Niente maghetti che combattono contro il Male o elfi coraggiosi per L'acchiapparatti di Tilos, il romanzo gotico-fantasy di Francesco Barbi che - a mio avviso - rivela un grande talento esordiente. In un mondo che pare uscito dai secoli più bui del nostro medioevo, animato di personaggi insoliti e tratteggiati con grande ironia, in cui non esiste una netta distinzione tra buoni e cattivi, tra eroi e perdenti, la bramosia di un becchino gobbo e opportunista permette al terribile demone evocato dal negromante Ar-Gular di liberarsi dalla lunga prigionia, seminando morte, terrore e distruzione per tutto il paese. Un carosello di personaggi bizzarri viene coinvolto nella fuga del demone e negli eventi che ne conseguono: Ghescik il becchino, Zaccaria delirante e geniale acchiapparatti, la tenera e generosa prostituta Teclisotta, il cacciatore di taglie sfregiato Gamara, Orgumus gigante tonto che parla attraverso antichi proverbi e una compagine di avanzi di galera che si danno alla macchia.
Storia ben scritta, ritmata, a tratti tenera e tratti orrorifica, non lascia respiro e riserva sorprese inaspettate, in un crescendo di eventi che intrecciano sempre più i destini dei protagonisti e tengono incollato il lettore al libro fino all'ultima pagina.
Carla Casazza
Per un assaggio del libro clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/626

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