scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"88 tasti" pag.1

Roberta rimane a guardare l’acqua che scorre rapida nel canale, con le bollicine abbandonate dai detersivi trascinate dalla corrente e Chérie, sdraiata al suo fianco sulla panchina, che non sa decidersi tra il ringhiare all’insegna dei cani di passaggio o il continuare a mordicchiare le dita con cui la sua padrona le accarezza le orecchie. Così si limita ad alternare le due azioni.
La padrona, però, non bada a quello che fa il cane, ma alza la testa verso le nuvole, più scure man mano che la luce diminuisce, e nota tutti i moscerini che le girano attorno alla testa, attirati dal lampione ronzante sopra di lei.
Non c’è proprio nulla di romantico in tutto ciò.
Se quel canale si trovasse in uno dei libri di sua sorella Paola ci troverebbe bollicine blu cobalto e stelle splendenti, aitanti uomini d’affari che casualmente fanno jogging sulla pista ciclabile che costeggia la panchina su cui lei e il suo cane sono seduti, pronti a invitarla a cena in qualche luogo lussuoso, giurarle amore eterno e riempirla di una marea di regali costosi. E vissero tutti felici e contenti.

In uno di quelli di sua figlia, forse, qualche macabro non morto risorto dalle acque per qualche insensata vendetta, raggiungendo il suo scopo dopo aver provocato immani disastri economici, politici e ambientali. Magari partendo col mangiarsi lei, il cane e pure la panchina. Una fine triste, ma fortunatamente veloce.

Ma a lei non piace leggere libri d’amore né horror eccessivamente splatter. Ultimamente, a dire il vero, riesce solo a leggere i racconti di Camilleri e le guide illustrate sui cani maltesi, quindi crede che se ne rimarrà seduta su quella panchina, con Chérie a mordicchiarle le mani ed a ringhiare, le nubi sempre più nere e le acrobazie dei moscerini a darle il mal di testa. ‘Che poi, lei, l’uomo perfetto ce l’ha già. Sufficientemente dolce ed intelligente, amante dei cani – e principale fornitore di tutte quelle guide che lei si fagocita – e anche di bell’aspetto. Ed è proprio questo il problema.

Come dirlo a sua figlia?

Interromperla nella lettura di uno di quei suoi libri, oppure bloccarla nel corridoio di casa, la sera, quando non riesce a dormire perché vede in ogni angolo scuro uno di quei maledetti mostri di cui legge? Magari mentre torna da un esame universitario – in cui il professore gli avrà dato buca per l’ennesima volta – o mentre parcheggia la bici tornando dal lavoro, maledicendo l’Amministratore delegato che non sa nulla di contabilità, la collega troppo inesperta e la macchinetta del caffè che la odia visceralmente e le rifila puntualmente il solito caffè macchiato al posto del tè al limone.

Sospira, sorridendo. Sua figlia la rimbecca sempre, perché ride in continuazione e non dice mai niente di serio, ma ancora una volta ha la conferma che pensare seriamente porta solo un gran mal di testa e tanta noia. Chérie ringhia all’insegna del solito botolo bavoso di 15 chili, rizzandosi sulle zampe e mostrando i dentini candidi da maltese di 4 chili scarsi, guadagnandosi un abbaio profondo e minaccioso che la costringe a rifugiarsi sulle ginocchia della sua padrona. La leggera pressione delle zampine del suo cane sulle gambe le fa ritornare alla mente quel pomeriggio, quando Mario le è venuto incontro sorridendo serio, stringendo quella stramaledetta scatolina blu contenente un ancora più stramaledetto anello sbarluccicante.
E’ troppo presto, si sente ripetere.

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