scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Amleto - Claudia Lucchin

Ho letto Amleto, mi è piaciuto, ma mentre lo leggevo (prima di arrivare alla fine) è sorta in me questa domanda:
ma come, la sua finta pazzia volta a perpetrare vendetta, reclamata dallo spettro del padre, continua così, senza fine? Come mai ha rinunciato alla vendetta?
Ecco, questo non capisco…perché Amleto alla fine rinuncia a vendicarsi di suo zio colpevole dell’avvelenamento del padre e di averne usurpato il trono e sposato la vedova di lui?
Grazie per qualsiasi risposta vogliate darmi,
Claudia

tragedia

Amleto attua la sua vendetta.
Il problema è che il vincolo, il giuramento, fatto allo spettro del padre perchè lo vendichi, lo inchioda ad una situazione tale per cui tutti coloro che lo circondano finiscono per essere vittime della vendetta; una vendetta tale che porta alla tagedia totale, tant'è che tutti nell' Amleto muoiono.
La vendetta è compiuta si ma... a che prezzo?

Un detto

C'è qualcosa di marcio in Danimarca!

E' vero che tutti muoiono

E' vero che tutti muoiono alla fine ma non tutti per mano di Amleto, perchè c'è una trama di vendetta ordita dal Re suo zio per liberarsi di lui, tramite l'avvelenamento della spada.
Quindi, sì muoiono tutti, ma non era nei piani di Amleto, soprattutto la morte di sua madre che per sbaglio beve dal calice avvelenato.
A me sembra davvero che Amleto non abbia ordito alcuna vendetta ai danni di suo zio, ma che tutto sia avvenuto in maniera naturale al di fuori del suo controllo...o mi sbaglio?

Grazie

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Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Daniel Pennac

il nostro pensiero

vero, visto dal nostro punto di vista.
ma guardalo dal punto di vista del bardo.
amleto ha scoperto un fatto tragico
dallo spettro del suo stesso padre
da questi è legato al doversi vendicare di tale atto e nello stesso tempo di non rivelare a nessuno i suoi progetti e che cosa gli abbia detto lo spettro.
da li comincia la tragedia
non dalla morte del padre, che è un fatto precedente e il punto da cui parte la tragedia.
tutto il resto è un susseguirsi di fatti legati alla vendetta ma non necessariamente voluti. pensiamo ad ofelia che impazzisce si suicida perchè convinta delle pazzia di amleto che è invece finzione per poter "incastrare" lo zio.
la tragedia di amleto non è il fatto che lo zio abbia ucciso il padre e sposato la madre, fatto accaduto al di fuori del testo e del tempo teatrale ma punto di partenza del tutto, ma lo sviluppo di tutta la storia è il dopo.
lo zio muore. la vendetta è compiuta , l'obiettivo è raggiunto.
ma a ben guardare all'autore non interessa l'obiettivo ma la personalità del personaggio.
amleto è tragico è "piccolo", è la tragedia che vive e che accade intorno a se che da spessore alla sua figura.

romeo è giulietta è un altro testo di shakespeare ma l'idea della finzione e del conseguente dramma è presente giulietta appare morta ma non lo è, romeo non lo sa e per raggiungerla si uccide, giulietta si risveglia e vede romeo morto e si uccide anch'essa.

La mela

Dunque, e per chi ama i gialli-noir: "Elementare Wittengestein!" Ove la psiche corrisponde al territorio/luogo/sito/particolare... dove esercitare l'inferenza deduttiva,induttiva, o entrambe, per scoprire il colpevole, domandandosi: Chi ha allungato una mano per cogliere una mela?

To kill or not...whit taste of shit!

" Chi ha allungato una mano per cogliere una mela? "

Dal secondo dopoguerra in poi, tutti e nessuno, rispondo io.
Anche la visione della colpevolezza dev'essere rivista, nel mondo post-moderno.
Chi è il più colpevole in un delitto? Quello che spara, quello che vende la pistola o il cadavere stesso, che magari ha fornito ampi motivi di risentimento, al dito che preme il grilletto.
E inoltre, but not least, rifletterei sul gusto double-face di una vendetta appagata. In fondo la vendetta in quanto tale andrebbe inseguita come un feticcio, senza raggiungerla mai, che a far del male, anche al peggior nemico, resta sempre in bocca un pò di sapore di merda d'annata.
Davvero Hamlet, my old friend, non impariamo mai...

Alessio

Il sentimento della colpevolezza

Per Freud e per Kant la nostra coscienza svolge un po' le funzioni di un tribunale. Per Freud la coscienza morale è determinata in massima parte dal costume.Esiste naturalmente un senso di colpa patologico, ossessivo, che non prenderemo in considerazione, ed un senso di colpa dell'uomo razionale, homo faber,che ha l'intuizione di un valore ideale e vede il divario tra il suo io ideale, che a quel valore vorrebbe attenersi, e il suo io reale, che trasgredisce provocando un senso di disagio, il sentimento appunto della colpevolezza.Per Heidegger se ci si attiene all'esperienza naturale la coscienza ammonisce ( interpretazione ontica )ma in una interpretazione ontologica la coscienza morale corrisponderebbe al "poter essere" dell'uomo. Insomma ci sarebbe un istinto profondo dell'uomo a seguire la propria "vera" natura, che sarebbe il bene, e il tradire questo istinto scatenerebbe il sentimento della colpevolezza.Anche per Kant la coscienza ha un orientamento positivo e la colpevolizzazione deriverebbe dall'allontanamento dal senso morale che essa propone.Ma se la coscienza morale è propositiva di un valore, è a priori rispetto al giudizio, che ne è la conseguenza. Dunque il crollo dei valori ha determinato uno sbandamento delle coscienze, e di conseguenza non c'è più il sentimento della colpevolezza.Se qualcuno è interessato all'argomento c'è un bel libro, a cura di A. Lambertini, che si chiama Al di là del senso di colpa, che parla di psicanalisi e filosofia.

Vendetta e senso di colpa

Il sentimento della colpevolezza è sostituito dalle giustificazioni che la società attribuisce ad ogni azione malvagia che la gente compie. Dietro ogni delitto, dietro ogni colpa, c'è sempre una motivazione presa dall'infanzia o dal passato della persona che l'ha compiuta. Quindi, ha ucciso il figlio? Poverina...era depressa. Ha ucciso la nonna? Poverino... da piccolo lo picchiava. Sto semplificando ovviamente. Ma, se ci si pensa, l'andazzo è un po' questo. Ormai oggi basta che un Giudice o un Avvocato dimostri che l'imputato non era in grado di intendere e di volere che tutto diventa lecito. I matti sono liberi di fare quello che vogliono perchè loro incutono un timore reverenziale e atavico, che deriva dallo stigma.

Mentre prima la vendetta era considerata un "peccato", oggi si sente spesso dire: "beh, ha fatto bene a comportarsi così (a vendicarlo ad esempio), se l'è cercata (perchè lui gli ha ammazzato il padre, in questo caso specifico)".
Sbaglio?
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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

A A

A Leila: la "vera " natura associa il male al bene, altrimenti non la si chiamerebbe "natura".
A Nadia: il matto, quando uccide, è solo un assassino.

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