scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Sympathy" di Leila Mascano

di Leila Mascano

Un servo silenzioso mi ha condotto, attraverso le stanze del castello, fino a questo salone dove arde un immenso camino. Il mio signore mi volta le spalle. Rimane a lungo a contemplare le fiamme, tanto che mi chiedo se sappia che sono qui. I miei piedi nudi non fanno rumore sul pavimento di pietra.
- E dunque Thomas, nella sacra rappresentazione tu vorresti essere Satana. Almeno è questo che hai sussurrato ad un compagno. Sai che cosa potrebbe costarti una simile affermazione?
Il mio signore si gira verso di me. E’ un uomo alto, robusto, vestito di nero. Calza pesanti stivali. Per un attimo mi sembra di vedere ardere i suoi occhi nella penombra. Si avvicina, mi solleva il mento.
- Il nostro bellissimo arcangelo vorrebbe indossare le vesti del demonio…
- Perdonatemi, signore, riesco a dire con un filo di voce. Fu osservando un dipinto nella chiesa che mi venne quest’ idea. Sapete, quello dove si vedono gli angeli giocare. Ce n’è uno in disparte che guarda i compagni con occhi gelosi. Per la sua posizione, le ali non si vedono, e forse per un gioco del pittore, se guardate bene, le volute disordinate dei riccioli sembrano alla sommità del capo due piccole corna…
- E dunque?
- Fu lo sguardo dell’angelo-demone, lo sguardo dell’escluso, e la pena che ne provai, a mettermi in bocca quelle parole insensate che, ne convengo, potrebbero costarmi la vita.
- Parli bene, ragazzo, ma per giustificarti peggiori la tua situazione. Come puoi provare pena per chi ha osato sfidare Dio, per chi gli ha voltato le spalle, per chi è diventato signore delle tenebre?
- Penso alla nostalgia, signore. La nostalgia del Paradiso… quella che ci ossessiona tutti, anche se non lo sappiamo. Dev’essere atroce per chi lo conobbe e ne conserva la memoria, esserne escluso per sempre.
- Per sua scelta, Thomas.
- Ma fu davvero sua la scelta? Fu scelta un cuore superbo, un animo ribelle, ed occhi gelosi? Noi diciamo che l’agnello è mite e il lupo feroce, ma perdonatemi, signore…
Taccio, con le orecchie in fiamme. Devo essere impazzito a parlare così.
- Continua, Thomas. Niente di quello che dici uscirà da queste mura. Non farò come il tuo infedele compagno.
Con voce incerta riprendo a parlare.
- Non vi è merito nella mitezza dell’agnello, né colpa nella ferocia del lupo.
- E la conoscenza, Thomas? Il frutto fatale…Si chiama libero arbitrio, cosa che tu certo non puoi sapere, ed è la facoltà di scegliere, che ci contraddistingue dalle bestie.
- Ma io credo, perdonatemi ancora signore, che vi siano istinti così feroci in alcuni, che è fatale soccombervi…
- Per chi è schiavo di Satana.
- O di una natura feroce che non sa dominare Sapete che qui a Machecoul molti fanciulli spariscono. Si parla di sacrifici efferati, ad opera di creature diaboliche…
Gli occhi del mio signore sono vicinissimi ai miei. Le sue pupille, ora, sembrano due gallerie senza fine verso il buio.
- Parla dunque, mi sollecita ancora.
Il suo sguardo mi mette i brividi, la mia anima lotta per non sprofondare in quell’abisso. Egli ha potere di vita e di morte su di me, e so che da questo colloquio dipende la mia sopravvivenza, eppure non so mentire.
- Ebbene, io mi chiedo se chi nel segreto della notte vive in un’orgia di sangue, violando e massacrando quei corpi che sono ad immagine e somiglianza di Dio…ebbene, quell’uomo, quegli uomini avranno un attimo in cui malediranno il loro destino, chiederanno: Signore, perché?
Il male, mio signore, “è”il castigo in sé, il vuoto di Dio…Avrebbero quegli uomini, se avessero potuto, scelto un destino di scelleratezze, di orrore?
Sono turbati gli occhi di Gilles de Rais dalle mie eresie. Sento che il mio destino è segnato.
- E cosa dovrebbero fare dunque costoro?
- In quegli attimi di smarrimento affidarsi a Dio, alla sua giustizia. In nome di quei soli attimi, saranno perdonati, ed Egli li avrà cari, come la pecora smarrita.
- Vattene, Thomas. Dirò al mio cappellano che tu hai espresso il tuo folle desiderio per castigare il tuo orgoglio, avendo pensato che con la tua bellezza tu solo potevi impersonare l’arcangelo. Tieni per te queste eresie, che potrebbero condurti al rogo. Non voglio più rivederti.
Non so perché le lacrime mi scorrono sul viso. M’inginocchio.
-Non scacciatemi, mio signore. Non volevo farvi andare in collera. Sono solo un ragazzo ignorante che pensa troppo.
I suoi occhi non sono più terribili, ora. C’è una strana dolcezza in loro, e nella voce che mi dice:
- Sarai Gabriele nella rappresentazione sacra, il messaggero di Dio. E’ un ruolo che ti si addice. Vai ora, e ricordati: non voglio vederti mai più.
Scivolo via nel dedalo di stanze che mi ricondurrà all’aperto.
Che Dio mi perdoni, ma negli occhi del mio signore ho visto le fiamme dell’inferno, e tutta la tristezza di Lucifero.

Chi è Dio?

E Lei, la Mascano, "E' l'uomo che non vede!" risponde.
"Perché?" domando.
"Perchè guarda uno specchio alle sue spalle!"
Mi giro e un altro specchio mi guarda dentro gli occhi.

Gilles de Rais

Questo racconto è ispirato a Gilles de Rais, luogotenente di Giovanna d'Arco, finito sul rogo per i suoi orrendi delitti. Ispirò a Perrault la figura di Barbalù, ed è un personaggio inquietante, mistico ed efferato,dalla psicologia contorta, che in qualche modo "volle" essere condannato dall'Inquisizione, cosa che avrebbe potuto evitare visti la ricchezza e il prestigio di cui godeva: ma scelse di salvare la propria anima...Certo, il racconto lieve, sotto forma di favola, quasi, accenna appena a problemi che in effetti mi sono posta, e che riguardano il libero arbitrio, per esempio, e non solo. Ho sempre pensato che la vera disperazione fosse l'assenza di Dio, ma ancora più terribile è il richiamo del male nonostante la presenza di Dio, e dunque Gilles nonostante l'orrore non può che suscitare pietà.

Viaggi nel tempo

Quando ascolto i "Carmina burana" di Carl Orff, mi chiedo come abbia fatto il compositore monegasco a ricreare, in pieno secolo ventesimo, la cupa atmosfera medievale. Ebbene, leggendo questo racconto di Leila, ho provato la stessa sensazione: quella di viaggiare nel tempo. Ho rivisto i roghi, l'inquisizione, il misticismo, la ferocia e l'intransigenza del fanatismo religioso, come se mi appartenesse, come se vi fossi coinvolto veramente. O forse lo sono davvero. In un mondo dove il fondamentalismo dilaga, in un contesto dove ancora si combatte il maligno e si glorifica l'uomo pontificando ex cathedra, non siamo troppo lontani dall'oscurantismo di un tempo, quando si giustificava l'omicidio di massa definendolo malecidio (San Bernardo di Chiaravalle) e si perpetravano i più orrendi delitti sotto l'egida del volere di Dio.

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