scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Parliamo di Dante - Claudia Lucchin

"Dante. Mi sono sempre chiesta:
1) quanto il turbolento periodo storico ha influenzato le sue opere?
2) perchè viene considerato un genio oltre alla sublime "Divina Commedia"?
3) che ruolo ha avuto il suo linguaggio "volgare" nella lingua dell'epoca e....
4) mi piacerebbe avere un quadro d'insieme dell'uomo e dell'artista nel contesto storico in cui visse.
Qualcuno mi puoi aiutare a dare una risposta alle mie domande? Grazie!"
Claudia Lucchin

M. I. N. C. H. I. A.

Visto che ancora nessuno ha trovato il tempo per risponderti, ci provo io, ritemprato da due giorni di bagordi alimentari. Le domande sono parecchie e complicate, quindi mi limiterò a rispondere ad una sola, poi … if you want … approfondiremo il resto, magari (meglio) con l’aiuto di altri.
Partiamo dalla lingua. Ovviamente, in quel periodo, non esisteva UN volgare italiano, ma diversi, quasi uno per regione. Questi proto dialetti, almeno inizialmente consistevano in un latino popolare, semplificato ed adattato alle necessità locali, anche geografiche. V’invito ad una semplice riflessione. Le regioni orograficamente impervie, caratterizzate da una natura aspra e difficile, hanno dato vita, nel tempo, a dialetti altrettanto aspri ed impervi nella pronuncia e nella sintassi. Pensiamo al calabrese, al siciliano, al sardo, al ligure, ma anche al rumeno, che potremmo considerare un cugino balcanico. Popolazioni stanziate in pianure e colline, quali i toscani, i laziali, i veneti, i campani e gli emiliani, danno forma a dialetti dolci, rotondi, che ben si prestano a rime ed assonanze. Non è un caso, quindi, che dal toscano origini lo stil novo, dal laziale lo stornello e dal napoletano l’omonima canzone, che poi è la prima forma di canzone popolare dialettale, che raggiunga il grande pubblico. Se la mia ipotesi vi sembra uno sproloquio senza senso, vi invito a fare un rapido esperimento. Individuate una bella salita, di quelle ripide e con il sole che picchia, percorretela tutta fino in cima e poi provate ad intonare una dolce melodia. Vi verrà fuori una dichiarazione di guerra, ve lo dico io e nella fonetica più ostica, orfica ed orfana di qualsiasi dolcezza che sia possibile.
Fatta questa necessaria premessa, bisogna però considerare anche altri fattori. Il volgare toscano esisteva già prima di Dante, ma è “La divina commedia “ a farlo uscire dai suoi confini, trasformandolo in lingua franca, diffusa nell’intera penisola, perché a differenza di altri paesi, l’Italia non ha un’unità politica, che consenta la diffusione di usi e parole. I singoli stati sono spesso in guerra tra loro, per proprio conto o in quanto enclavi straniere, le comunicazioni sono ridotte, gli scambi lenti e difficili. Un mercante piemontese, non sarebbe mai giunto in Sicilia a vendere le proprie mercanzie, per mille ragioni. La Divina Commedia invece ci arriva ed arrivando simultaneamente ovunque, come libro negli strati sociali più colti e come “ fabula” in quelli più poveri, decreta la morte di tutti gli altri “ volgari”, subito retrocessi a “ dialetti”. E’ il caso del siciliano, che soprattutto sotto Federico II, rivaleggia con il toscano per potenzialità, ma quest’ultimo ha Dante e non bastano certo Cielo d’Alcamo e Pier delle Vigne a ristabilire la situazione.
Lo stesso Dante, nel “ De vulgari eloquentia “ ci dice : “ Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità … Il volgare siciliano, a volerlo prendere come suona in bocca ai nativi dell'isola di estrazione media (ed è evidentemente da loro che bisogna ricavare il giudizio), non merita assolutamente l'onore di essere preferito agli altri, perché non si può pronunciarlo senza una certa lentezza. Se invece lo vogliamo assumere nella forma in cui sgorga dalle labbra dei siciliani più insigni … non differisce in nulla dal volgare più degno di lode “
Insomma, il mio azzardato sproloquio che metteva in parallelo geografia e lingua, non era poi così azzardato a quanto pare. In ogni caso, a parte le riserve di Dante sulla musicalità del siciliano popolare, la sua citazione rende l’idea di quanto fosse stimata, in quegli anni, la scuola siciliana. Casualità o geografia, essa non seppe o non potè produrre autori della grandezza di Alighieri, Petrarca o Boccaccio ed è per questo (e soltanto per questo), che tutti noi parliamo l’italiano, il quale altro non è che un volgare toscano, perfezionato ed evoluto, minchia! :)

