scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Pasquino" di Stefano Messi

PASQUINO
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Io son Pasquino e dal cinquecento,
son testimone del gran fermento,
che in seno al popolo ha serpeggiato,
di bocca in bocca fu sussurrato.

E s’infuriavano gli allor “potenti”,
scomunicando gli impenitenti,
che osando scrivere quegli empi versi,
li avean dipinti cosi perversi!

Pur minacciate assai di morte,
le “Pasquinate”, sempre risorte,
in rime al collo io allor mostravo,
Vescovi e Papi vi beffeggiavo.

In Grecia classica presi le forme,
poi giunsi a Roma, bello e conforme,
sotto una strada finii sepolto,
nel cinquecento indi risorto.

Il tempo ingrato m’aveva sgraziato,
dal suolo emersi sì sfigurato
che fu intravisto nel volto mozzo,
“l’anonimato” salva singhiozzo…

Io davo voce al risentimento,
di chi nell’ombra con gran tormento,
versi di sfida m’avea affidato,
ché li mostrassi al gran clericato.

Le guardie spesso mi furon a fianco,
non si sa come e un po’sottobanco,
lesto il messaggio puntuale giungeva,
del nepotismo e dei vizi sfotteva.

fate attenzione o miei insofferenti,
se stuzzicate grandi e potenti,
dietro una maschera ben vi conviene,
celarvi in versi…. o avrete pene!

Stefano Messi

Pasquino

Sbrigati a rinascere,caro Pasquino! Mai come in questo momento avremmo bisogno di te. Aspettiamo fiduciosi che tu riemerga dal lungo letargo. Le vestimenta tempestate di gemme contrastano violentemente con la gente del mondo che muore di fame implorando e gemendo.

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