scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

La cura Pag.1

“ Cosa c’è lì dentro, dottor Mesmer? “ domanda l’uomo legato alla poltrona con voce tremante.
“ Una soluzione di epidendrina al 5 per cento. Aiuterà a sopportare meglio l’elettroshock” mente il dottore, controllando che non ci sia aria nella siringa.
“ Ah, grazie.” esclama l’uomo, visibilmente sollevato “ lei è sempre tanto buono con me.”
Poi osserva le cinghie, che gli costringono le braccia contro i braccioli.
“ Anche queste sono per la mia sicurezza, immagino.”
Il tono stavolta è leggermente ironico. Un residuo della vecchia personalità, pensa Mesmer, mentre gli inserisce l’ago in una vena del braccio. Il procedimento non è ancora completamente a punto. L’epidendrina rende il soggetto una lavagna bianca, su cui l’operatore può scrivere qualsiasi cosa. Il successivo trattamento elettrico s’incarica di stabilizzare l’effetto e renderlo duraturo nel tempo. Viene ancora definito elettroshock, per comodità, quasi per una pigra consuetudine verbale, ma è ben diverso dai rudi trattamenti inflitti ai pazienti, agli albori della moderna psichiatria. Di fatto non agisce più sull’intero corpo, oltretutto un inutile spreco di energia, ma sulle singole sinapsi, permettendo il rilascio delle molecole di epidendrina, un volta terminata la fase di imprinting. Mesmer, in diverse pubblicazioni sull’argomento, aveva proposto l’acronimo SST, Selective Synaptic Treatment, ma con scarso successo. Per tutti era rimasto elettroshock e con il tempo, anche lui si era adeguato.
Tutto qui. Iniettare l’epidendrina, attendere una decina di minuti, cancellare dalla personalità del paziente i tratti indesiderati, quindi mandare la scossa. Un procedimento apparentemente semplice, che in realtà nascondeva anni di sperimentazioni, di analisi, di vicoli ciechi e di fallimenti.
Il semplice isolamento dell’epidendrina in forma pura, aveva richiesto tantissimo tempo, lunghe notti insonni davanti ai monitor ed estenuanti discussioni con il direttore dell’istituto, stanco di erogare fondi per una ricerca apparentemente senza risultati. Un neurotrasmettitore ovviamente, sconosciuto fino a quel momento e responsabile delle più svariate forme di apprendimento, dalla memoria a breve termine alla comprensione di un simbolo, di un enunciato matematico, di un concetto etico. Il primo passo era stato separarlo dalle altre centinaia di neurotrasmettitori, che ingorgavano il cervello come i sedimenti di un fiume in piena. Poi se ne era potenziato l’effetto, modificandone la struttura chimica in una forma speculare e levogira. Ah, la natura, pensa Mesmer. Nella sua formulazione naturale, l’epidendrina rendeva l’apprendimento un processo possibile, ma faticoso, cui era necessario, per funzionare, un continuo ed abnorme apporto di glucosio. La stanchezza mentale, lo stress, le palpebre che calano, l’ideazione che diventa lenta, i pensieri che si fanno goffi e tortuosi.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com