Alessio

Fantastico!

E' affascinante vedere come Dante abbia trasmesso a tutti il volgare, facendo retrocedere, come hai detto tu, gli altri volgari a semplici dialetti. Grazie Ale!!!

Ora, avrei un'altra curiosità da proporti: all'epoca di Dante c'era la guerra tra Guelfi e Ghibellini e lui stesso, a un certo punto della sua vita, deve andarsene dalla sua città. Il clima non era certo dei migliori per la scrittura e la mia domanda è: quanto ha influito questo periodo storico nelle opere di Dante?...sempre se HA influito!
Grazie!
Claudia

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Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Daniel Pennac

Is anybody out there?

Qua rispondo facile, mentre parlo al telefono, stendo la colonna di totocalcio, mescolo la salsa e recensisco Alessandro Bastasi (nell'ultimo caso, mento sapendo di mentolo, che con " Internauti" è un mese che mi sbiello in cerca di una qualunque quadratura del cerchio....mio,s'intende...grrrr, ...quel bastardo di un grande scrittore:) )
Veniamo a noi, come dissi altre volte, se divago datemi un colpo sul monitor, che il processore si resetta...
Quella tra Guelfi e Ghibellini non era una guerra, non nel senso convenzionale del termine...per capirla bisogna rifarsi al precedente delle " guerre per il consolato" romane, in cui i tifosi degli opposti candidati alla carica di console, si menavano nel bel mezzo dell'urbe (due grandi campioni di questo sport erano Clodio e Milone, in nome e per conto di Cesare il primo, degli optimates il secondo)
Insomma era una tipica abitudine italiana scornarsi con i nemici interni e lasciar spadroneggiare gli stranieri....non diversamente da Guelfi e Ghibellini...i primi per conto del Papa (ma non solo...se ricordiamo che Guelfo è l'italianizzazione della casata di Baviera e Sassonia dei Welfen, che si pronunzia velfen, da cui la parola guelfo) mentre i secondi in nome dell'imperatore (ma anche qui bisogna discernere, perchè ghibellino deriva dalla casata di Svevia proprietaria del castello di Waiblingen, anticamente Wibeling) Insomma tutto e il contrario di tutto, secondo le migliori tradizioni italiche :)
Per complicare le cose, ad un certo punto i guelfi si scinderanno in bianchi e neri....
E fu proprio quest'ultima scissione a determinare l'esilio di nostro padre Dante....insomma un casino...che con la letteratura ha poco a che fare.....a meno che....non si consideri un semplice fatto....la Divina Commedia....opera epocale, testimonianza d'umano ingegno....in realtà è un'opera politica...mediante la quale Dante si tolse non pochi sassolini dalle scarpe....se vuoi ne parliamo...
Piccolo quesito, ma su scrigno ci siamo solo tu ed io?
I miei sono solo ricordi di scuola approfonditi mediante pessime letture....possibile che nessuno senta la necessità di partecipare ad un dibattito che tratta delle nostre origini?
Che hanno fornito a me, a te, a tutti, lo strumento che ci permette di comunicare, litigare, amare, essere felici?
A volte mi sembra di scrivere sulla faccia oscura della Luna....i redattori dove stanno?...hanno poco tempo?.....ladies ad gentlemen, io faccio il chirurgo 6,20 ore al giorno quando va bene, ma trovo sempre un pò di tempo per scrigno....voi che fate di tanto impegnativo? trapianti d'organo, state scavando tra le macerie in Abbruzzo, state costruendo la stazione spaziale internazionale?
Ripeto...a parte Claudia, Nadia, Carla ed io (con tutta la mia arroganza)....rispolvero un vecchio verso dei Pink Floyd :
Is anybody out there?
Is anybody out there?
Is anybody out there?

