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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La morale di Pietra" di Monica Caira

PROLOGO

Erano passati tanti anni. Troppi.
Una vita intera mi separava da quell’urlo, ma di tanto in tanto lo sentivo ancora risuonare nelle orecchie. Mi sono soffermata spesso a pensare a quei due suoni che si sovrapponevano fino a diventare uno e al loro profondo significato. La vita gridava tutta la sua gioia per aver sconfitto le tenebre e la morte vomitava fuori il proprio trionfo: un’altra tacca sulla pistola.
Mia madre moriva proprio nel momento in cui era riuscita a realizzare il sogno della vita di mio padre: mettere al mondo mio fratello Beniamino.
Chi va e chi viene. Niente di più semplice. Niente di più ineluttabile e crudele.
Sarà l’avvicinarsi del capolinea che mi rende incline ai ricordi e alla melanconia. Anche la tristezza è diventata assidua frequentatrice del mio cuore, ma il rimorso no. Quello sono sempre riuscita a tenerlo fuori dalla porta.
Nulla di ciò che avevo immaginato nei miei sogni di bambina si era realizzato. Molto di ciò che non avevo mai neanche pensato, avevo invece fatto e ripetuto caparbiamente.
Ma non lo avevo voluto io. Gli eventi si sono presi gioco di me, mi hanno superato e sopraffatto.
In fondo sono una sconfitta. Ho lottato con tutte le mie forze, invano.
Non ho colpa. Ecco. Questo pensiero è l’unica molla grazie alla quale mi alzo ogni mattina, è il lumicino che mi tiene in vita.

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