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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Maggio 2009 "Mauro Corona" di Stefano Chiarato

Una bandana nera con piccoli disegni bianchi astratti trattiene a stento una folta chioma arruffata ormai ingrigita dal tempo. Baffi e barba folta e una maglietta nera smanicata, estate o inverno che sia. Un sigaro e magari un graffio qua e un cerotto là.
Se incontrate per strada un tipo così, non potete sbagliare: è Mauro Corona. Un tipo anticonformista, a metà tra un folletto dei boschi e un beone da osteria; un tipo grezzo e schietto: pane al pane e vino al vino. Un duro, ma simpatico. Indubbiamente un personaggio.
Prima di essere scrittore, Mauro Corona è un grande e famoso scultore del legno; prima di essere scultore è un montanaro, un alpinista affermato. Ma non è mai tutte e tre le cose messe assieme; quando si sveglia la mattina, anzi quando è ancora notte decide cosa essere quel giorno. Se si sentirà scultore, prenderà scalpelli e sgorbie, se si sentirà alpinista metterà lo zaino in spalla, salirà e siederà in contemplazione sulla cima di una delle sue montagne, se si sentirà scrittore prenderà il suo quaderno, la matita e inizierà a scrivere. Sì, perché da buon anticonformista scrive i suoi racconti e romanzi a mano; poi qualcuno, per lui, li batterà sulla tastiera di un computer. A dimostrare che è bravo con la matita lo testimoniano anche i disegni che ogni tanto corredano i suoi racconti.. Ha avuto anche una parte nel film “Vajont” di Renzo Martinelli, se fosse stato giocatore di calcio sarebbe stato sicuramente capitano della Nazionale.
Mauro Corona nasce nel 1950 a Erto, in provincia di Pordenone, uno dei paesi segnati indelebilmente dalla tragedia del Vajont. Il padre, portandolo a caccia con sé sui sentieri di montagna, gli ha trasmesso la passione per l’alpinismo; il nonno gli ha trasmesso la passione per il legno e la scultura. E’ stato anche un cacciatore, più precisamente un bracconiere e forse per questo gli animalisti proveranno ribrezzo per quando racconta di essersi improvvisato rapitore di aquilotti o peggio di quando racconta della camoscina ferita e agonizzante: “Spara! Non farla soffrire!” dice al padre. “Sei matto? Le cartucce costano!” No, non era una battuta sarcastica, era la dura realtà. Erano tempi duri, quelli, e risparmiare i soldi di una cartuccia, voleva dire molto. Anche gli aquilotti avevano fruttato qualche soldo. Da tempo non caccia più.
Nei suoi racconti e romanzi c’è tutta la resistenza che impiega l’alpinista aggrappato alle rocce del monte Duranno, la sua montagna, c’è tutta la forza che il boscaiolo deve mettere nell’abbattere l’albero, c’è tutta la delicatezza che impiega lo scultore che affina i lineamenti del viso alla sua scultura.

