scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Arsenico e vecchi merletti Pag.2

In ogni caso, si modifica la concezione di molti fenomeni, ad esempio l’omosessualità, che perde molte delle sue prerogative “ virili”, per diventare ( almeno nei migliori tra i poeti) sentimento adulto e maturo, perché, indipendentemente da certi atteggiamenti pubblici puttaneggianti di zio Oscar, il livello della sua poesia è talmente alto, da elevare implicitamente i contenuti di cui si fa portavoce. Nel decadentismo di Wilde si intrecciano, vengono al pettine e si sciolgono compiutamente, molti nodi del mito occidentale. Dorian Gray è, allo stesso tempo, Narciso e Lucifero, un angelo caduto per cui tifiamo istintivamente, realizzando ed elevando il sogno di Milton, d’altronde:

“ Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso. “
( John Milton – Il paradiso perduto )

Se cambia il concetto di diavolo, cambia anche quello di peccato, autori insospettabili ribaltano il concetto di bene e male:

“ A te disfrenasi il verso ardito, te invoco, Satana, Re del convito.
Via l’aspersorio, Prete, e il tuo metro! No, prete, Satana non torna indietro “
( Giosuè Carducci – Inno a Satana )

E il melogranico Giosuè non è il solo:

“ Tu, tra gli angeli tutti il più bello e dotato, Dio tradito dal caso e di lodi privato,
o Satana, pietà del mio lungo patire!
Principe dell’esilio, stretto da ingiusta sorte, e che ti risollevi, vinto, sempre più forte,
o Satana, pietà del mio lungo patire! “
( Charles Baudelaire – I fiori del male )

e ancora, dalla stessa fonte:

“ Sia gloria e lode a te, Satana, nel più alto dei cieli dove un tempo regnasti e nel profondo Inferno dove in silenzio, vinto, sogni! Possa la mia anima un giorno riposarti accanto sotto l’albero della scienza nell’ora che i suoi rami si intrecciano, tempo novello, più su della tua fronte “

Non è uno sproloquio satanista alla Alester Crowley, perché trova riscontro in autori ben più leciti:

“ Re delle cose autor del mondo, arcana malvagità, sommo potere e somma intelligenza, eterno dator dei mali e reggitor del moto. “
( Giacomo Leopardi – Canto di Arimane )

In tutti questi autori, forse per la prima volta nella storia del pensiero occidentale, il principio negativo cessa di avere un ruolo subordinato rispetto al Bene e diventa il solo che determina e spiega il reale. E finalmente, con Jack, Darwin e Freud, ogni tassello và al suo posto.
Una parte minoritaria della società accetta tutto questo, riconosce in Dorian Gray o ne “ Lo strano caso del dottor Jeckyll e Mr. Hyde “ i simboli che li originano e tutela autori come Wilde, in nome della libertà personale e di espressione. Pensiamo all’appassionata difesa giornalistica da parte di Bram Stoker. Un’altra parte, arroccata nei propri pregiudizi e spaventata da queste visioni ( che comprende essere vere), reagisce con violenta ostilità e scatena una vera e propria persecuzione di alcuni personaggi. Oscar Wilde finisce sotto processo e poi in carcere. Flaubert viene processato per immoralità, la madre di Stevenson brucia il manoscritto del Dottor Jeckyll
( costringendo il figlio a riscriverlo a memoria.) Dreyfuss sconta un decennio di Cayenna. Sigmund Freud viene per molto tempo deriso e osteggiato. Le vignette del settimanale umoristico “ Punch”, ritraggono per anni la famiglia di Darwin, con zii oranghi e nonne scimmie.
Non sono casi isolati, anche se lo sembrano, sono solo gli episodi più noti del violento conflitto tra Jeckyll e Hyde, con Rousseau, Diderot, Freud e Darwin che soffiano sul fuoco.
La penna intinta nel vetriolo di Flaubert coglie perfettamente l’essenza di tutto ciò. Emma Bovary è una donna inquieta, bisognosa di stimoli più che di sessualità, prigioniera di un microcosmo provinciale e sposata ad un povero ometto incapace di trasmetterle alcun fremito.
Il fallimento del suo disegno di emancipazione ( non tanto sociale, quanto emotiva) la porterà al suicidio, come ovvia, naturale, logica conseguenza.
“ Madame Bovary c’est moi” quindi, non vuole soltanto significare che ogni scrittore “ dev’essere un po’ puttana”, ma soprattutto che l’autore è vittima delle stesse inquietudini del suo personaggio, perché Emma non è una zoccola qualunque, ma il simbolo del malessere di un’epoca, del bisogno di un’accelerazione nei tempi. Gli animi più sensibili di una società in trasformazione, non si accontentano più di danzare al ritmo scandito dai cavalli di Strauss. Il cancan ( diventato non a caso, sinonimo di confusione) dei locali parigini, esprime al meglio il loro confuso desiderio di qualcosa, che forse esiste, ma a cui ancora non si sa ( o non si può) dare un nome.

“ – Ma le lezioni,- ribatté lei – per essere efficaci, devono essere frequenti. – “
( Emma Bovary )

E’ una società ancora sonnolenta, pur con tutti i suoi entusiasmi per le conquiste della tecnica, per le architetture di Eiffel e Bartholdi, per gli aerostati, gli aeroplani, il cinematografo , per le navi “inaffondabili “ che naufragano al primo viaggio.
E la stessa società in cui sbarca Dracula, in una notte di tempesta e potremmo ravvisare, in Mina Harker, una Bovary in minore, contaminata dalla perversione, ma capace di lottare e ( ahimè) sottrarsi ad essa, perché l’etica sociale è ancora forte, si crede nei “ valori”, ma la superficie della morale vittoriana è molto più fragile di quanto sembri.
L’ Occidente a cavallo del secolo sembra essere tornato il migliore dei mondi possibili e ci vorrà la più atroce ed inumana delle guerre, per svegliarlo da questa pia illusione.

di Alessio Pracanica

Il viaggio

Una cavalcata veloce ed esaustiva tra assiomi e verità, luoghi comuni, sessuofobia, romanticismo e psicanalisi. Il testo che ho letto d'un fiato, ha saputo trasportarmi dagli albori della civiltà al secolo XXI, passando in rassegna autori diversi, verità obsolete, rivoluzioni e capovolgimenti di regole millenarie come quelle di Copernico, Darwin, Freud. É vero: l'uomo perde il suo antropocentrismo, il suo stesso geocentrismo si sfalda alla luce delle odierne conquiste e il povero transeunte viene sbattuto nell'immensità dell'Universo dove non ci sono né principio né fine e dove periferia e centro si scambiano i ruoli a seconda del punto d'osservazione. E spesso i credo filosofici o religiosi e persino scientifici che condizionano i comportamenti umani, vengono a loro volta condizionati e si scopre che Wilde potrebbe essere Socrate o Alessandro il macedone o Cesare Augusto. Tutto è relativo, tutto cambia, tutto scorre. Il relativismo satura la nostra società, le verità si susseguono, si rincorrono, si perdono in un crescendo rossiniano di umana follia, in un coacervo di passioni, dogmi, ideali che supportano guerre e scontri senza fine. E l'uomo va, scontando il suo sapere, anelando a conoscere ciò che non sa, vittima e carnefice di se stesso, proiettato in un viaggio infinito di cui ignora mestamente il perché.

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