Alessio

p.s.
baciozzo Claudia, anima salva....grazie per i tuoi quesiti....risvegliano la parte migliore di me..spero solo di non averti confuso le idee :)

Ah io ci vado a nozze con i

Ah io ci vado a nozze con i tuoi commenti!!! Hai trovato pane per i tuoi denti!
Ora: sì, mi ricordavo vagamente che i Guelfi si erano divisi in Bianchi e Neri, ma l'esilio di Dante mi rimane nebuloso.
Detto questo hai suscitato in me una curiosità ancora più forte che neanche sapevo avere e cioè, come sarebbe a dire che la Divina Commedia è un'opera politica e che Dante si è tolto parecchi sassolini dalle scarpe?
Questa mi è nuova....racconta dai, racconta!
Baciozzo grandissimo con grazie incorporato!
Claudia

P.S. eh eh eh, scusa la pignoleria ma...i Consoli non venivano eletti per i meriti in campo militare? NOn è per questo che Cesare aveva "saccheggiato" la Spagna? O mi sbaglio e venivano eletti dai "clientes"? Smack!

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Daniel Pennac

Ovis

Non facciamo confusione....i consoli venivano eletti dal popolo romano, in numero di due ogni anno, tanto che all'anno stesso veniva dato il nome dei due consoli...
Unica eccezione fu l'elezione di Cesare...i romani nominarono quell'anno " di Giulio e Cesare", perchè l'altro console veniva sistematicamente picchiato dalla banda di Clodio ogni volta che usciva di casa...terminato il consolato a Cesare venne assegnato il governatorato in Spagna, per dargli il modo di ripagare i debiti, mentre vennero eletti consoli Pompeo e Crasso. I meriti in campo militare non davano diritto a cariche politiche...al massimo al " trionfo" o " all'ovazione", cioè al sacrificio di una pecora in campidoglio.
Su Dante ci ritorniamo appena ho due minuti liberi.
Alessio

Hai ragione!

Ho fatto un pò di confusione, perchè forse era in tempo di guerra che i consoli venivano eletti per i meriti militari, ma in tempi normali venivano eletti dal popolo.
Mi è ritornato in mente adesso che Cesare era stato eletto dal popolo grazie anche al fatto di essere nato nella Suburra, e quindi era molto conosciuto dalla plebe, pur essendo un patrizio.
Sì è vero, il trionfo...mi fa venire in mente quello spettacolare che Cesare ha messo in campo per la sua vittoria contro Vergingetorige...dopo l'assedio di Alesia.

Per Dante fai con calma, di tempo ne abbiamo!
Bacioni ^_^

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Daniel Pennac

A proposito di esilio

Visto che l’esilio di Dante risulta ancora un po’ oscuro, vediamo di fare un po’ di chiarezza:
la scissione tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri deriva dal fatto che i primi appoggiavano l’intenzione del Papa di allora, Bonifacio VIII, di prendere il controllo diretto sulla città di Firenze, mentre gli altri (con cui Dante si schiera) volevano mantenere l’indipendenza della cittadina.
Con la presa del potere della parte Nera, Dante viene eletto Priore, cioè una delle sei maggiori figure di spicco della città che detenevano il potere giudiziario. I rapporti politici del poeta si incrinano quando, visto l’inasprirsi delle lotte interne fra le due fazioni, è costretto a decretare in accordo con gli altri Priori l’espulsione delle “teste calde” delle due fazioni.
A complicare ulteriormente le cose, nel 1301 Bonifacio VIII invia Carlo di Valois (fratello di Filippo il Bello, francese e – di regola – grande alleato del Papa) ad aiutare le forze nere a prendere il sopravvento. Dante ed altri esponenti dei Bianchi si recano dunque presso la Santa Sede dove, con molta nonchalance, il Papa li trattiene fino a che la sua fazione prende il potere a Firenze. Sotto il nuovo orientamento politico Dante viene accusato di Ghibellinismo e convocato in tribunale. Come atto di sfida l’Alighieri non si presenta venendo condannato all’abbraccio del boia a cui preferisce, con molto senno a dire il vero, l’esilio perpetuo.
E’ per questo motivo che il nostro “eroe” vaga di corte in corte, arrivando addirittura ad allearsi con quei ghibellini con cui tanto aveva litigato nella sua adorata Firenze, per cercare di rientrare in città.

