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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Neolatino a chi Pag.2

La nascita dell’epica e il XII secolo:
Dagli junglares ai romanzi, cioè da un’epica recitata ad un’epica scritta, il passo è breve (si fa per dire)…solo che l’epica spagnola possiede alcune caratteristiche peculiari, che la differenziano da quella francese…innanzi tutto un certo realismo che contraddistingue la base di ogni narrazione
( prendendo ad esempio
“ El cantar de mio Cid” vedremo come in esso, tutto ciò che è inventato è comunque verosimile o in ogni caso didascalico)…una notevole dose di semplicità, quando non di rozzezza ( metrica irregolare e spesso sostituzione della rima con l’assonanza, cosa che avrebbe fatto fremere di sdegno i trovatori francesi)…
Altra caratteristica importante, è la concezione degli avvenimenti come cosa fortemente intrecciata all’ordine e alla volontà divina ( fenomeno questo, presente anche nell’epica francese, ma non in maniera cosi rigida)…infine…tenete aperte le orecchie, perché questo concetto è importante…una diversa
spazialità …nel mondo epico della chanson de geste, c’è una netta distinzione tra lo spazio in cui vive, combatte, si agita, ogni francese che si rispetti e lo spazio degli altri…l’epos spagnolo, invece è delimitato alla penisola iberica…qui l’eroe si muove a suo piacimento e le distanze sono praticamente annullate…
In questo concetto, personalmente ci ritrovo, almeno in parte, quella caratteristica tutta spagnola che ho già definito “orgoglio misantropo”…l’eroe spagnolo si muove esclusivamente all’interno del suo mondo, avendo la scusante della “ Reconquista” e quindi della crociata da fare in casa, ma in realtà (at least for me) perché solo qui riesce a padroneggiare ogni aspetto della realtà (figurata)…quasi come se la Spagna avvertisse come un demerito l’aver i Mori in casa e allora l’intera nazione regredisse in una dimensione inferiore,…traslocando il suo senso del fantastico entro i rigidi confini della geografia e di una specie di proto-verismo storico…
Solo a queste premesse il topos dell’epos (la penisola iberica) diventa la terra-del-qui-si-può, in cui l’eroe può attuare ogni sorta di “miracolo”…pur nei limiti, anche qui, di una narrazione il più possibile verosimile…
Sia chiaro che queste idee sono solo mie e quindi da prendere (come sempre) con il beneficio di inventario…
Molti poemi epici antecedenti al XII secolo sono andati perduti…
Il primo poema in lingua spagnola ( e fino alla scoperta delle harge, la prima opera letteraria) è

“ El cantar de mio Cid” riscoperto nel 1779 e di cui si è ritrovato un manoscritto a data del 1207…
Secondo molti ricercatori esso è ancora più antico, risalendo addirittura al 1140 e solo come derivazione da un’opera precedente…anche sull’autore i pareri sono molto controversi…pare si tratti di due autori diversi (entrambi anonimi)…il primo avrebbe creato lo schema originario, il secondo avrebbe accentuato, nella successiva stesura del 1140, i caratteri romanzeschi e i molti anacronismi presenti…
Altra ipotesi invece, privilegia un nucleo di condensazione più antico, in seguito al quale, per successivi rimaneggiamenti ed adattamenti (opera di molti autori), si sarebbe arrivati alla stesura del 1207…insomma più o meno quello che si immagina sia successo per le opere di Omero…

“ El cantar de mio Cid” è un’opera in versi anisosillabici ( piano con le espressioni pesanti, vuol dire solo che i versi hanno un diverso numero di sillabe) … i versi pari sono assonanti…
Esso è composto da tre
cantares ( i cantares erano le composizioni cantate, appunto, dagli junglares)…
C’è una parte mancante…in cui il Cid viene esiliato con l’accusa di aver rubato i tributi dovuti al re, le tre parti seguenti invece sono…

“ El cantar del destierro”... in cui il Cid, dopo aver lasciato la sua città, Vivàr, vince diversi nemici e manda un regalo al re, dimostrandogli la sua fedeltà…
“ Cantar de las bodas” in cui si narra la conquista di Valencia e la sconfitta del re di Siviglia. Il Cid manda un nuovo regalo al re e questi gli permette di riunirsi alla sua famiglia…
Ciò però suscita la cupidigia degli Infanti di Carriòn, i quali chiedono la mano delle sue due figlie…anche se il Cid è contrario, deve adeguarsi all’assenso del re.

“Cantar de la afrenta de Corpes” ... in cui gli Infanti di Carriòn si rendono ridicoli per la loro vigliaccheria di fronte a un leone. Per vendicarsi, abbandonano le figlie del Cid nel querceto di Corpes dopo averle picchiate…a questo punto il Cid chiede ed ottiene giustizia dal re…il poema termina con le nuove nozze tra le sue figlie e gli Infanti di Navarra e Aragona…
Riprendiamo un attimo il discorso del realismo…tutti i personaggi sono realmente esistiti e documentati…persino l’evento più drammatico, l’oltraggio di Corpes, pur essendo probabilmente inventato…serve a far risaltare la nobiltà del Cid contro la perfidia dei suoi nemici…
Anche nel romanzo di Cervantes il realismo ha una parte importante…non c’è alcun elemento fantastico nella narrazione…è solo Don Chisciotte ad effettuare la trasformazione dell’elemento reale in elemento fantastico…
Possiamo individuare la prima caratteristica dell’eroe spagnolo…la sua lealtà, dirittura morale che non devia dal suo percorso…il Cid è una strana figura di ribelle fedele…che, pur tradito dal re, rimane leale alla monarchia fino al riconoscimento dei torti subiti…
Nello stesso modo vedremo come Don Chisciotte rimanga coerente a se stesso, invocando come sua nemica la stessa fatalità che spesso, nel corso del poema, si accanisce contro il Cid…
Potremmo dire, ragionando per paragoni, che Don Chisciotte elevi a suo monarca lo spirito stesso della cavalleria…cui rimane sempre fedele a prescindere da tutti i torti subiti…
Dopo il poema del Cid, altri poemi minori si affacciano al davanzale della letteratura…il Bernardo del Carpio e il Roncesvalles (da osservare come quest’ultimo sia, in pratica, la versione spagnola della Chanson de Roland)…nell’insieme, di questi due poemi ci sono giunti solo frammenti, da cui possiamo desumerne lo scarso valore assoluto ( pur non misconoscendone l’importanza di testimonianza dei tempi)…
All’inizio dell’epica fa da contraltare l’esordio (almeno in forma organizzata di cui esistono testimonianze non controverse) della lirica, con il
“ Cancionero di Ibn Quzman”,…componimento simile alla Muwassaha, da cui però si differenzia per la mancanza della harge…

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