelli itineranti non diversi dai trovatori o cantastorie…
Ricordiamo come quella dei junglares fosse una casta aperta, che comprendeva anche arabi e (fatto veramente straordinario) donne…la loro funzione era allo stesso tempo formativa ed informativa…dato che diffondendo notizie ed avvenimenti più o meno epicizzati, contribuivano anche a creare quel collante sociale e quella lingua unica, che di fatto tenne unite le varie piccole comunità fino all’invenzione di mezzi di comunicazione leggermente più avanzati…
La presenza di arabi tra essi non dovrebbe più stupirci…alla luce di quanto si è detto sull’effettivo amalgama avvenuto tra le varie etnie…
Le narrazioni degli junglares ( e dei cantastorie) si compone soprattutto di gestas (dal latino gero…) e da qui si sviluppa un’interessantissima metafora linguistica…in cui il senso di “cose fatte”, avvenute, viene gradatamente ad identificarsi con il termine “imprese”…

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