scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

La cura Pag.2

Tutti segni di un esasperato consumo di glucosio cerebrale. I più intelligenti, i premi Nobel, i geniali inventori, non sono dotati di cervelli più grandi, di processori biologici più performanti. Soltanto di una più razionale distribuzione del glucosio cerebrale e di maggiori livelli di epidendrina. Tutto qui. Se l’evoluzione avesse fornito all’umanità l’epidendrina nella forma artificialmente potenziata, quella levogira, il risultato sarebbe stato una popolazione di premi Nobel. O forse no, si corregge Mesmer, controllando le pulsazioni in calo del paziente, indubbia conseguenza dell’avvenuta adesione delle molecole alle sinapsi. In realtà, l’epidendrina levogira non si limitava ad accelerare l’apprendimento a livelli sbalorditivi. Azzerava completamente il senso critico. Rimuoveva tutti i filtri imposti dall’esperienza e dall’evoluzione, che ci spingono a dubitare di un dato di recente acquisizione, se contrasta con tutto ciò che sappiamo o in cui crediamo. Un pianeta di lavagne bianche. Pronte ad essere strumentalizzate, manipolate, piegate alla volontà di chiunque. Mesmer invece aveva intravisto un’altra possibilità. Nelle mani giuste, poteva essere il rimedio perfetto per le peggiori forme di alienazione. Pazzi, serial killers, efferati criminali, ricondotti ad una vita civile. Quanto dolore, quanta sofferenza si potevano rimuovere definitivamente, con qualche iniezione e pochi millivolt erogati nei punti giusti. Mesmer osserva il paziente legato alla sedia. E’ un uomo sulla quarantina, con i capelli biondi e corti. La stampa lo ha definito il mostro di Liegi. Ventinove vittime d’ogni età e sesso in diciotto mesi. Mesmer stesso ne aveva compilato il profilo caratteriale, prima di avviare il trattamento sperimentale. Un’intelligenza beffarda, sottile, cavillosa. Un raro talento per il linguaggio, soprattutto verbale, capace di far balbettare i due poliziotti che lo avevano sorpreso sopra il ventinovesimo cadavere, con i vestiti letteralmente inzuppati di sangue. Adesso, dopo cinque cicli di trattamento, mostrava una personalità timida, cortese, insicura.
La frequenza è scesa sotto le sessanta pulsazioni al minuto, annota Mesmer ricontrollando il polso del paziente. Il trattamento numero sei, l’ultimo previsto, può avere inizio.
In quel momento squilla il telefono. Infastidito da quel disturbo inatteso, Mesmer risponde di mala grazia.
“ Pronto”
“ Ci sono novità?” domanda la ben nota voce del direttore dell’Istituto.
“ Stavo proprio iniziando la seconda fase del trattamento.”
“ E’ inutile che le dica quanto sia importante, avere successo con il soggetto in questione. Sarebbe un’ottima pubblicità per lei, per l’istituto e per tutti noi. “

Tutto giusto, tutto corretto. Eccettuato che al posto di pubblicità bisogna leggere soldi.
“ Ne sono perfettamente consapevole “ risponde Mesmer in tono neutro.
“ Magnifico. Abbiamo la massima fiducia in lei. Ho appena comunicato al ministro la buona riuscita dell’esperimento. Ne è stato entusiasta. Ha detto che manderà subito degli ispettori per analizzare i risultati. D’ora in poi la faccenda andrà avanti con fondi governativi. Una manna per il nostro istituto, soprattutto di questi tempi. “

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