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Nulla ha più valore di una lettera. (se non il piacere di ascoltarla)

Questione di Stile (con la S maiuscola)

A proposito della domanda numero 2: Dante è un genio perché ha saputo spaziare in argomenti che vanno dalla letteratura, alla politica fino alla filologia (nonché un po’ di comicità, basti guardare la Tenzone con Forese Donati). Ovviamente trattare di così tanti argomenti era possibile solo per i letterari del ‘200, che potevano fare della cultura un vero e proprio mestiere.
Nel campo della filologia appoggio la causa di una lingua comune per tutti i letterati, il Volgare Colto, scrivendoci pure un trattato, il “De vulgari Eloquentia”.
Si occupò di politica (la sua grande passione a cui dedicò tutti gli anni giovanili e per cui si troverà costretto all’esilio) scrivendo il “De Monarchia” in cui illustra il suo modello ideale di istituzione politica. Da’ da pensare che proprio la sua opera più illustre, la Commedia, abbia avuto così tanta diffusione da essere la causa della dimenticanza di tutte le altre sue opere, almeno fino a quando non vengono riscoperte nel ‘500.
Non bisogna mai dimenticare, però, che l’alighieri è stato Prima, Durante e Dopo la stesura di tutte le sue opere uno Stilnovista, ovvero uno di quei poeti che cantavano le lodi della donna gentile, angelica e pura che delizia l’uomo con la sua bellezza (sia esteriore che d’animo) e gli permette di vedere il divino.

In sostanza, Dante è considerato un “Grande” perché aveva un sacco di Stile (con la S maiuscola)

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Nulla ha più valore di una lettera.(se non il piacere di ascoltarla)

Grazie Silvia

Grazie Silvia,
hai soddisfatto pienamente la mia curiosità e sai una cosa? Comincio ad amare il Dante uomo, oltre che il Dante poeta!

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Daniel Pennac

Dante era un metafisico,

Dante era un metafisico, come lo sono stati Socrate, Aristotele e Platone. La conoscenza dalla quale sono usciti i suoi scritti non gli apparteneva perché aveva carattere universale, e l'universale non entra nell'individuale come il più non sta dentro al meno. L'individuo può avere accesso a questo sapere solo attraverso l'Intuizione sovra-individuale, quando lo stesso individuo possiede le qualificazioni che gli consentono di non impazzire alla visione immediata del Vero universale. Qualificazioni che solo l'Assoluto può giudicare valide, lo stesso Assoluto mistero che apre all'individuo qualificato la possibilità della vista interiore ai principi universali. L'influenza di Dante sulla lingua e le altre implicazioni storiche, pur nella loro importanza, sono nulla quando confrontate alla valenza simbolica della sua opera. Questo perché la conoscenza iniziatica è sovra-temporale.

