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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Splendore a 17 carati Pag. 2

Eravamo rimasti a Cartagine, in realtà essa non è l’unica potenza ad affacciarsi sul Mediterraneo, ovviamente ce n’è un’altra, situata su alcune colline accanto ad un fiume chiamato Tevere…
Il conflitto tra Romani e Cartaginesi, a mio avviso, illustra al massimo grado i concetti esposti prima,…Roma ha poche difficoltà ( in chiave storica e nel corso dei secoli, ovviamente) a trasformarsi in potenza navale, le sue risorse e il suo immenso retroterra lo permettono…Cartagine invece, che per resistere tenta di trasformarsi in potenza territoriale, deve andare incontro a notevoli limiti. Essi, più che pratici (in un certo momento controlla l’intera penisola iberica), sono strutturali… esprime una cultura raffinata, individualista…le mancano le connotazioni di pensiero per diventare, di colpo, stato imperialista…troppe sono le resistenze da superare…in definitiva è qui, secondo me, piuttosto che a Capua, che si infrange il sogno di Annibale…Roma è già organizzata in modo tale da concepire ed amministrare un impero…di fronte al quale, Cartagine è solo una piccola e fiorente città,…che, se allargata, finirà per annacquarsi…
La fine di questa lotta è troppo nota perché ci si dilunghi, …dirò soltanto che, con la conquista di Cadice nel 206 a. C. si conclude la presenza cartaginese in Spagna e la penisola iberica diventa una provincia romana.
Tale resterà per parecchi secoli, diventando il forziere dell’impero (era tradizione per tutti i politici indebitati, da Cesare in poi, farsi assegnare come governatori in Spagna per risolvere ogni problema economico) e, in seguito, il suo granaio…
Diventa anche un centro di notevole cultura…tra gli “spagnoli” famosi di quel tempo ricordiamo Lucio Anneo Seneca, il poeta Lucano, il geografo Pomponio Mela e il retore Quintiliano fino al poeta satirico Marziale, che ricorderà cosi la sua terra natale :

“ Ti stupisci o Avito, che ti parli di terre lontane,
Io, fatto vecchio dalla città latina;
Che sente sete del dorato Tago
E del paterno Salo, e che tenta di far ritorno
Alla capanna e al campo miserabile che la nutre
Ma io amo quella terra, dove sono ricco con poco
E la povertà mi fa viver in opulenza.”

La raggiunta romanità della Spagna è attestata persino dall’origine di uno dei più grandi imperatori, il castigliano Traiano.
Il declino dell’impero si ripercuote, ovviamente, anche sulla Spagna che, nel 400 d.C. si ritrova divisa in regni barbari indipendenti,… Vandali, Svevi e Alani…
E’ poi la stessa Roma (o almeno quanto ne resta) ad offrire ad i Visigoti l’occasione per entrare in Spagna, mediante un patto che culminerà nella fondazione di uno stato goto con capitale a Tolosa.
Dopo parecchi screzi con i Franchi (recentemente convertiti al cristianesimo) giunge in soccorso il re ostrogoto Teodorico (l’effettivo padrone dell’Italia) e la protezione di questo ingombrante padrino, permette ai goti di tentare la conquista delle regioni meridionali spagnole…conquista che risulta comunque incompleta a causa di notevoli rivalità tra gli stessi barbari, precipitando la penisola in una situazione di notevole complessità politica ( vada per tutte la presenza di una provincia bizantina a nord di Cartagena ).
La scelta visigota di spostare la capitale a Toledo, nel VI secolo, conferma che la strategia dei goti è ormai concentrata sulla Spagna…si accelera cosi la conquista delle ultime enclavi sveve e il definitivo accerchiamento dei possedimenti bizantini…
Bene o male la penisola ritrova una sua unità politica che non verrà più messa in discussione…
A tale unità non corrisponde però, almeno per il momento, una coesione sul piano etnico e linguistico…per superare ciò, Recaredo, diventato re nel 586, utilizza la via della conversione al cattolicesimo, che viene sancita dal III Concilio di Toledo (589)…ciò scatena un’ondata repressiva soprattutto verso gli ebrei …
Il regno goto è caratterizzato da una notevole dose di instabilità interna…dato che spesso la successione non viene organizzata burocraticamente, ma decisa con una serie di omicidi…la decisione quindi di abbracciare la fede cristiana, deve essere vista alla luce del tentativo di rafforzare le prerogative regie, ed in effetti, i numerosi concili di Toledo, cercano sempre di imporre una visione divina del monarca, minacciando di scomunica chiunque cerchi di ucciderlo o deporlo…la scelta di compromesso di una monarchia elettiva, rafforza il ruolo di clero e nobiltà e il potere goto sulla Spagna raggiunge il suo culmine con la conquista dell’enclave bizantina nel 624.
Una successiva rete di intrighi e lotte intestine, porta all’ingresso dei musulmani in Spagna…7000 berberi chiamati in aiuto da uno dei litiganti per il trono, conquistano Toledo nel 711, ponendo fine a circa tre secoli di dominio visigoto.
Tra questa data e il 732, anno in cui si suole datare l’arresto dell’espansione musulmana, ad opera di Carlo Martello a Poitiers, gli arabi completano la conquista della Spagna, in realtà essi si fermano ai Pirenei non tanto, o non solo, per merito dei Franchi, quanto perché il loro numero è di per sé insufficiente a garantire il controllo della penisola, figuriamoci per imbarcarsi in avventure contro una delle più forti potenze del tempo…secondo me, lo scoglio dei Pipinidi è solo l’occasione su cui si infrange l’espansionismo arabo, la marea al massimo sarebbe avanzata di qualche km.
La Spagna araba, almeno all’inizio, è un coacervo di conflitti, in misura non molto differente dal regno goto che l’aveva preceduta,…queste lotte intestine, spingono l’elite politica a ripensare le frontiere…soprattutto al nord, ove si crea il cosiddetto “deserto della valle del Duero”, zona spopolata al fine di dissuadere i Franchi dall’invasione…in realtà tale decisione determina i germi della “Reconquista”, perché permette la nascita di microcosmi cristiani, quali il piccolo regno delle Asturie ad opera di Alonso I (739).

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