scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Splendore a 17 carati Pag. 4

Nel 1516, dopo una serie di ulteriori problemi dinastici (su cui sorvolo, perché è una successione di nomi di una pallosità mortale) si ritrova re Carlo V, un Asburgo, il cui regno va ben oltre i confini spagnoli e comprende i Paesi Bassi, la Lombardia, e l’Europa tedesca…
Ne viene fuori un conflitto con Francesco I, re di Francia, che termina con la pace di Cambrai del 1529. Essa sancisce l’abbandono di qualunque pretesa sulla Borgogna, in cambio del controllo su Napoli e Milano.
Le dispute intorno al protestantesimo e le rivalità all’interno della famiglia Asburgo, portano alla divisione della dinastia in due rami, uno che eredita l’impero e l’altro la Spagna…
Il nuovo re spagnolo Filippo II (il figlio di Carlo V) si impegna in una politica sempre più peninsulare e mediterranea, che culmina nell’alleanza con Venezia ed il papa, determinando la vittoria di Lepanto del 1571…a questa battaglia navale partecipa anche un nostro vecchio amico, Miguel de Cervantes Saavedra.
Nel 1565 circa, cominciano le ribellioni nei Paesi Bassi, rimasti legati alla corona spagnola,…il tutto porterà ad una serie di scontri con l’Inghilterra, la cui scusa ufficiale è costituita dalla decapitazione della cattolica Maria Stuarda, e culminerà nel disastro dell’Invincibile Armada nel 1588…anche qui abbiamo modo di incontrare il nostro amico Miguel, che opera come intendente per l’acquisto di cibo ed equipaggiamenti per la flotta…
In quello che, da parecchi storici, verrà definito “Siglo de oro”, non mancano notevoli scompensi e squilibri…la Reconquista, scacciando e perseguitando gli ebrei e i musulmani, aveva, di fatto, privato il paese dell’unica classe di tecnici in possesso della necessaria intraprendenza e del know how, per reinvestire la fiumana d’oro e d’argento proveniente dalle colonie, in maniera diversa che non fosse lo sterile latifondo nobiliare…
In mancanza di un tessuto economico che trasformasse la ricchezza momentanea in ricchezza duratura, i fondi provenienti dalla tassazione e dalle miniere americane venivano indirizzati alla politica imperiale ed espansionistica di Filippo II, che, oltre a costare più di quanto rendeva, bloccava ogni ulteriore progresso sociale in favore di uno stato immobilista al suo interno, con una nobiltà ed un clero spesso parassitari se non francamente inetti, e numerosi nemici, ben più organizzati sul piano economico, al suo esterno…
La lotta tra Inghilterra e Spagna per il padrominio dei mari ( e del mondo), ripercorre, a ruoli invertiti e su scala diversa, il conflitto tra Roma e Cartagine, ove la monarchia inglese interpreta il modello di stato commerciale, senza snaturarlo nel tentativo di estendere i possedimenti oltre il dovuto (l’India è un caso a parte, con sue peculiarità), e con una borghesia intraprendente, dinamica…la Spagna invece è una Roma pigra…cui manca la profondità sul piano demografico e mentale per governare un impero cosi vasto…potremmo dire che la Spagna non governò, ma si limitò a depredare i territori occupati, invero non diversamente dagli Inglesi, ma senza trarne un reale sviluppo, che fosse leva e motore di una crescita ad un gradino superiore di potenza qualitativa oltre che quantitativa…
Il Secolo d’Oro, quindi, lo è senz’altro dal punto di vista delle arti e delle lettere (come vedremo tra breve), molto meno in campo politico ed economico,…con un regno costretto a dichiarare più volte bancarotta…se cosi non fosse, d’altronde, non sarebbe durato un solo secolo…diciamo piuttosto che è un secolo dorato…che, con le grandi opere prodotte, maschera le reali deficienze dello stato spagnolo…
E’ in questi tempi che incontriamo i nostri due grandi amici…e, con la storia, è qui che ci fermiamo.
Don Chisciotte e Sancio, infatti, si muovono in una Spagna ricca di contrasti,…uno stato che non funziona e tira a campare…con notevoli malesseri sociali…praticamente privo di borghesia…in cui il collante tra poveri e ricchi dovrebbe essere rappresentato da quegli hidalgos, o esponenti della piccola nobiltà, che però, per naturale propensione, tendono a parteggiare più per chi sta la di sopra, che per chi sta al di sotto di loro.
Cervantes è un tardo-umanista che si ribella all’età del barocco…non a caso attingendo, per la rivolta del suo personaggio, al mito pre-barocco più forte che esistesse…l’eroe della Chanson de Geste…durante le sue avventure, Don Chisciotte non manca di soffermarsi sulle numerose ingiustizie e sui torti che dovrà raddrizzare…se ciò viene nascosto sotto il mantello della pazzia e dell’umorismo è solo perchè l’autore scrive in epoca di Controriforma…e non possiamo pretendere che rischiasse il collo…, ma, secondo me, la ribellione di Don Chisciotte si attua su diversi piani…uno senz’altro etico, cosmico, universale…ed un altro puramente storico, sociale, oserei dire contemporaneo…, ma questo lo vedremo in seguito…
Per concludere, sperando di non avervi annoiato in questo lungo cammino storico, chiedo venia per eventuali errori e strafalcioni commessi…restringere a poche pagine la vita di un grande paese non è mai cosa facile…per tutti i pareri espressi invece, non invoco nessuna scusante…come sempre, riguardo le mie povere idee, me ne assumo piena responsabilità.

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P.S. a scanso di equivoci, vorrei chiarire … la Spagna di Don Qujiote non è la Spagna attuale…che qualche giorno fa è diventato il primo paese cattolico a concedere il matrimonio civile alle coppie gay…quando un paese compie passi da gigante, annullando in breve tempo il gap che lo distanzia dal resto del mondo, merita tutta la nostra ammirazione.

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