Mauro Corona scrive così, in modo aspro e dolce, proprio come il titolo di un suo libro.. Nei suoi scritti c’è la sofferenza e la fatica della povera gente delle sue valli, ma anche allegria e saggezza, accompagnata da una vena poetica. Così si presenta all’apertura di “Nel legno e nella pietra”:
Storie che vanno via veloci disperdendosi al vento come fili di fumo.
Il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce, il fuoco si spegne.
Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria.
Rovistando tra la cenere si pensa al fuoco che fu.
Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti.
Ogni tanto esplode in passi di cattiveria, in storie di assassini, sesso grezzo, crudo e rude, ma mai volgare. Chissà forse queste storie così truci gli vengono dall’aspetto tetro che gli incutono le strade abbandonate e le mura fatiscenti delle case della vecchia Erto, combinate a vecchie storie sentite raccontare. I suoi racconti e romanzi parlano di storie vissute sulla propria pelle o magari tramandate dai vecchi. Parla dei personaggi che hanno caratterizzato la sua terra, della dura vita sui pascoli o nei boschi; sono storie di iniziazioni alla caccia, al rito del vino, all’alpinismo, al lavoro, al sesso sempre sullo sfondo di una povertà imperante e la tragedia del Vajont sullo sfondo, la quale ritorna spesso tra le righe dei suoi libri. La cicatrice della tragedia si sarà anche rimarginata, ma è lì in bella evidenza, mai dimenticata nello scrittore e tra la sua gente. Ma c’è anche tanta natura, che probabilmente gli ispira la vena poetica; sono storie di animali, alberi e boschi; insegna ad apprezzarne le forme, i colori, gli odori, ad ascoltarla: nel racconto Profezia dal suo libro, Il volo della martora, immagina un conciliabolo tra i monti che sovrastano il lago artificiale del Vajont: il monte Toc, dopo aver cercato inutilmente di avvisare gli uomini che sta per precipitare nel lago chiede aiuto alle altre montagne, ma ormai la tragedia non è più evitabile; gli uomini non ascoltano la natura e il fatale destino si compie. Lo scrittore insegna dunque ad averne rispetto: “Avere rispetto della natura, vuol dire avere rispetto di Dio.” Il bracconiere si è proprio redento. Le pagine dei suoi libri sono pagine di cultura, quella delle valli del Friuli a ridosso del Veneto; sono pagine di storia, quella che nessun libro di testo riporta: la storia della gente comune, di gente povera e umile che per sopravvivere deve inventarsi bracconiera o contrabbandiera. Sembrano storie lontane nel tempo e nello spazio, eppure così vicine; mentre il giovane autore portava le bestie al pascolo calzando scarpe di pezza, nelle città di pianura si metteva la puntina del giradischi sui dischi dei Beatles. Eppure sembra che parli di un tempo remoto.
Leggere i racconti di Mauro Corona ci si può immaginare di ascoltarli raccontati da un nonno davanti al focolare o all’ombra di un faggio. Ecco Mauro Corona più che leggerlo lo si ascolta. Forse è proprio per questo che ha successo: sopprime al bisogno che abbiamo di ascoltare. Oggi non c’è più nessuno che racconta storie, favole o leggende. Chi racconta, oggi, il rito dell’uccisione del maiale? A tutto questo rimedia la televisione. E’ un’arte, quella di raccontare storie, semplice e immediata, che è stata spazzata via inesorabilmente dall’era tecnologica. Ma forse anche perché risveglia nelle menti sopite della gente quel richiamo della cultura contadina da cui il Paese proviene.
Ha iniziato scrivendo racconti, che , a poco a poco, si sono trasformati in lunghi romanzi, restando sempre fedele alla sua terra e alla sua cultura.
I libri di Mauro Corona, in libreria, si trovano sugli scaffali dedicati ai libri di montagna. Si può trovare il suo ultimo romanzo, “Storia di Neve” , tra un libro di Reinhold Messner e l’ennesima monografia dedicata al Monte Bianco. Forse perché è anche alpinista o forse perché il suo primo libro, “Il volo della martora”, è stato edito, nel 1997, da una casa editrice che pubblica libri di montagna. Da allora ogni anno sforna un libro di racconti o un romanzo, destinati a diventare Best Sellers.

“Finchè il cuculo canta, val la pena di ascoltarlo”. Finchè Mauro Corona scrive val la pena di leggerlo.

Stefano Chiarato

recensioni e assaggi

Di seguito i link delle recensioni e degli assaggi di due libro di Mauro Corona, su Scrigno:

http://scrigno.netsons.org/node/660
Recensione "L’ombra del bastone"

http://scrigno.netsons.org/node/661
assaggio "L’ombra del bastone"

http://scrigno.netsons.org/node/663
Recensione: "Il volo della martora"

http://scrigno.netsons.org/node/664
assaggio "Il volo della martora"

Buona lettura

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Un friulano doc

Pietre, rotolanti ricordi in nuvole, gialle, nel notturno senza luna, tra croci sconvolte lungo un greto l'onda sopravanza l'Uomo Serenissimo, il Toc si vendica! In odio a chi non l'ama, la natura riga il volto di Corona, un friulano doc, in lacrime.
Un abbraccio da Frank Spada, un friulano senza la bandana.

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