Batto tre colpi

Risalgo dai meandri delle lettere che sto faticosamente decifrando, per dire due parole in generale.L'uomo feudale traeva gran piacere dall'udire il racconto di gesta o fatti..gli autori dei poemi, se fortunati, vivevano nelle corti, rimaneggiando all'infinito racconti popolari. Il popolo non aveva strumenti per accedere alla lingua scritta, monopolio di alcuni signori, neppure tutti, e dominio dei chierici.Alcuni poemi scritti in latino su argomenti profani come il tradimento di Gano furono opera di chierici, che non disprezzavano però il nascente volgare. Anche la lingua francese, come l'italiano, per trasformarsi dal latino originario ci mise moltissimi anni. Alla fine del IX secolo appaiono in Francia le "canzoni rustiche", cioè redatte in volgare...sono in un certo senso le progenitrici delle canzoni di gesta, che nasceranno due secoli più tardi. Tutti conoscono la Chanson de Roland...in Francia dunque ci si rifà ad un'epopea di gesta eroiche, in Germania si attinge ad una tradizione antica che mai si era interrotta.In Italia bisogna aspettare il dodicesimo secolo. Marc Bloch, al cui bel libro riletto di recente La società feudale mi rifaccio per questa nota, dice che probabilmente questo avveniva perché in Italia il numero di persone che sapesse leggere il latino era rilevantissimo, non solo tra i nobili, ma anche tra i mercanti.Ma che non esistesse un'epopea italiana è un fatto, per il semplice fatto che non esisteva un'identità culturale italiana, con un patrimonio comune.
Ricordo che nella partita giocata all'inizio del 1200 ( forse 1209, epoca in cui Ottone scese in Italia ) tra il papa Innocenzo e Ottone di Germania le città italiane erano scosse da violentissime rivalità, anche quelle toscane.Esse erano a favore del partito della casa degli Hohenstaufen o di quello di Baviera.Welf Staufen o Waiblingen, da cui i termini Guelfo e Ghibellino, come ha già ricordato Alessio.

Poesia siciliana.

Federico II di Svevia dedicò al Fiore di Soria un poema i cui versi appassionati non lasciano dubbi sull'autenticità del sentimento che li ispirò. Storia e leggenda si confondono:l'amata era la sorella di Gualtiero di Brienne, figlia di Giovanni e cugina di Jolanda, la quattordicenne sposa che quella notte attese invano Federico, colto da una passione violenta e improvvisa per colei che gli fece scrivere. Oi
llasso, nom pensai...
I poeti siciliani hanno dato inizio a questa forma di poesia ispirata all'amore sul modello provenzale,che fiorì proprio alla corte di Federico e poi di Manfredi, e che vide tra i suoi cultori i figli di Federico e poi Jacopo da Lentini, Pier della Vigna, Jacopo Mostacci. Percivalle Doria e molti altri. La Toscana prenderà molto da quest'esperienza, come da quella napoletana, più che mai fiorente sotto gli Angiò, in particolare dopo la battaglia di Benevento.In Campania il volgare si era diffuso molto prima , nel sec.X, come testimoniano i documenti di Teano, Sessa e di Capua, conservati nella biblioteca dei benedettini a Montecassino. Poi lentamente nella sua diffusione ci fu una battuta d'arresto con l'introduzione del francese proprio da parte dei d'Angiò.

Here I am ( Bryan Adams )

Più avanti commento, dopo avere esternato un'ammirata invidia per chi con tanta disinvoltura tira fuori i suoi coniglietti dal cappello, mentre fa il sugo, riempe la schedina etc. Studi, non so quanto seri, pare abbiano detto che questa capacità di fare più cose insieme sia più comune nelle donne, ma quando è presente negli uomini dà risultati strabilianti.Vedi Napoleone. Insomma, era quello l'esempio citato. Io purtroppo so fare quasi sempre solo una cosa alla volta, accidenti.

Carracci

Probabilmente sono un grafomane oppure semplicemente amo discutere, così avevo scritto una lunga risposta ai vostri dotti interventi. Poi mi sono riletto e mi sono trovato noioso. Mi sono così ricordato di essermi espresso su Dante attraverso la pittura perchè, come diceva Annibale Carracci:
" Noi altri dipintori abbiam da parlare con le mani."
Oso proporvi alcuni miei lavori che s'ispirano appunto alla "Divina Commedia" Vi basterà, per vederli, cliccare qui:
http://www.pittoriequadri.it/thumbnails-lastupby-user-578.html

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