scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"88 tasti" pag.2

Ne’ domani, ne’ il giorno dopo ancora, sorrideva lui, non capendo la portata di ciò che stava facendo

neanche il prossimo mese, o il prossimo anno.

Si sentiva ancora scossa dai brividi, a pensarci. Lei, che non piangeva mai, aveva dovuto chinare la testa verso il tappettino dell’auto per nascondere gli occhi lucidi.

Non ho fretta: aspetterò per tutto il tempo che vorrai, finché ti sentirai pronta.

Cherié, accucciata sulle sue gambe, che sollevava la testolina bianca, chinandola di lato in una tacita domanda… “Perché piangi?” …

Un nuovo ringhio la riporta al presente, con tutti i suoi moscerini ronzanti ed il borbottare dei cani. Infila la mano in tasca, stringendo con forza la scatolina di velluto, sincerandosi – con una certa dose di orrore – che è ancora lì. Non ha tempo di pensare a come disfarsene, e se disfarsene, perché il gracidio di una catena mal oliata le fa alzare la testa.

“Heilà mamma! Sapevo che vi avrei trovata qui…”

Cheriè lancia un abbaio che è tutto un programma, saltando giù dalle sue gambe per andare a salutare la giovane appollaiata su una bicicletta sgangherata.
“Come è andata oggi?” le chiede sorridendo, già conoscendo la risposta. “Ma, nulla di nuovo…sempre le solite cose… l’amministratore delegato che pensa che la parola sconfino sia sinonimo di saldo, la macchinetta del caffè che oggi mi ha rifilato i cantucci scaduti il mese scorso al posto della barretta al cioccolato… ho finito il libro che stavo leggendo, in treno.”

“Davvero?” domanda sorridendo “e di cosa muore la popolazione mondiale, questa volta?”

Sua figlia la guarda scocciata, poi sorride. “Tanto è inutile che te lo dico, l’unica volta che ti ho parlato seriamente di un libro che ho letto ed ho fatto un commento personale mi hai preso in giro per una settimana!”

Roberta annuisce, ripensando alla “grande rivelazione” di quel giorno, mentre le raccontava di T.D. Lemon Novecento, del pianoforte, di come poter scegliere anche in mezzo a possibilità infinite.

Guarda la schiena di sua figlia, mentre si muove al ritmo delle parole che le riversa addosso come un fiume in piena, senza prendere fiato e con tono scocciato; poi guarda Cheriè, che scodinzola allegra al fianco della bicicletta sgangherata con la lingua penzoloni e la testina rivolta verso la sua sorellina bruna, abbaiando allegra quando il tono si fa divertito e ringhiando quando si fa contrariato. Stringe il tessuto blu. Per quanto tenti di dimenticarla, Roberta sa che la scatolina rimarrà sempre nella sua tasca.

E non c’è niente di più sbagliato, ne’ niente di più giusto.

Ma io sono convinta, mamma, che anche se ci sedessimo al seggiolino sbagliato, su quell’immenso pianoforte che sa suonare solo Dio, troveremmo quegli ottantotto tasti che conosciamo.

Racconterà a sua figlia di Mario, un giorno, e poi indosserà quell’anello.

Forse.

Perché Roberta sa’ di aver avuto sempre ragione:

Pensare seriamente porta solo un gran mal di testa. E tanta, tanta noia.

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