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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Arsenico e vecchi merletti Pag.1

“ Perché, buon Dio, mi sono sposata? “
( Gustave Flaubert – Madame Bovary )

Se c’è una frase che, a mio modesto parere, rende in pieno l’etica del passaggio tra ‘800 e ‘900, è la confessione di Gustave Flaubert “ Madame Bovary c’est moi! “ Non a caso, partendo da questo meraviglioso romanzo, Jules de Gaultier conia il termine di “ bovarismo “ ad indicare un’affezione dello spirito, più che una via provinciale all’adulterio.
L’atmosfera di quegli anni riflette un mondo a due velocità, da un lato la sonnolenta provincia, distaccata e in parte spaventata dalla modernità, dalla rapidità dei tempi che s’annunciano. Dall’altro le grandi capitali, Londra, Vienna e soprattutto Parigi, vorticosi contenitori di ogni cosa possibile, dalle avanguardie artistiche alla sifilide, dal socialismo fabiano a Jack lo Squartatore.
“ Io incarno lo spirito del nuovo secolo “ dice Ian Holm nel film “ From hell “ ( in italiano “ La vera storia di Jack lo Squartatore “) vestendo i panni del primo e più famoso dei serial – killers.
E questa frase, pur essendo, molto probabilmente, inventata dal senno di poi, è molto vicina al vero. Jack spunta fuori qualche anno prima di Freud, perché la patologia precede sempre la cura, ma rispondono entrambi alle stesse istanze. La psicanalisi cerca di sezionare la mente umana, Jack seziona quello che capita ed alla luce della prima, potremmo vedere nel bisturi di Jack un sostituto del pene. Usando gli strumenti della prima, capire lo strumento del secondo.
Non è un caso che la stampa si scateni su questi avvenimenti, il Romanticismo lascia, tra le sue molte eredità, il senso del morboso. Jack the Ripper è davvero il nuovo Messia del secolo che s’annuncia, tutto in lui esprime modernità, la sua stessa parabola criminale, brevissima e di grande notorietà e la sua scomparsa, che ne assicura l’immortalità, come James Dean o Jim Morrison.
Prima di indignarvi per questo paragone considerate un semplice fatto, non c’è persona al mondo che non conosca Jack lo Squartatore e purtroppo, è questo il reale significato della notorietà nel XX secolo.
Certo, per il momento il senso del morboso e le fobie sociali sono confinate nelle città.
Tra le donnine dipinte da Touluse-Lautrec e la sessuofoba pruderie dei piccoli villaggi, c’è in mezzo molto più di un ritardo culturale.
Il mondo contadino è l’ultimo baluardo della supremazia culturale cattolica, che racchiude, almeno in Francia e nel nord Europa, una notevole dose di antisemitismo, basti pensare al linciaggio giudiziario, proprio in quegli anni, dell’incolpevole Dreyfuss.
Le teorie di Freud, che cominciano a girare proprio in questo momento, vengono recepite come aberrazioni sessuali di una mente distorta.
Questo spirito fortemente repressivo, che ancora impera nelle periferie ( e quindi nella stragrande maggioranza della popolazione, perché l’urbanizzazione è un fenomeno di là da venire) si applica soprattutto alla donna, che l’uomo è libero di farsi tutte le amanti che desidera o, quantomeno, di effettuare la rituale capatina al bordello, ove sfogare i propri appetiti su figure femminili già degradate dal vizio, senza insozzare con le sue maschie libidini, la spirituale castità di quell’angelo del focolare che è la donna onesta,… moglie e madre.
L’orgasmo femminile è un fenomeno fantascientifico, la donna che prova piacere nell’attività sessuale è considerata una ninfomane e relegata nelle caste sociali più basse, in compagnia di ballerine, prostitute e popolane. Nasce in quegli anni il luogo comune piccolo-borghese “ andare con le donne fa venire le malattie “ perché, in epoca pre-antibiotica, la sifilide terrorizzava l’intera Europa, mietendo vittime illustri tra gli assidui frequentatori di case chiuse.
Ulteriore incertezza deriva dalle teorie di Darwin. L’uomo non è più “ immagine e somiglianza di Dio “, ma quadrumane pulcioso evoluto, i cui imbarazzanti parenti ancora s’aggirano per foreste e savane e ciò che era uscito, a pedate, dalla porta sembra rientrare dalla finestra. Se siamo animali, Jack the Ripper non è un’aberrazione, uno scherzo di natura, la collera di dio su una Londra divenuta Sodoma, ma l’espressione di istinti più profondi, risposta ad uno stimolo, cortocircuito senza sovrastruttura. Se l’Europa della Belle Epoque è Jeckyll, viene facile ravvisare Hyde in Jack. Il mostro non è più l’altro, il diverso, l’alieno, il mostro è dentro di noi.
Non siamo più spirito intrappolato nella carne, siamo un oscuro cocktail di impulsi, bisogni, desideri. E di tali desideri si renderà interprete uno dei maggiori poeti di ogni tempo, Oscar Wilde che, imprigionato per omosessualità, all’uscita dal carcere dirà “ Un patriota imprigionato per amore della patria, continua ad amare il proprio paese e un poeta imprigionato perché amava i ragazzi, continua ad amare i ragazzi! “
Dopotutto la pruderie non è un problema esclusivamente provinciale, probabilmente, a cavallo del secolo, non c’è un solo membro dell’aristocrazia inglese che, una volta o l’altra, non abbia sodomizzato un ragazzino addetto alla consegna dei telegrammi, ma zio Oscar mette in piazza tutto questo, se ne vanta. Più che punirne i peccati, la Londra vittoriana non gli perdona l’ostentazione.

“ Aveva in testa il berretto a visiera
e il suo passo appariva lieto e gaio
ma non vidi mai alcuno guardare
con tanta ansia la luce.
non vidi mai alcuno guardare
con tanta ansia negli occhi
l’esigua tenda azzurra
che i carcerati chiamano cielo …“
( Oscar Wilde – La ballata del carcere di Reading)

Un altro grande poeta, l’americano Walt Whitman ( lo zio Walt de “ L’attimo fuggente”) aveva scritto, qualche decennio prima, versi di chiara ispirazione omosessuale, ma senza trasformare la propria vita in un manifesto estetico, come zio Oscar e gli vennero perdonate molte più cose.

“ Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me,
perché non dovresti parlarmi?
E perché io non dovrei parlare con te? “
( Walt Whitman – A te )

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